Pericolo blackout: il ruolo degli Ups

Management

Nonostante la brutta esperienza dello scorso anno, molte imprese non hanno ancora fatto niente per proteggersi dai rischi che un’interruzione
nell’erogazione di corrente elettrica può provocare. Ecco cosa nepensano gli operatori che producono e vendono gruppi di continuità

Vi ricordate il 28 settembre 2003? Ma attenti a non fare confusione. Non parliamo di eventi politici o sociali, ma della più buia notte italiana della storia contemporanea. Quel blackout che mise in ginocchio l’intera nazione, comprese una miriade di aziende non attrezzate per affrontare un’emergenza così lunga e totale. E pensare che l’ultimo dato disponibile sosteneva che dal 1999 al 2002 i blackout inattesi erano diminuiti del 43%. Se esaminiamo la situazione in dettaglio si scopre che al Nord ogni cliente della rete elettrica nazionale deve affrontare mancanze di corrente non preventivate di due ore e 10 minuti ogni anno, mentre al Sud la media si alza fino ad arrivare a tre ore e 45 minuti. Dati che la dicono lunga sulla necessità per le aziende più esposte di dotarsi di adeguati gruppi di continuità, soprattutto quelle che devono proteggere dati sensibili e strategici per il funzionamento delle proprie strutture produttive e di comunicazione. Per capire meglio la situazione in cui versano le Pmi ci siamo rivolti ai principali fornitori di Ups che operano sul mercato nazionale. Era l’unico modo per avere un quadro in qualche modo significativo sull’uso dei sistemi di protezione in caso di assenza di energia, anche se è evidente che chi parla ha interessi propri da supportare. A loro abbiamo chiesto se le Pmi sono preparate ad affrontare le emergenze elettriche che possono verificarsi. Un aspetto poco considerato “Il blackout dello scorso settembre ha dimostrato quanto fossero impreparate a fronteggiare l’emergenza – esordisce Fiorenza Guarino, marketing manager di Chloride Silectron -. Questa situazione era dovuta in parte alla mancanza di consapevolezza dei limiti del sistema nazionale di produzione, generazione e consumo di energia, e in parte alla disinformazione relativa al ruolo svolto dai sistemi statici di continuità, importanti strumenti di protezione dai danni causati da interruzioni di corrente. Oggi, dopo questo episodio le Pmi sono più sensibili alla necessità di avere in casa un Ups, ma non hanno ancora compiuto il passo successivo che consiste nell’investire in tali sistemi di sicurezza. Se sapranno uscire da questa incertezza, per noi vendor di Ups diventeranno un segmento di mercato dalle alte potenzialità”. Se i recenti episodi d’interruzione non prevista dell’erogazione elettrica sono stati un vero e proprio campanello d’allarme per larga parte delle Pmi, è anche vero che a tutt’oggi molte organizzazioni non si sono attrezzate per preservare i loro sistemi ad alta criticità da blackout o da altri, non meno importanti, problemi di distribuzione di energia. E per il futuro non ci sono proiezioni confortanti, anzi il pericolo rimane più alto di quanto gli utenti credano. “Oggi esiste una consapevolezza maggiore da parte delle imprese, anche se certamente vi è ancora molto da fare – afferma Cristina Rebolini, responsabile del canale italiano di Liebert -. In genere sono più attente alla protezione dei loro sistemi, le aziende che fanno ampio uso di strumenti informatici e tecnologici per sviluppare i loro processi, per esempio, le industrie che devono produrre a cicli continui, le società di telecomunicazioni, le aziende sanitarie, quelle bancarie e finanziarie. Noi crediamo che qualsiasi organizzazione, sia per dimensione che per tipologia di business, debba prevedere delle soluzioni per tutelarsi da disguidi che spesso possono generare seri impatti, sia economici che d’immagine”. La Pmi, quindi, risulta un mercato dalle grandi potenzialità per gli operatori che riusciranno a proporsi come consulenti per la sicurezza e non solo come venditori di gruppi di continuità”. La Pmi italiana appare da queste dichiarazioni poco sensibile alle problematiche del blackout e in genere delle emergenze che riguardano l’approvvigionamento elettrico, forse perché è ancora vittima di un retaggio culturale dovuto a un mercato della fornitura elettrica che non ha saputo liberarsi concettualmente delle rigidità e delle sicurezze del vecchio modello monopolistico.

Autore: ITespresso
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