Privacy, Apple, Google e Microsoft si giustificano sui tracciamenti al Congresso Usa

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I tre Big IT davanti al Congresso Usa per spiegare le proprie ragioni ai senatori statunitensi, a FTC e al Dipartimento di Giustizia Usa. Facciamo il punto sulle accuse di tracciamento a Apple, Google e Microsoft

Il tracciamento di Apple, Google e Microsoft hanno portato i tre Big IT davanti al Congresso Usa per rispondere agli interrogativi sollevati sul “caso iPhone” scoperto da due ricercatori e quindi riportato dalla stampa mondiale. L’audizione del Comitato, chiamato dal Congresso degli Stati Uniti a investigare sul caso privacy e sui dubbi di tracciamento degli utenti, è avvenuta ieri. In ballo è la privacy degli utenti correlata ai servizi di geo-localizzazione degli smartphone e tablet nell’era Mobile e Always-on (in cui gli utenti sono sempre connessi).

Alla base di tutto è il caso iOS 4, che è stato appositamente aggiornato da Apple alla versione iOS 4.3.3 per eliminare il problema. Anche se Apple ha negato il tracciamento, l’aggiornamento, fatto in fretta e furia (a ridosso dall’update iOS 5), dimostra che anche Apple ha ammesso la gaffe. I senatori Usa,  vicedirettore della Federal Trade Commission (Ftc) e il vice procuratore generale della divisione criminale del Dipartimento di Giustizia Usa hanno posto domande a Apple, Google e Microsoft, per capire i contorni della vicenda e il da farsi. Ecco come si si sono giustificati i tre Big IT in audizione.

Apple, pur negando il tracciamento, ha ammesso che il “database cache di posizionamenti collettivi aggregati” non trasmetteva dati a Apple ma le eventuali condivisioni con terze parti sono ammesse solo su esplicito consenso dell’utente; invece la lunga conservazione dei dati (addirittura di un anno) e l’impossibilità di disattivare il sistema, sarebbero stati causati dal una vulnerabilità risolta con l’ultimo update.

Microsoft ha spiegato di “raccogliere una ristretta quantità di dati che serve a determinare la posizione approssimativa del device e solo col consenso esplicito dell’utente” e di non aver mai tracciato ogni movimento dell’utente, ma di limitarsi a misurare triangolazioni e prossimità con ripetitori e reti WiFi al fine di utilizzare i servizi di geo-localizzazione, sempre più “alla moda” nel mercato smartphone.

Google ha detto di raccogliere unicamente informazioni anonimizzate, che vengono cancellate dopo una settimana, tuttavia il motore di ricerca ha tenuto a sottolineare l’importanza dei dati geolocalizzati per ottimizzare i servizi offerti associati, come dimostrano per esempio la collaborazione di Google con i centri per ritrovare persone scomparse oppure l’aiuto durante crisi naturali (nei terremoti di Cile e Giappone, Google ha offerto collaborazione per ricercare persone scomparse).

Le giustificazioni sono parse sufficienti? FTC ritiene di no: sono giustificazioni generiche, tanto che la Federal Trade Commission indagherà Apple. Ora un nuovo scottante caso riguarda le apps sui posti di blocco per il controllo del guidatore. Rim aveva già cancellato queste applicazioni controverse, ora Google ed Apple le considerano “maldestre” e dubbie. La questione sollevata su Privacy e smartphone, rimane aperta. Apple dovrà rispondere anche in Sud Corea; e i Garanti Privacy UE non si sono ancora espressi. In gioco sono tanti elementi: le normative (violate o meno, da verificare); ma anche l’interessamento per questi dati da parte delle autorità inquirenti e giudiziarie; la fidelizzazione degli utenti; l’immagine dei brand coinvolti.

Secondo Ovum il mercato della collezione dati provenienti dagli smartphone è in pieno boom e varrà 3 miliardi di dollari entro il 2013. Secondo Mobile Marketer, da uno studio di Google emerge che l’82% dei possessori di smartphone ricevono advertising mobile e il 74% acquista dopo aver usato uno smartphone durante lo shopping.

iPhone e iPad aggiornano iOS 4.3.3
iPhone e iPad aggiornano iOS 4.3.3 per non tracciare più gli utenti
Autore: ITespresso
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