Pirateria musicale made in Italy

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La crescita non riguarda soltanto gli utenti dei prodotti musicali digitali illegali, ma anche l’incremento di assenza di percezione del reato. La musica digitale non sembra avere padroni, almeno in Italia

In un interessante convegno tenutosi la scorsa primavera a Firenze e organizzato dal Centro Studi Informati Giuridica (Csig) toscano, Marco Strano, in servizio presso la Polizia Postale delle Comunicazioni, aveva già allora evidenziato come la percezione del crimine informatico fosse talmente bassa da rasentare lo zero. In quell’occasione aveva offerto dati molto interessanti sulla percezione del reato nel download illegale di musica: nello studio presentato su un campione di 5000 persone, tra ragazzi dai 13 a adulti di 30 anni, la violazione di copyright risulta uno degli atti illegali più commessi. Per quanto riguardava il cyber profile di chi compie download illegale, risultò che: si tratta di individui dal livello culturale medio alto; individui non violenti (che cioe’ non mostrano comportamenti deviati in stile street crime); di questi il 46% considera chi compie la violazione di copyright un’attivita’ “normale” (quindi risulta che manca il livello di percezione del crimine…); gli aggettivi per descrivere chi effettua queste operazioni appartengono nella maggior parte alla gamma positiva (sono furbi per il 49%; abili per il 35%). Non deve quindi sorprendere l’ultima notizia diramata dalla Federazione industria musicale italiana: su una media europea sotto il 5%, la pirateria musicale in Italia copre il 25% del mercato. All’interno di questa rilevante quota italiana, il 37% pensa, secondo il rapporto della Fimi, che “non vi sia nulla di male ad acquistare prodotti musicali falsificati”. La legittimazione della pirateria nel settore della musica digitale avanza.

Autore: ITespresso
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