Più donne nel digitale e più Pil all’anno

Management
McKinsey: È in rosso il saldo digitale dell'Europa verso gli USA

Secondo la Commissione europea – spiega Michele Lamartina, amministratore delegato di Ca Technologies, intervenuto alla presentazione della ricerca di NetConsulting Cube “Donne e digital transformation” – se nelle imprese Ict ci fossero 50% donne e 50% uomini, il Pil europeo avrebbe un aumento di 9 miliardi di euro all’anno

La quarta rivoluzione industriale ha alzato il sipario e il divario tra domanda e offerta di competenze digitali in Europa è alta. Secondo l‘EU Digital Skill & Jobs, nel 2020 ci sarà un deficit di 756 mila risorse con skill digitali, anche se, nel 2018, 4,8 milioni di risorse saranno impegnate nello sviluppo software. “Dobbiamo creare qualcosa per colmare questo gap tra domanda e offerta – si è domandato Michele Lamartina, amministratore delegato di Ca Technologies, intervenuto all’evento di presentazione della ricerca condotta da NetConsulting Cube per conto di Ca Technologies “Donne e digital transformation: binomio vincente” – perché queste figure necessitano di competenze digitali e le aziende fanno sempre più fatica a trovare profili giusti. Anche in Italia siamo coscienti di questo problema e, con la sfida del digitale, è stato lanciato un programma, l’eskills for jobs 2016 a cui Ca ha aderito, così come abbiamo aderito alla Grand Coalition for Digital Jobs. Ma il tema è la carenza di risorse con competenze in ambito Stem (Science, technology, engineering e mathematics) sia in Italia sia in Europa. Entro il 2025 ci sarà un incremento dell’8% della domanda di risorse Stem per un totale di 7 milioni di posti di lavoro, e solo l’1,4% degli italiani tra i 20 e i 29 anni ha una laurea Stem”.

Fonte: NetconsultingCube
Fonte: NetconsultingCube

Secondo il rapporto Desi 2016, solo l’1,1% di donne sono laureate Stem, sebbene le laureate siano in percentuale superiore ai laureati. “Il problema si ripercuote nel mondo del lavoro dove meno del 30% di donne sono nel settore Ict e solo il 19% occupa posizioni apicali. L’imperativo economico è attrarre più giovani e più donne verso il digitale. Secondo la Commissione europea – spiega – se nelle imprese Ict ci fossero 50% donne e 50% uomini, il Pil europeo avrebbe un aumento di 9 miliardi di euro all’anno e se ci fossero più donne al comando nelle aziende il rendimento crescerebbe del 35% così come gli utili per gli azionisti aumenterebbero del 34%”.

Fonte: NetconsultingCube
Fonte: NetconsultingCube

Secondo i Direttori dei Sistemi Informativi intervistati da NetConsulting Cube ai fini della ricerca, nessuna donna tra i Data scientist; circa il 25% tra i Big Data Engineer e i Digital Information Officer e tra il 15 e il 25% tra gli esperti in Internet delle Cose, Cyber Security, Data Protection e Mobile Application. Unico ruolo nel quale la presenza femminile raggiunge il 50% è quello dell’Esperto in metodologie Agile, una delle professioni fiorite più di recente e legate alla capacità di sviluppare in modo rapido e veloce applicazioni software. Concentrandosi in modo particolare sull’analisi del binomio “Donne e Digital Transformation”, la ricerca condotta da NetConsulting Cube ha inoltre verificato con i Responsabili delle Risorse Umane i soft skill più richiesti per le professioni e i modelli lavorativi del futuro, mettendoli a confronto con quelli che, nella loro opinione, caratterizzano maggiormente le donne.

Secondo quanto dichiarato dai responsabili interpellati, le attitudini fondamentali sono soprattutto cinque: Apertura al cambiamento, Collaborazione e teamworking, Creatività, capacità di problem solving e Orientamento al cliente. Emerge tuttavia dal parere degli intervistati che non sempre queste caratteristiche sembrano contraddistinguere le donne. Infatti, solo il 23% le ritiene predisposte ai cambiamenti e solo il 26,3% riconosce loro una dose sufficiente di creatività; risultati al di sotto delle richieste anche in termini di attitudine alla collaborazione e al teamworking e orientamento al cliente.

Fonte: NetconsultingCube
Fonte: NetconsultingCube

Le donne superano invece le aspettative sui fronti del problem solving, al quarto posto tra gli skill richiesti, e del multitasking,caratteristica che non viene però ritenuta particolarmente importante ai fini delle performance lavorative secondo il 40% del campione interpellato.
Lo studio analizza poi il punto di vista dei Direttori dei Sistemi Informativi che, tra le principali attitudini che abilitano i processi innovativi, considerano ai primi due posti la capacità di visione a medio e lungo termine (85,4%) e l’apertura al cambiamento (84,6%), seguite da capacità manageriale/leadership, flessibilità, proattività e creatività e propensione al problem solving.

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