Pirateria digitale e provider: 60 giorni di tempo per una nuova Legge

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Pirateria, Dottrina Sarkozy, responsabilità dei provider: qualcosa bolle nella pentola del ministro della Cultura Bondi. In 60 giorni forse cambierà la normativa in tema di copyright e pirateria. Tutto nasce da un documento finito sul Web, che propone di fatto l’attribuzione di responsabilità ai provider, quali per esempio YouTube, rispetto ai contenuti pubblicati dagli utenti. Dapprima Altroconsumo ha svelato il misterioso documento Pdf online, subito definito Anti-Web, che ha scatenato un’autentica bufera in Rete, tanto che la Siae si è affrettata a disconoscerne la paternità. Poi è apparso il Comitato tecnico contro la pirateria digitale e multimediale, coordinato da Mauro Masi e dal suo vice, Salvatore Nastasi. Aperto un Forum, per far partecipare quanti vogliono dire la loro in tema di pirateria e e-content, si sono fatti avanti Google Italia, già in causa con Mediaset per via di Youtube, e altri soggetti a difesa del Web e contrari a nuove leggi liberticide in Italia. Ora i principali attori della Rete italiana (aziende e non solo) hanno scritto una lettera aperta al Comitato, con cinque richieste. Ma il terreno rimane minato. Altroconsumo ha lanciato una petizione online, temendo “poteri monopolistici” affidati alla Siae. Assoprovider rincara la dose, adombrando “vessazione borboniche” e un liberismo con due pesi e due misure. Ma il punto è: cosa accadrà fra 60 giorni?Lettera aperta in cinque punti al Comitato contro la pirateria digitaleLa Siae si difende: non è l’autore della proposta anti pirateria svelata da AltroconsumoBerlusconi al G8 proporrà di regolamentare Internet

Un Comitato contro la pirateria digitale e multimediale, coordinato da Mauro Masi e dal suo vice, Salvatore Nastasi, si è dato tempo 60 giorni per studiare e mettere a punto nuove normative contro la pirateria e sullo scambio di contenuti online. Il Comitato ha aperto un Forum in Rete , per far partecipare quanti vogliono dire la loro in tema di pirateria, file sharing e e-content.

La proposta online, già definita anti Web, sembra puntare sull’attribuzione di responsabilità ai provider, quali per esempio YouTube, rispetto ai contenuti pubblicati dagli utenti. Ma c’è chi vede a rischio la Rete e la libertà di espressione del web 2.0 italiano.

Inoltre, 60 giorni sembrano un lasso temporale troppo breve per approfondire temi così scottanti come la pirateria digitale. Tempi da record, in un paese dove la Legge Urbani è stata partorita in tempi quasi biblici, fra inenarrabili proteste e perfino uno storico Netstrike. Eppure il Comitato ha fretta: Pirateria, Dottrina Sarkozy, legge dei tre colpi: qualcosa bolle nella pentola del ministro della Cultura Bondi, ma, a parte quanto letto sul misterioso documento Pdf online, svelato da Altroconsumo, subito definito Anti-Web dal popolo della Rete, e di cui la Siae si è affrettata a smentire la paternità, poco altro è dato sapere.

Conosciamo già l e simpatie del Governo Berlusconi a favore della Dottrina Sarkozy e della cosiddetta legge dei tre colpi; e siamo a conoscenza della causa di Mediaset contro Youtube, con la richiesta di mezzo miliardo di dollari di danni per violazione del copyright.

Adiconsum, Altroconsumo (la prima associazione ad aver svelato un piano Siae , già battezzato anti Web), A ssodigitale, Google Italia, Microsoft, Aiip, Assoprovider, Fimi e alcuni protagonisti della scena digitale italiana (come Juan Carlos de Martin) hanno scritto una Lettera aperta , che si conclude con cinque richieste: “Alla luce di tali considerazioni, i firmatari della presente, Le chiedono: (a) di voler rappresentare al Governo l’esigenza di modificare tempi e modalità di lavoro del Comitato tecnico antipirateria trasformandolo in un tavolo aperto sul più generale tema della circolazione dei prodotti culturali digitali per via telematica; (b) di invitare a partecipare a tale tavolo, per l’intera durata dei lavori, i rappresentanti delle associazioni di categoria e dei consumatori, il mondo dell’impresa, gli addetti ai lavori ed esperti della materia; (c) di commissionare ad enti ed istituti di ricerca super partes i citati studi sulle cause, gli effetti e le dimensioni del fenomeno della pirateria digitale e multimediale nonché sulle conseguenze che eventuali misure di enforcement potrebbero produrre sul terreno, ad esempio, della libertà di manifestazione del pensiero a mezzo Internet o, piuttosto, dell’esercizio, da parte dei cittadini, dei propri fondamentali diritti civili e politici per via telematica; (d) di coinvolgere nel processo di studio ed elaborazione di possibili soluzioni normative gli esperti che hanno sin qui presieduto il comitato permanente per il diritto d’autore nonché l’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni e quella Garante per la privacy ed il trattamento dei dati personali; (e) di pubblicare su piattaforma aperta tutti i documenti prodotti nel corso dei lavori del comitato, dando così opportuna trasparenza alla sua attività che concerne una materia di ampio interesse per cittadini ed imprese. E’ ferma convinzione dei firmatari della presente che, solo per questa via, il Governo, il Parlamento e le Istituzioni tutte possano dimostrare di avere effettivamente compreso che la Cultura – soprattutto nella Società dell’informazione – costituisce il più prezioso tra i beni comuni e che, pertanto, la sua promozione e la circolazione dei prodotti culturali costituiscono diritti insopprimibili dei cittadini“.

Scrive Altroconsumo: “Non è un buon inizio occuparsi del mercato digitale solo definendo paletti, sanzioni, e costruendo barriere. E’ quanto invece vuole fare il Governo, secondo cui la garanzia dell’accesso ai contenuti sulla Rete deve prima passare attraverso la definizione di una legge antipirateria. Altroconsumo lancia oggi la campagna per lo sviluppo della cultura e del mercato digitale con una lettera formale, in versione petizione online anche su www.altroconsumo.it “.

Assoprovider rincara la dose e teme “norme che sembrano avere la sola utilità di mantenere inalterate le posizioni di oligopolio conquistate. Misteri del liberismo italiano due pesi due misure”.

L’appello è adesso di aprire un pubblico dibattito.

Autore: ITespresso
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