Pirati inglesi sotto tiro: le software house chiedono soldi o ci penserà il tribunale

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Le principali software house hanno inviato una lettera di richiesta di pagamento a 25 mila famiglie inglesi ree di aver scaricato illegalmente videogame

Si apre un altro fronte di guerra per la pirateria informatica, ad aprirlo sono questa volta le software house in Gran Bretagna.

L’industria del videogame ha preso carta e penna e scritto a circa 25 mila famiglie accusate di aver scaricato illegalmente copie di videogiochi.

Le cinque principali software house inglesi non sono andate tanto per il sottile e hanno formalizzato alle famiglie una richiesta di pagamento 300 sterline pari a poco più che 378 euro (conversione al 21 agosto 2008).

Ma le società fanno sul serio e hanno minacciato che porteranno in tribunale le prime 500 famiglie che ignoreranno la lettera. Il Times afferma che questa operazione “potrebbe segnare una svolta nella lotta alla pirateria”.

Se da un lato l’industria discografica, che da sempre è bersagliata dalla pirateria legata al download illegale delle canzoni, ha tentato causa a soli 150 soggetti, invece, le software house hanno deciso di intraprendere questa azione incoraggiati dal fatto che il tribunale si era già pronunciato con una sentenza che ordinava a una disoccupata di pagare 16 mila sterline (circa 20.200 euro) solo perché i figli avevano scaricato una copia illegale del videogioco Dream Pinball 3D.

Sembra, infatti, che nelle prime due settimane di uscita di questo videogioco abbia venduto ‘solo’ 800 copie contro, secondo i legali delle software house, copie pirata a più di 12 mila utenti. I legali sperano che il rischio di finire in tribunale possa ridurre la pirateria e stroncare l’uso della rete ai fini di pirateria. In Gran Bretagna questa situazione ha scatenato un vero e proprio tornado.

Le associazioni delle case di produzione e distribuzione non sono convinte che le richieste di pagamento siano un toccasana perché a loro giudizio saranno pochi i casi di persone che finiranno in tribunale grazie al fatto che le software house stesse rischierebbero un danno economico non indifferente su quello che è definito il loro “core market”. In Italia cosa potrebbe succedere? Il caso Private Bay di qualche giorno fa la dice lunga.

Autore: ITespresso
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