NSA, Prism, Datagate: facciamo il punto

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NSA, Prism, Datagate: facciamo il punto @shutterstock

La Presidenza Obama rischia di essere travolta dal Datagate, ma cerca ancora una via d’uscita con una commissione indipendente di verifica che verrà istituita dal Presidente Obama. Nel frattempo le aziende IT, messe sul banco degli imputati dallo scoop del Guardian, corrono ai ripari: da Facebook a Google, da Microsoft a Apple e Yahoo! hanno

La Presidenza Obama rischia di essere travolta dal Datagate, ma cerca ancora una via d’uscita con una commissione indipendente di verifica che verrà istituita dal Presidente Obama. Nel frattempo le aziende IT, messe sul banco degli imputati dallo scoop del Guardian, corrono ai ripari: da Facebook a Google, da Microsoft a Apple e Yahoo! hanno tutte pubblicato le richieste dati ricevute non solo da NSA. Perché se Obama difende Prism e definoisce “trasparente” lo spionaggio di NSA, il Ceo di Yahoo!, Marissa Mayer, ha scritto, con  il general counsel Ron Bell, un post evocativo su Tumblr: “La domacrazia pretende accountability”. La democrazia e le aziende IT chiedono trasparenza e chiarezza sul Datagate, mentre le associazioni statunitensi – da Electronic Privacy Information Center (Epic) a Electronic Frontier Foundation (EFF) – pretendono che sia tutelata la privacy dei cittadini. Il commissario europeo Viviane Reding (UE) chiede delucidazioni al suo “omologo” americano, mentre il Council of Europe, che riunisce 47 Stati membri, ha denunciato il rischio potenziale di abuso dei diritti umani. Parole forti, mentre l’Europa sfida gli USA nel cloud più sicuro

 

Il sito DuckDuckGo, che offre un servizio anonimo di ricerca e promette di non inviare informazioni sulle ricerche a terze parti, ha visto il traffico sul suo sito salire da 1.8 milioni lo scorso 7 giugno, quando esplose lo scandalo, a 2.48 milioni il 13 giugno. Segno che gli utenti si fidano sempe meno delle spiegazioni fornite da NSA e dall’Amministrazione Obama.

Addirittura le aziende di cloud computing europee stanno cavalcando l’onda del caso Prism e del Datagate, per spingere i servizi sulla nuvola con server in Europa, sottoposte alle più stringenti normative UE sulla tutela della privacy: la Francia pubblicizza “Sovereign Cloud” e i tedeschi alle offerte cloud aggiungono un significativo “Made in Germany”. Le aziende cloud europee vogliono approfittare della clamorosa finestra di opportunità, offerta dalle rivelazioni del whistleblower Edward Snowden sui metodi, poco ortodossi ancorché legali (ma è tutto da discutere) della National Security Agency (NSA). Le aziende europee del cloud, secondo quanto racconta Reuters, chiedono agli utenti: Dove volete archiviare e processare i vostri dati più sensibili, negli USA o nella UE? Una domanda che, fino a due mesi fa, sembrava un interrogativo solo di “paranoici della privacy”, già amanti del Gpg, di TOR e di crittografia forte.

Il fallout del caso Prism è solo all’inizio. E il Datagate potrebbe essere la Caporetto del cloud a stelle e strisce, rendendo l’Europa, blindata da severe normative sulla Privacy, il Continente ideale dove fare cloud computing. La UE diventerebbe la Svizzera del cloud storage, il caveau dei File archiviati in remoto.

IBM o Microsoft potrebbero obblicare le sussidiarie locali in giro nel mondo a gestire i dati degli utenti. Digital Agenda 2020 vuole rendere l’Europa il più vasto mercato ICT cloud del mondo, grazie ad azioni-pilota nella Pubblica amministrazione, abbattendo i “fortini nazionali” ed aprendo le frontiere grazie al cloud computing. Lo scandalo PRISM – se ben giocato dalla UE – potrebbe diventare la più grande occasione che si presenti all’Europa per riuscire passare dai sogni alla realtà.

In quest’ottica, il commissario alla Giustizia UE Viviane Reding ha scritto una lettera al suo “omologo” statunitense, avvocato generale Eric Holder, per chiedere se è stata violata la privacy di cittadini europei. Il Council of Europe, che riunisce 47 Stati membri, ha denunciato il rischio potenziale di abuso dei diritti umani.

Facebook, Apple, Microsoft, Yahoo! e Google sono scese in campo, accomunate nello sforzo di rassicurare gli utenti in merito alla tutela della privacy anche sotto le stringenti normative anti-terrorismo. Facebook ha reso noto le richieste di NSA (9-10 mila richieste relative a 18 – 19.000 utenti), e anche Microsoft ha pubblicato le richieste (6-7 mila per 31- 32 mila account) ricevute nell’ultimo semestre 2012. Google ha aggiunto le richieste dell’FBI al transparency report, mentre Apple è scesa nei dettagli: ha ricevuto fra 4 e 5 mila richieste relative a 9 – 10 mila account. Yahoo ha ricevuto fra 12 e 13.000 richieste fra il primo dicembre 2012 e il 31 maggio 2013: “La domacrazia pretende accountability,” hanno scritto il Ceo di Yahoo Marissa Mayer e il general counsel Ron Bell in un post su Tumblr.

La battaglia per la Trasparenza riparte da qui, e potrebbe sparigliare le carte in mercati come quel del cloud e dello storage cloud.

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Autore: ITespresso
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