Più ombre che luci sul Wsis di Tunisi

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L’Onu vuole colmare il Digital divide, ma la censura in scena a Tunisi ha mostrato il volto oscuro della Rete

La sessione finale del Summit Mondiale sulla Società dell’Informazione, convocato dalle Nazioni Unite a Tunisi, si è concluso con un nulla di fatto sul tema della governance della Rete, e con l’amaro in bocca per i paladini dei Diritti umani e dei Diritti all’informazione e alla comunicazione. Il paradosso di tenere un simile vertice in Tunisia, dove vigono la censura e la dura repressione per i reati d’opinione, ha decisamente oscurato i risultati del Summit promosso dall’Onu. Ma andiamo con ordine: il Wsis ha chiuso i battenti con un nulla di fatto, dal momento che tutto rimane come prima per i prossimi cinque anni, con Internet ancora sotto la supervisione di Icann e sotto il controllo Usa. Icann infatti continuerà ad avere il monopolio della gestione degli indirizzi e dei domini Internet per il prossimo quinquennio. Ma gli stati Uniti hanno dimostrato di ascoltare le istanze di apertura e hanno siglato un documento comune sull’Internet Governance Forum che si svolgerà per la prima volta nel 2006 sotto regia Onu. Quindi, tutto come prima, fino al 2010; tuttavia sono stati promessi forum di dibattito già dall’anno prossimo. L’Internet Governance Forum 2006 avrà in agenda tematiche scottanti quali sicurezza, spamming, sviluppo tecnologico e informatico: gli stati Uniti, pur sfavorevoli ancora a un’ipotesi di controllo sovranazionale, attualmente inattuabile, sono pronti a discutere di questi temi al Forum. Al Wsis di Tunisi, però non si è parlato solo del monopolio di Icann sui domini Web. I riflettori sono stati puntati anche sul Digital divide, sul mondo ancora oggi escluso dalla Rete. In questo ambito ha riscosso successo il progetto del Mit, fortemente voluto da Negroponte, del computer a manovella: il notebook da 100 dollari, con software libero e hardware Amd, ideato per colmare il divario tra paesi ricchi e paesi poveri. L’alfabetizzazione telematica ha inoltre coinvolto in prima persona il segretario dellOnu, che ha promesso la connessione di “tutti i villaggi del mondo, circa 800 mila, alla Rete entro 2015“. Perché, però, questo auspicio non rimanga uno slogan vuoto, ma passi dalle parole ai fatti, sarà necessario uno stanziamento di fondi: per la cronaca, la promessa era già stata formulata al primo Wsis, quello svoltosi in Svizzera, dove rimase lettera morta a causa della mancanza di incentivi all’attuazione. All’appuntamento di Tunisi è emersa, infine, la questione più spinosa: la censura in Internet e la negazione della libertà di espressione. L’Italia ha proposto una Carta dei diritti di Internet che garantisca a tutti i cittadini del globo i diritti fondamentali nell’uso delle nuove tecnologie: dal diritto alla privacy al diritto all’accesso, dal diritto di espressione e alle informazioni e alla conoscenza. Tuttavia questi buoni propositi hanno lasciato a molti osservatori l’amaro in bocca, in una Tunisi ospite del Wsis, blindata, dove Reporters sans Frontières ha denunciato censura, botte ai giornalisti; in una Tunisi dove i militanti tunisini per i diritti umani (compresi magistrati, avvocati, giornalisti) erano in sciopero della fame dal 18 ottobre scorso. In paesi come la Tunisia dove è praticata frequentemente la censura, con telefonini irraggiungibili, mailbox disattivate, Blog di riferimento oscurati, non è stato facile riaffermare il diritto di “cercare, ricevere e divulgare informazioni e idee in qualunque modo e indipendentemente da qualsiasi frontiera”. In Tunisia, infatti, non solo è attiva la censura, fenomeno frequente in altre aree del mondo (la Cina pratica da sempre la censura), ma il paese è tristemente noto per il caso di un blogger dissidente morto nelle carceri governative e per i numerosi casi di blogger tuttora incarcerati e sottoposti a torture, a causa di discutibili reati di opinione. In questo scenario, che ha fatto da palcoscenico al Wsis 2005, hanno tenuto banco sulla stampa mondiale le denunce di procedure restrittive e censorie in Internet, che avvengono in troppi paesi del mondo. Questi fatti hanno illustrato il paradosso della Rete come “mezzo per migliorare la vita dei cittadini del mondo” e come controverso mezzo per azzerare la voce di oppositori e dissidenti. Tirando le somme, nel Summit di Tunisi si è respirato un clima durissimo in cui le ombre hanno spesso superato le luci di una Internet più libera a livello globale. L’impegno futuro deve quindi focalizzarsi sul superamento, da una parte, del Digital divide e, dall’altro, della cyber repressione, affinché la libertà di informazione possa beneficiare a 360 gradi di Internet e della rivoluzione digitale.

Autore: ITespresso
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