Pioggia di critiche a Günther Oettinger, futuro commissario UE

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Günther Oettinger, futuro commissario UE, nella bufera
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Il futuro commissario europeo Oettinger, invece di puntare il dito contro chi ha violato la privacy, colpevolizza gli utenti per mancanza di e-skills. Ma la UE deve fare di più per diffondere le competenze digitali nell’era della società dell’informazione, senza trasformare le vittime in carnefici

Günther Oettinger, futuro commissario UE per la società e l’economia digitale, ritiene che gli utenti che sono rimasti vittime dell’hacking ai danni di Apple iCloud, siano “stupidi”. Invece di accsare chi ha commesso un reato, violando la privacy di inermi utenti del cloud computing, il Partito Pirata ha ossservato che il futuro commissario europeo Oettinger si è limitato a puntare il dito contro le vittime delle foto intime trafugate. Günther Oettinger, che ricoprirà il ruolo di commissario UE, ha affermato che “bisogna salvare le persone dalla loro stupidità“. Sia chiaro: gli utenti, nell’era dei Selfie, devono diventare più prudenti e soprattutto consapevoli, devono cioè imparare ad avere a cuore la tutela della propria privacy, scegliendo password mai banali e sempre diverse. Però gli utenti sono le vittime e non possono diventare i carnefici. Oettinger non ha voluto porgere scuse per l’infelice espressione utilizzata.

Günther Oettinger, futuro commissario UE, nella bufera
Günther Oettinger, futuro commissario UE, nella bufera

Gli esperti di Sicurezza IT mettono l’accento su due fattori: innanzitutto, gli utenti devono acquisire la consapevolezza dei rischi e delle opportunità del cloud (dove le potenzialità superano di gran lunga i pericoli, comunque da ridurre con alcune accortezze); in secondo luogo, incentivare l’utilizzo di password diverse per ogni servizio e promuovere l’uso di password non banali, alfanumeriche e a prova di hacker, dopo aver implementato l’autenticazione a due fattori, più sicura.

Ma gli utenti non possono essere colpevolizzati per la mancanza di e-skills. La UE deve fare di più per diffondere le competenze digitali nell’era della società dell’informazione.

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