Phisher italiani in manette

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Operazione Phish and Chip: Sophos commenta l’arresto degli autori delle
truffe a Poste Italiane

Con l’Operazione ?Phish and Chip ? sono stati arrestati gli autori delle truffe a Poste Italiane. Sono 18 i cittadini italiani finiti in manette insieme a 8 stranieri dell’est europeo. La gang internazionale è colpevole dei noti attacchi diretti agli utenti dei servizi di home-banking di Poste Italiane. È la prima volta in Italia che i componenti di un’associazione a delinquere dedita al phishing vengono puniti con pena carceraria. Sophos sottolinea l’importanza del successo dell’operazione ?Phish and Chip?, condotta dalla Polizia italiana, che ha portato all’arresto della banda colpevole dei numerosi recenti attacchi di phishing subiti dagli utenti di Poste Italiane.

È la prima volta, in Italia, che scattano degli arresti per phishing. Sono finiti in manette 18 italiani e 8 stranieri dell’est europeo, accusati di avere diffuso messaggi esca con cui dirottavano gli utenti verso un falso sito di Poste Italiane che rubava i loro dati d’accesso. Il capobanda, un cracker di 22 anni, ha confessato di aver spedito email spacciandole per messaggi provenienti da Poste Italiane: indirizzavano in realtà ad una versione clonata del sito del Gruppo, ospitato da web server stranieri.

Una volta carpite le informazioni d’accesso degli utenti, avrebbe ripulito i loro conti, trasferendo il denaro su carte di credito pre-pagate attivate dai componenti della banda. Il leader del gruppo è stato arrestato dalla Guardia di Finanza dopo un tentativo di fuga durato 12 ore. Ha dichiarato di essere un consulente di alcune società nel campo dell’elaborazione dati nella prevenzione delle frodi connesse alle carte di credito. In molte zone d’Italia sono stati sequestrati dalle autorità strumenti per la creazione di carte di credito, computer portatili, dispositivi di backup dei dati, falsi documenti e telefoni cellulari.

Sono state confiscate anche numerose carte di credito appartenenti a Banca Intesa, alcune delle quali sarebbero state utilizzate dalla gang al Casinò di San Remo. ?I cybercriminali sfruttano abilmente la tecnologia per nascondere la loro identità: una ragnatela spesso complessa da cui districarsi. Alle autorità italiane spetta un grande riconoscimento per l’abilità con cui hanno condotto l’operazione e per aver usato il ?pugno di ferro’ nei confronti di un’attività illegale come questa. Il phishing ed il furto di identità sono problemi transnazionali. I paesi devono collaborare più attivamente per portare i cybercriminali al banco degli imputati. Questi arresti svelano la natura sempre più organizzata delle bande internazionali esperte di furti di identità. Una vera minaccia, considerando l’altissimo numero di phishers ancora in libertà?, ha spiegato Claudio Gast, amministratore delegato di Sophos Italia.

Autore: ITespresso
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