Piano triennale PA digitale: suona la campana per la spending review

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C'è la squadra per la Trasformazione Digitale

Approvato il Piano Triennale 2017-2019 per l’informatica nella PA: la spesa corrente aggredibile ai fini della spending review è pari a circa 1,7 miliardi di euro. Il punto di partenza per l’obiettivo di risparmio da conseguire alla fine del triennio 2016-2018 è circa 0,8 miliardi di euro, corrispondente al 50% della spesa corrente

E’ stato approvato il Piano Triennale 2017-2019 per l’informatica nella Pubblica Amministrazione (PA). Un piano strategico e non statico, come chiarisce il Commissario Straordinario per l’attuazione dell’Agenda Digitale, Diego Piacentini. La strada tracciata dal documento apre le porte a servizi innovativi per i cittadini. Un piano tecnologico non è statico: la natura della tecnologia è in continua evoluzione e l’innovazione cambia nel tempo i paradigmi.  Mentre gli indirizzi strategici del Piano non cambieranno nel triennio, le specifiche indicazioni tecnologiche e di processo potranno e dovranno subire variazioni o integrazioni migliorative nel corso del tempo.

Secondo le indicazioni del Piano 2017-2019, è stata fatta una fotografia della spesa Ict nella Pa. La spesa annuale media Ict della PA nel triennio 2013-2015 è stata pari a circa 5,6 miliardi di euro. Le spese escluse dagli obiettivi di risparmio, come indicato nella Legge di Stabilità 2016, sono: 1,1 miliardi di euro circa per spesa Ict effettuata da Sogei, Inail, Inps; 1,2 miliardi di euro per spesa di investimento delle pubbliche amministrazioni; circa 1,4 miliardi di euro per spesa corrente effettuata tramite Consip e altri soggetti aggregatori; 0,15 miliardi di euro circa per spesa per la connettività. Da questo, ne deriva che che la spesa corrente aggredibile ai fini della spending review è pari a circa 1,7 miliardi di euro. Sulla base di questi elementi, si legge nel piano, il punto di partenza per la definizione dell’obiettivo di risparmio da conseguire alla fine del triennio 2016-2018 è quantificabile in circa 0,8 miliardi di euro, corrispondente al 50% della spesa corrente.Spesa Ict della PA

Quindi che fare per risparmiare sulle spese? Gli obiettivi del piano disegnano, per le spese correnti, un blocco delle nuove spese sui data center a meno di casi adeguatamente giustificati verso il cloud e piena adesione alle piattaforme abilitanti (carta di identità elettronica, Spid, Fattura elettronica, ecc.) o switch off delle soluzioni locali; uso di Spid; piena adesione a PagoPA. Per quanto riguarda le modalità di acquisto tramite Consip, emerge l’evidenza di possibili risparmi in ambito licenze software attraverso interventi di It asset management per l’ottimizzazione dei processi di acquisto e di gestione come per esempio, l’acquisto di software in modalità Saas; razionalizzazione e standardizzazione delle applicazioni; uso di software open source; uso estensivo degli strumenti esistenti di Consip.

Ma come incorporare nel Piano a settembre di ogni anno queste variazioni, tenendo anche conto delle indicazioni di coloro che vivono l’operatività giornaliera e i problemi della Trasformazione Digitale? Si domanda Piacentini. “Abbiamo quindi deciso di pubblicare il Piano, utilizzando strumenti collaborativi che permettano all’amministrazione di chiedere chiarimenti o proporre modifiche senza intermediari. Questi strumenti saranno accompagnati da processi di moderazione, revisione e consultazione che saranno continuamente migliorati, con l’obiettivo di fornire risposte rapide e chiare. Non abbandoneremo, tuttavia, i metodi classici di interazione: organizzeremo anche degli incontri con le Amministrazioni e le aziende che compongono l’ecosistema della PA per spiegare il Piano e ricevere commenti e suggerimenti. Stiamo introducendo una modalità di partecipazione completamente nuova, certi che per raggiungere l’obiettivo della trasformazione digitale dei servizi della PA si debba agire in maniera collaborativa”, afferma. “Per la trasformazione digitale serviranno competenze, investimenti, tempo, dedizione e costanza. E soprattutto la volontà di tutte le parti coinvolte di favorire e non ostacolare la trasformazione stessa” scandisce il Commissario Straordinario per l’Agenda Digitale.spesa PA

Un esempio concreto

Immaginiamoci, ad esempio, il Chief Technology Officer (CTO) del Comune di ___________ (e pensate che qui ci sia il nome del vostro Comune), alle prese con la trasformazione digitale dei propri servizi: si trova a dover scegliere i linguaggi, le piattaforme, i database e gli aspetti infrastrutturali necessari a garantire sicurezza, flessibilità e scalabilità; consultando il Piano Triennale e le linee guida, troverà indicazioni a riguardo.

Dovrà, per esempio, fare scelte relative al proprio piccolo e probabilmente poco sicuro data center, valutando una migrazione al cloud o verso data center nazionali, identificati da AgID, che per dimensione possono garantire, a costi contenuti, un alto grado di sicurezza e affidabilità all’amministrazione. Se i servizi richiedono l’identificazione del cittadino, il CTO consultando il piano e le linee guida saprà di poter integrare l’identità digitale Spid, e potrà utilizzare gli SDK (Software Development Kit), la documentazione tecnica e l’ambiente di test disponibile su developers.italia.it, per ridurre costi e tempi di sviluppo e assicurarsi che tutto funzioni correttamente. Se i servizi richiedono dei pagamenti, allora il CTO del Comune potrà connettere facilmente i fornitori di servizi di pagamento attraverso la piattaforma abilitante PagoPA e gli appositi SDK. Nel caso di migrazione ad Anpr, l’Anagrafica Nazionale della Popolazione Residente, potrà ricevere il supporto dal Team Digitale. Grazie alle linee guida e ai kit di design e sviluppo potrà, inoltre, impostare font, layout, pulsanti, grafica, brand e identità del servizio coerenti con quelli di tutte le altre amministrazioni.

Una volta disponibili, troverà anche indicazioni e linee guida su come esporre specifiche API del proprio servizio per consentire in maniera sicura ulteriori integrazioni da parte della comunità degli sviluppatori.  Il CTO avrà, quindi, più tempo a disposizione per concentrarsi sulle attività che CTOcontano per i cittadini. Inoltre, la disponibilità di tutti questi strumenti facilita molto la scrittura dei capitolati di gara perché buona parte dei requisiti, non solo di conformità alle norme ma anche di interfaccia utente, di sicurezza, di coerenza con l’architettura complessiva, vengono uniformati e sono di fatto già scritti per tutti.

Il Piano offre un quadro di riferimento ed è strumento di lavoro non solo per le amministrazioni ma anche per l’ecosistema della PA, incluse le centinaia di software house e fornitori di tecnologia e servizi, che avranno quindi l’opportunità di adeguare coerentemente gli investimenti e le scelte tecnologiche. In altre parole, ci aspettiamo che il Piano e le relative linee guida, che man mano verranno rilasciate, siano di supporto alle scelte da compiere e agli investimenti da mettere in atto per avviare una trasformazione digitale in linea con la visione tecnologica del sistema operativo del Paese.

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