Piacentini: il team e gli obiettivi per la digitalizzazione sono pronti

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C'è la squadra per la Trasformazione Digitale
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Diego Piacentini, Commissario Straordinario per l’attuazione dell’Agenda Digitale, in un lungo articolo spiega i primi passi del team che sta capitanando e che, per un mandato di due anni, dovrebbe favorire l’avvio della trasformazione digitale del paese

Attivare un processo di cambiamento per fare in modo che la digitalizzazione non sia più straordinaria ma diventi la normalità nella Pubblica amministrazione. Questo è quanto ha affermato Diego Piacentini, Commissario Straordinario per l’attuazione dell’Agenda Digitale, in un lungo articolo nel quale spiega i primi passi del team che sta capitanando e che,  per un mandato di due anni, dovrebbe favorire l’avvio della trasformazione digitale del nostro Paese. Un compito ostico, del quale si rende conto anche lo stesso Piacentini quando scrive “Nessuno può realisticamente pensare che due anni – la durata del mandato del team di Trasformazione Digitale – sia un tempo sufficiente a digitalizzare la pubblica amministrazione italiana. L’obiettivo che ci poniamo è di attivare un processo di cambiamento (…)”.

C'è la squadra per la Trasformazione Digitale
Diego Piacentini

A oggi, la squadra è stata formata e il team è pronto a partire. Gettare le fondamenta, quindi, e cominciare a realizzare i primi obiettivi senza dimenticare che l’innovazione non è mai un punto di arrivo ma un continuo percorso. Piacentini fa notare che nei prossimi giorni sarà pubblicato il “programma di lavoro tramite un post a firma del responsabile di ognuno dei programmi e sarà anche pubblicato sull’area del team di Trasformazione Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri”. Il programma è sempre in evoluzione, spiega, ed ecco per punti i capisaldi spiegati proprio da Piacentini:

Sicurezza “La responsible disclosure – tra hacker etici e non”. Non esistono software “sicuri”: la sicurezza è un processo iterativo, in cui si identificano e chiudono ogni volta nuove falle. Vogliamo creare una policy che spieghi a tutti coloro che identificano un problema di sicurezza come segnalarlo in modo adeguato, tutelando gli utenti coinvolti grazie a una pronta risoluzione, e incentivare così tutti i cosiddetti “hacker etici” ad aiutarci in questo compito.

Anpr (Anagrafe Nazionale Popolazione Residente). “I dati devono essere unici e in un unico luogo”. Oggi le nostre identità sono disperse in ottomila anagrafi comunali. Dobbiamo portarle in una sola anagrafe perché il cittadino non debba più preoccuparsi di comunicare a ogni ufficio della Pubblica Amministrazione i suoi dati anagrafici o il cambio di residenza, per semplificare le procedure di variazione e uniformarle a livello nazionale, perché sia possibile ottenere certificati senza più bisogno di recarsi allo sportello. Questo passo è una premessa per rendere possibili successive innovazioni che oggi sarebbero impossibili o molto costose.

Pagopa “Per pagare basta un click”. Un modo diverso e più naturale per i cittadini di pagare la Pubblica Amministrazione, che diventi più immediato, veloce, e più economico per il Paese. Il cittadino deve poter scegliere metodi di pagamento moderni, a minima frizione, e il mercato deve potersi integrare, aggiungendo facilmente nuovi strumenti di pagamento innovativi. Vogliamo rendere il sistema più aperto e flessibile.

Spid (Sistema Pubblico di Identità Digitale) “L’identità di una persona è una, è certa, è per sempre”. Un’identità digitale (Spid) sicura, semplice da utilizzare e da ottenere, perché cittadini e imprese possano identificarsi con la Pubblica Amministrazione, accedendo ai servizi pubblici senza bisogno di portare con sé documenti di identità cartacei o compilare innumerevoli moduli online. Una volta ottenuto Spid, potrete usarlo per autenticarvi su tutti i siti della PA, senza dover seguire procedure diverse e a volte complicate. Un solo account e una sola password per tutti i servizi.

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Applicazioni che si parlano “Un ecosistema di API”. I sistemi informatici della Pubblica Amministrazione devono essere connessi tra loro e parlare la stessa lingua, rendendo disponibile l’informazione immediatamente dove serve. Tutte le applicazioni dovranno esporre interfacce comprensibili alle macchine (le API – Application Programming Interface) e lavorare in maniera integrata, collaborativa e sicura, facilitando il riuso delle applicazioni esistenti per costruire nuove soluzioni più potenti e innovative. Pochi componenti centrali (infrastrutture immateriali) forniranno funzionalità di base; ogni macro ambito potrà così concentrarsi solo sullo sviluppo degli applicativi specifici degli ecosistemi (ad esempio gli ecosistemi di sanità, scuola, giustizia, fisco, imprese, ecc.). Ove possibile le interfacce dovranno essere aperte e diventare strumenti abilitanti per i privati che potranno costruire applicazioni per interagire con la Pubblica Amministrazione.

Community “Dagli individualismi al lavoro di squadra”. L’Italia è piena di talenti nel digitale e ci stanno contattando in questi giorni. Come poter sfruttare questa energia e questo entusiasmo intorno al nostro progetto? Dobbiamo cambiare il modo in cui lavora la Pubblica Amministrazione, utilizzando standard e software aperti, e realizzando API documentate pubblicamente, non con un linguaggio giuridico ma tecnico, intorno alle quali poter coinvolgere una community di sviluppatori che crei innovazione.

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Un progetto aperto. “Servizi e contenuti digitali a misura di cittadino e imprese”. Servizi progettati su misura per i cittadini e le imprese e ideati a partire dai loro bisogni. E lo smartphone, in questo momento, è lo strumento digitale più vicino alle persone: abbiamo il mondo in tasca sui nostri telefoni, dobbiamo fare spazio anche ai servizi pubblici. Per raggiungere questo obiettivo intendiamo creare linee guida, esempi e kit di sviluppo rapidi da implementare per aiutare tutte le Amministrazioni a offrire un’esperienza utente moderna, coerente e semplice per tutti i cittadini. Vogliamo introdurre una logica di sviluppo e miglioramento continuo, perché i prodotti digitali e le interfacce devono essere un corpo vivo, che evolve insieme ai bisogni degli utenti e alle innovazioni digitali. Vogliamo ragionare sul linguaggio, scrivere insieme i principi della nuova comunicazione tra Pubblica Amministrazione, imprese e cittadini.

Cittadinanza in digitale. “Scegli tu come essere contattato dalla PA, anche sullo smartphone”. Un modo diverso da parte della Pubblica Amministrazione di comunicare con noi, notificare atti e ricordarci scadenze. Una casa digitale accessibile dallo smartphone nella quale trovare avvisi anche quando siamo in mobilità, senza la necessità di lunghe e inutili code agli uffici, nella quale poter esprimere le nostre preferenze, aggiornare i nostri punti di contatto. La Pubblica Amministrazione che va dal cittadino e non viceversa. Per farlo, collaboreremo in maniera aperta con le comunità dei designer, dei content e social media strategist, degli architetti dell’informazione, dei produttori di contenuti digitali e degli esperti di user research, cui chiederemo suggerimenti e contributi sui temi in agenda e feedback costanti sulle nostre scelte.

 “Un procedimento amministrativo standard in digitale per esercitare gli stessi diritti”. Siamo tutti cittadini dello stesso Paese eppure a seconda che ci si ritrovi a chiedere un permesso, un’autorizzazione o un nulla osta in questo o quel Comune ci viene chiesto di farlo in migliaia di modi diversi quasi che, anziché di articolazioni locali dello stesso Stato, si trattasse di feudi medievali indipendenti l’uno dall’altro. Finalmente le regole stabiliscono che procedimenti, moduli e formulari che cittadini e imprese devono compilare per interagire con l’amministrazione devono essere standard senza distinzione per Comune o Regione. Dobbiamo però scongiurare il rischio che le regole restino lettera morta, e dare, subito, forma digitale ai nuovi procedimenti standard. Una forma semplice, moderna, aperta e trasparente.

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Data & Analytics – Open Data. Da “questo dato è mio e lo gestisco io” a “questi dati sono aperti e condivisibili”. Niente più silos privati di questa o quella amministrazione, i dati pubblici sono un bene comune e una risorsa preziosa per il Paese che, come un giacimento petrolifero, può essere esplorata e minata per estrarre valore. Vogliamo una nuova interfaccia all’interno della quale singole amministrazioni comunichino e condividano tra loro dati e Api in maniera libera e aperta, permettendo la nascita di servizi e data application nuovi e prima impensabili realizzati sui bisogni del cittadino. Ovviamente nel massimo rispetto delle norme di privacy e nella piena sicurezza tecnologica.

Dai codici al codice. “Le regole dell’amministrazione digitale”. Dobbiamo iniziare a scrivere meno leggi e più software [meno codici e più codice] e, soprattutto, bisogna fare in modo che nelle leggi – generali e astratte per definizione – vengano scolpiti solo principi capaci di resistere al tempo e incapaci di imbrigliare innovazione e tecnologie del passato. Le regole, quelle di dettaglio, vanno tradotte in bit, mentre le convenzioni per lo scambio dei dati tra amministrazioni in API, i procedimenti amministrativi nei quali l’attività discrezionale dell’amministrazione è assente o modesta, vanno trasformati in processi machine to machine più efficaci e più democratici.

Internet governance. Digitale e innovazione sono stati, sono e saranno naturali fattori di trasformazione delle dinamiche sociali, economiche e politiche e stanno radicalmente cambiando il volto del mondo che conoscevamo. Non ha più alcun senso continuare a discutere di leggi, decreti e regolamenti nazionali in relazione a questioni transnazionali che nascono e muoiono (peraltro alla velocità dei bit). In un contesto di questo genere vogliamo restituire al nostro Paese il ruolo che gli spetta nella comunità multistakeholder europea e internazionale che discute e stabilisce le regole della rete.

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