Prima sentenza antispam in Italia

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Mille euro di multa e 750 euro di spese legali. Questa la condanna per il primo spammer italiano. Ma arrivano altre truffe online.

Un giudice di pace ha riconosciuto il danno patrimoniale e morale dello spamming e ha condannato una società di articoli sportivi a mille euro di multa, oltre al pagamento delle spese legali, e alla pubblicazione della sentenza su tutti i maggiori quotidiani nazionali. A causare la condanna, una pubblicità inviata a migliaia di persone tramite posta elettronica, senza il loro consenso. Il giudice ha ritenuto l’invio della posta indesiderata una intrusione della privacy e ha quindi deciso che la società debba risarcire il danno morale e patrimoniale arrecato. Ma il problema dello spamming non conosce limiti. Si sta facendo strada un nuovo sistema di truffa, in gergo chiamato phishing, attraverso il quale i delinquenti riescono a impadronirsi dei dati personali, tra cui il numero di carta di credito e le password. Secondo gli analisti di Gartner, sarebbero ben 57 milioni le persone nel mondo che hanno ricevuto false e-mail di questo tipo. I messaggi, creati ad arte, difficilmente destano sospetti, perché molto simili a quelli delle banche o di altre aziende molto note: il messaggio spinge l’utente a collegarsi a un altro sito, sul quale vengono richiesti i dati personali. Sembra che nell’ultimo anno, negli Stati Uniti, questo tipo di truffa abbia fatto perdere alle banche oltre due miliardi di dollari. L’associazione Anti-phishing working group ha rilevato un incremento del 200% delle frodi da marzo ad aprile. Un fenomeno quindi rilevante che desta serie preoccupazioni. Microsoft da tempo sta cercando di trovare soluzioni in grado di contrastare lo spamming e ha creato un team specifico per il problema. Sono già stati investiti circa dieci milioni di dollari per la realizzazione di software in grado di bloccare lo spamming. Tra gli strumenti che sembrano dare i migliori risultati ci sono i nuovi filtri che, secondo Microsoft, sono riusciti a bloccare il 90% dei messaggi spazzatura in Hotmail, il servizio di posta elettronica fornito dalla multinazionale. E’ di questi giorni però, l’arresto di un dipendente di Aol (America Online), che avrebbe sottratto 92 milioni di indirizzi e gli avrebbe venduti a una società che svolge attività non propriamente “cristalline”. La strada è lunga…

Autore: ITespresso
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