Pirateria e P2p, Logistep non rispetta le leggi svizzere

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Dopo l’Italia, anche la Svizzera contesta i metodi dell’azienda, coinvolta nel caso Peppermint per identificare chi scambia file illegalmente con il Peer to peer

Il Peer to peer continua a tenere banco nel Vecchio Continente: la Ue difende al momento la privacy degli utenti del P2p, ma, attraverso deroghe, apre un piccolo spiraglio alle Major che vogliono conoscere i nominativi di chi è coinvolto nel file sharing illegale. Ma per ora i nominativi sono tutelati e rimangono riservati nei casi civili.Anche la Svizzera contesta i metodi di Logistep: l’azienda era venuta alla ribalta in Italia con l’esplosione del caso Peppermint . Logistep individua attività fraudolente nell’ambito delle reti Peer to peer. In Italia anche il Garante della Privacy si era opposto e aveva preso le difese degli utenti, accusati da Logistep. La Svizzera non è da meno di Italia e Ue: le identità possono essere rivelate nel corso di un caso criminale e non in uno civile.

I metodi di Logistep per individuare chi commette reati di pirateria, sono illeciti in Svizzera. In Svizzera un indirizzo IP viene considerato come un’informazione personale.

Nel paese del segreto bancario, anche l’Ip non può essere utilizzato con leggerezza: la privacy per ora vince contro le accuse di pirateria. La Federal Data Protection and Information Commissioner (FDPIC) elevetica ha dato tempo a Logistep fino al 9 febbraio per mettersi in regola.

Autore: ITespresso
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