Pinnacle Studio 11 è pronto per l’alta definizione

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Il software di Pinnacle dedicato all’editing video amatoriale è ben orientato all’alta definizione, anche attraverso videocamere AVCHD

Il software di Pinnacle dedicato all’editing video amatoriale è ben orientato all’alta definizione, anche attraverso videocamere AVCHD.

Maneggiare riprese catturate con risoluzione 1080i non è facile. È una delle attività che mettono maggiormente a dura prova l’hardware del PC, anche solo in riproduzione. Inoltre è necessario un software molto aggiornato, in grado di lavorare con i nuovi codec, come l’H.264, che si diffonde a macchia d’olio ed è adottato dalle videocamere di Panasonic, Sony, Canon e altri.

Il software fornito con queste videocamere, anche per la relativa novità della tecnologia adottata, è quasi sempre appena sufficiente al trasferimento dati sul PC e dopo un acquisto che normalmente supera i mille euro ci si ritrova necessariamente a dover spendere ancora per poter sfruttare davvero il prodotto.

Attualmente le principali applicazioni amatoriali in grado di gestire i nuovi formati sono Ulead Video Studio 11.5, ora commercializzato da Corel, Adobe Premiere Elements 4 e Pinnacle Studio 11. Quest’ultimo prodotto è stato il primo a fornire il supporto all’alta definizione e abbiamo fatto un giro di prova con l’edizione Ultimate, che costa 129 euro, compresi iva e telone verde per il chroma key.

Requisiti di sistema

Basato sul motore di Liquid, la potente piattaforma di editing di Avid, il programma richiede un hardware notevole per lavorare fluidamente, e come sempre le specifiche sono diverse se si lavora sotto l’oneroso Vista o il più leggero XP.

Il minimo per cominciare con XP è un processore recente da 1,8 GHz, anche a singolo core, mentre per Vista i gigahertz devono essere almeno 2,4, che scendono a 1,6 se la CPU è a doppio core.

Quanto alle operazioni di montaggio con il codec AVCHD per l’alta definizione, il processore dovrebbe essere necessariamente “doppio”, da almeno 2,4 GHz. Il miglior risultato lo si ottiene comunque dalle CPU Quad Core, che vengono sfruttate a fondo guadagnando circa il 30% di tempo durante il rendering, rispetto a un biprocessore con la stessa frequenza, e frame preziosi per apprezzare la preview degli effetti speciali.

Noi abbiamo provato il software anche su un “vecchio” Conroe E6400 a 2,1 GHz con 2 GB di RAM, riuscendo comunque a lavorare discretamente sotto XP, un po’ meno sotto Vista, rinunciando però a visualizzare in anteprima in modo fluido l’effetto delle transizioni e dei filtri più sofisticati.

Anche la quantità e la velocità della memoria sono elementi fondamentali per avere tempi di reazione accettabili durante l’encoding. Con l’alta definizione 2 GB sono il minimo indispensabile, che sotto Vista diventano necessari anche per la “standard definition”.

Quanto alla scheda grafica, secondo le specifiche basta una buona DirectX 9 di fascia intermedia, con almeno 256 MB di memoria dedicata per lavorare in AVCHD.

Installazione e pacchetti aggiuntivi

Il software è costituito da un Dvd di setup, con l’applicazione e le librerie principali, e due Cd “bonus”. Il primo contiene i plugin che dovrebbero giustificare i 30 euro di differenza tra la versione Plus e la Ultimate. Si tratta delle applicazioni StageTool MovingPicture, Bias SoundSoap e proDAD VitaScene. L’ultimo contiene una serie di librerie aggiuntive di effetti e transizioni, di cui la stragrande maggioranza a pagamento, sbloccabili attraverso un accesso diretto dal programma al sito Pinnacle.

La procedura di installazione non è velocissima, ma procede senza intoppi, almeno per quanto riguarda il programma principale. I plugin sono invece appesantiti dalla laboriosa registrazione online di Bias SoundSoap PE, che richiede l’attivazione prima di essere utilizzabile.

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Conviene installare il software su un disco diverso da quello usato per i dati video, e quest’ultima unità dovrebbe essere la più veloce, possibilmente in striping, specie se si lavora con l’alta definizione.

Quanto ai pacchetti aggiuntivi dell’edizione Ultimate, Bias SoundSoap è un discreto sistema di filtraggio dei file audio che può “imparare” a distinguere il rumore di fondo modulandone la riduzione e preservando la voce. Permette anche di eliminare efficacemente disturbi istantanei (click e crackle). Ha un’interfaccia molto semplice da usare con due manopole che permettono un tuning fine dell’intervento, con anteprima in tempo reale del risultato.

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StageTool MovingPicture è invece un completo strumento per creare animazioni basate su immagini statiche, che possono essere mosse, ruotate e ridimensionate creando nella sequenza i movimenti desiderati con una gestione basata su keyframe.

Infine VitaScene di proDAD aggiunge al programma un’ampia gamma di filtri e transizioni di aspetto professionale. I filtri in particolare permettono effetti di luce di grande impatto, anche se il rendering finale non è sempre all’altezza di un output in alta definizione.

Il programma

Studio 11 è molto semplice da usare. La sua interfaccia non sarà forse evoluta quanto quella di Premiere Elements, ma la curva di apprendimento è senz’altro più veloce. L’organizzazione dei diversi elementi è poi studiata per trarre il massimo vantaggio dagli schermi wide.

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Tre schede nell’interfaccia scandiscono i tre passaggi che portano alla generazione di un filmato: acquisizione diretta da videocamera DV (se necessaria), editing e generazione dell’output.

Tutto avviene nella fase di editing, che può essere gestita attraverso timeline, storyboard o lista dei contenuti.

La timeline permette di sovrapporre due tracce video con audio, di cui una di overlay, una traccia audio per la colonna sonora, una dedicata agli effetti speciali e alla eventuale voce narrante, e una traccia titoli. L’impostazione non è proprio professionale ma tutto è molto chiaro, con ogni cosa al posto giusto.

Funzioni standard

Tra le caratteristiche più interessanti del pacchetto c’è una sezione dell’audio piuttosto evoluta. Oltre a poter lavorare con tracce a 5.1 canali, incorpora un generatore automatico di colonne sonore: si può attingere a una libreria di 45 brani esenti da diritti suddivisi per genere musicale, ciascuno eseguito in più varianti. Una volta scelto il sottofondo desiderato, il programma procede a generare la colonna sonora adattandola di volta in volta alla lunghezza del filmato.

A qualsiasi traccia audio possono poi essere applicati numerosi effetti, come variazioni di velocità di esecuzione, equalizzazione, livellamento, echo e riverbero.

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Quanto agli effetti video, quelli in dotazione coprono praticamente qualsiasi esigenza. Molto utile la funzione di stabilizzazione che riduce le riprese troppo mosse. Si possono sfruttare filtri per l’ottimizzazione del colore, simulare vecchie pellicole o generare movimenti simili a gocce d’acqua, oppure applicare potenti effetti 3D ampiamente personalizzabili attraverso un’apposita interfaccia.

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Semplice anche la gestione di effetti di picture in picture e chroma key, padroneggiabili attraverso due pannelli dedicati. Per i più pigri esiste poi la funzione SmartMovie: una sorta di wizard che permette con pochi click di generare un DVD video a partire dallo storyboard.

Conclusioni

Alla versione Ultimate di Pinnacle Studio 11 manca davvero poco. Il programma unisce una notevole ricchezza di funzioni a una grande semplicità d’uso, che non impedisce comunque un utilizzo più avanzato attraverso l’uso dei keyframe. I suoi limiti sono le elevate richieste hardware e la totale incompatibilità con il formato QuickTime, sia in importazione che in esportazione. Vale comunque il suo prezzo ed è un’ottima applicazione di ingresso al mondo dell’editing video.

Autore: ITespresso
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