Prism: Tim Berners-Lee contro il Datagate, a favore dell’Open Web

Autorità e normativeMarketingSicurezzaSorveglianza
Tim Berners-Lee contro le fake news

Insignito del premio della regina d’Inghilterra Elisabetta II, Tim Berners-Lee, padre del Web e paladino dell’Open Web, ha denunciato l’ipocrisia degli Stati nel caso Prism e nello scandalo Datagate: non si può puntare il dito contro la cyber-repressione delle dittature, mentre “è evidente che i Paesi avanzati spiano Internet”

Tim Berners-Lee, padre del World Wide Web, è sceso in campo contro Prism e il Datagate. Sempre a favore dell’Open Web e di una Rete aperta a tutti, Sir Tim Berners-Lee punta il dito contro l’ipocrisia della RealPolitik degli Stati che da anni condannano la cyber-repressione e la censura online delle Dittature, ma poi spiano i propri cittadini. In un’intervista al Times, Berners-Lee ha denunciato il “Grande Fratello” e i sistemi di cyber-controllo messi in piedi da NSA con la complicità dei governi occidentali, dopo essere stato insignito a Londra del primo Queen Elizabeth Prize for Engineering, insieme a Louis Pouzin, Bob Kahn, Vint Cerf, Tim Berners-Lee e Marc Andreessen.

Tim Berners-Lee ha colto la palla al balzo del premio della regina d’Inghilterra Elisabetta II, per ricordare che il progetto originario del Web risale a 24 anni fa come “spazio universale”, che non venisse corrotto da aziende o da governi, per otternerne il controllo totale: “Nel Medio Oriente, le persone hanno accesso a Internet ma vengono spiate e quindi anche incarcerate. Può essere semplice per chi abita in Occidente dire: ‘Oh, non bisognerebbe consentirew a quei governi malvagi di spiare Internet!’. Ma è evidente che le nazioni sviluppate spiano Internet pesantemente”.

Ma dopo lo scandalo Datagate e il caso Prism, la percezione di essere finiti in un Panopticon è diffusa: “La sorveglianza del governo senza garanzie è un’intrusione nei diritti umani più basilari che minaccia le fondamenta di una società democratica” aveva già affermato Tim Berners-Lee in merito al Datagate, intervistato dal Financial Times. “Nel corso degli ultimi due decenni il web è diventato parte integrante delle nostre vite. Una traccia di come lo utilizziamo può rivelare cose molto intime e personali. Un archivio di queste informazioni per ogni persona costituisce una grande responsabilità: di chi ti fideresti per decidere a chi dare accesso, o per mantenerlo sicuro?”, si chiedeva Berners-Lee, nel chiedere una più efficace protezione legale e salvaguardia della privacy riguardo le comunicazioni online, “incluso il diritto di essere informati quando qualcuno richiede o immagazzina i propri dati”.

Dopo lo scoop sul caso Prism, grazie alle rivelazioni del whistleblower Edward Snowden, la Federal Trade Commission (FTC) americana invita a varare un nuovo pacchetto legislativo per concedere agli utenti il controllo sui loro dati collezionati. ‘Reclaim Your Name‘ potrebbe permettere agli utenti di determinare la quantità dei dati, su attività e comportamenti, che il businesses può collezionare e gestire.

Tim Berners-Lee contro Prism e Datagate
Tim Berners-Lee contro Prism e Datagate
Autore: ITespresso
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore