Più volume, meno valore

Management

Nel primo semestre il valore della spesa informatica non è aumentato. Il crollo dei prezzi nel settore hardware rende ininfluente l’incremento, superiore al 20%, del segmento dei personal computer

Il valore aggregato dell’informatica e delle telecomunicazioni, nel primo semestre di quest’anno, è stato pari a 30.803 milioni di euro. Più di due terzi dell’intera somma sono stati generati dalla componente delle telecomunicazioni, 21.190 milioni di euro, mentre la spesa informatica ha raggiunto 9.613 milioni di euro. Complessivamente la crescita percentuale, rispetto al primo semestre 2003, è dell’1,8%. Disaggregando i dati delle due componenti, le tlc segnano + 3%, mentre l’informatica ?0,5%. In superficie il mercato che emerge dallo studio Assinform è un paesaggio lunare che non lascia trasparire alcuna traccia di reale inversione di tendenza rispetto ai deprimenti risultati che si rincorrono da tre lunghi anni. Se da una parte il fenomeno congiunturale non lascia spazio a facili entiusiasmi, alcuni comparti hanno evidenziato una certa progressione. La componente informatica, in termini di conto economico, presenta sì un segno negativo, ma la dimensione hardware, relativamente al numero di unità vendute, evidenzia una dinamica positiva. Il segmento Pc cresce infatti in unità del 21,2% (+0,8% in valore), con aumenti pressoché omogenei sia nella sfera consumer (+20,9%) che in quella professionale (+22,6%). Un dato incoraggiante, soprattutto in area consumer, perché trainato da nuove modalità applicative (fotografia digitale, piattaforma multimediale..) e da nuovi stili di utilizzo che denotano una sempre maggiore propensione all’utilizzo di dispositivi mobili (in unità il notebook è cresciuto del +39,8%, il desktop +11,9%). In area professionale il buon risultato è dovuto in massima parte al classico ricambio generazionale delle risorse hardware, rimaste congelate in azienda da un bel po’ di anni e bisognose di un opportuno upgrade. Un dinamica da mercato di sostituzione, quindi, che non presenta i caratteri di un investimento di tipo strutturale foriero di reale cambiamento. Sul fronte aziendale la spesa hardware, tranne che per il Pc, ristagna. Soprattutto per il fatto che langue il segmento midrange. Dopo la fiammata dell’anno scorso (+9% nel primo semestre) la piattaforma di mezzo si appiattisce nuovamente (+0,8% in volume). Un dato scoraggiante, sia perché il midrange è il segmento di riferimento della piccola e media impresa, il che vuol dire che in quegli ambienti si ritiene più che sufficiente ciò che si ha in casa, sia perché il midrange esemplifica il livello di articolazione delle applicazioni in azienda (più ce ne sono, più è diversificata l’offerta applicativa). Aumenta la potenza complessiva nella fascia mainframe, +33% in termini di Mips (parametro che indica appunto la potenza espressa, milioni di istruzioni per secondo), dato che lascia ipotizzare una tendenza alla centralizzazione delle risorse, ergo una volontà di contenimento di costi dell’infrastruttura complessiva dei sistemi informativi. Se l’ondata di acquisti sul fronte Pc non si traduce in un aumento del valore associato, causa fenomeno di downpricing, diventato una costante nella dimensione hardware, preoccupante è il risultato espresso dal mercato software e servizi che non riesce a superare la linea di galleggiamento (- 0,5%) Se vi fosse un investimento innescato da un processo di innovazione, verrebbe subito tradotto in un aumento della componente software e servizi. In assenza di una dinamica di questo genere siamo portati a credere che l’investimento complessivo sia un investimento di tipo conservativo, mirato al mantenimento dell’esitente, all’interno di una logica di razionalizzazione di costi. Tutte le voci che compongono il settore dei servizi presentano una dinamica negativa a eccezione dell’outsourcing (+ 2,1%). Risultati che risentono tuttora dell’effetto downpricing che ha interessato il mondo dei servizi, il quale aveva raggiunto cifre iperboliche nella stagione Internet. Nelle telecomunicazioni, la componente mobile, per il secondo anno, è quella su cui si concentrano i più forti investimenti, sia in termini di infrastrutture (1040 milioni di euro nella fissa contro i 1400 della mobile) che di terminali (1.060 milioni contro 1.270). Sul fronte accessi a banda larga gli utenti attivi raddoppiano passando da 1 milione e mezzo a più di tre milioni con una prevalenza nettissima di linee xDsl (93,9%) e un 6,1% di connessioni in fibra ottica.

Autore: ITespresso
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