Privacy e Siae, due problemi aperti

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Let's Encrypt per connessioni sicure

La Siae non molla l’osso sui trailer e sull’embed da YouTube. La Società degli autori ed editori (Siae) ha chiesto a blogger e siti Internet il pagamento di 1.800 euro per pubblicare in un anno i trailer dei film al cinema. E allunga  l’ombra perfino sull’embed dei blog amatoriali che partecipano al circuito di Google AdSense, e anche sui profili di Facebook. Il Web 2.0 e i social media in Italia sono sotto lo scacco della Siae. Il Garante Privacy italiano Francesco Pizzetti nei giorni scorsi ha detto a proposito di diritto d’autore: ”I giovani si sono abituati a una fruizione gratuita dei contenuti della rete come se questo fosse un diritto. Eppure nessuno di noi ritiene lecito entrare in un cinema senza pagare il biglietto”. Sul fronte privacy, Ftc ha chiesto a Facebook di mettere la privacy nelle mani degli utenti con meccanismi di Opt in (e non più Opt Out). Il dibattito è acceso in Rete.

La Siae è nell’occhio del ciclone. E’ vero che il Garante Privacy italiano Francesco Pizzetti ha ragione a dire “basta agli ideologismi”, tuttavia il fronte aperto dalla Siae, con l’esosa richiesta ai siti amatoriali (se partecipano ai micro-introiti di Google AdSense), è un macigno sulla strada dell’Open Web, quello di cui oggi a Roma si festeggiano i 20 anni con l’inventore del World Wide Web Tim Berners-Lee. A  fare ideologia sembra proprio la Siae, quando sostiene che i blog personali che, grazie a Google AdSense, generano ricavi, devono pagare la tassa per pubblicare trailer  sul sito: un balzello che, dopo l’Equo Compenso bocciato anche dalla UE, pone un nuovo freno allo sviluppo del Web italiano. La Siae passerà a monitorare i social network, perché fa solo distinzioni fra siti non a scopo di lucro e siti commerciali; ma lo “scopo di lucro” c’è anche laddova il sito amatoriale partecipa al circuito di Google AdSense.

A Francesco Pizzetti che dice che i ragazzi si sono abituiti a un Web gratis, ma che non si sognerebbero di entrare al cinema senza pagare il biglietto, risponde Tim Berners-Lee quando dice che è proprio l’Open Web a creare business e a far girare l’economia digitale. La Siae ormai viene visto come “ente inutile” dai costi proibitivi, che non è in grado di aiutare la tutela del copyright, ma allo stesso tempo pesa moltissimo sotto il profilo dei costi.

La SIAE “costa agli autori, ai discografici e ai fruitori di opere musicali protette (quindi ai consumatori) 13,5 milioni di euro all’anno“. Uno studio dell’Istituto Bruno Leoni fa le pulci alla Siae e a tutte le sue inefficienze. Secondo una precedente inchiesta di Altroconsumo, il personale Siae pesa per il 76% sui conti della società autori ed editori, e i costi della macchina sono esagerati rispetto alla tutela del copyright in Usa e Uk: i paesi anglosassoni spendono il 17% in meno per il diritto d’autore, mentre la Siae costa 193 milioni di euro all’anno. E così si spiega perché non riesce a rinunciare al famigerato bollino Siae, bocciato dalla Cassazione e dalla Corte europea, e perché debba inventarsi continuamente nuovi balzelli come questo che ipoteca l’esistenza dei trailer e degli embed da YouTube.

Solo un aneddoto: nelle scorse settimane la Siae ha multato per 205 euro, 14 bambini di Chernobyl per violazione del diritto d’autore: Il titolare dell´ufficio Siae di Martina Franca i bambini bielorussi avevano violato l´articolo 17 della legge numero 633 del 1941. Il reato che gli è stato contestato è quello di esecuzioni di opera di ingegno senza preventiva autorizzazione dell´autore”. Scandaloso e non etico, a giudizio di quasi tutta la Rete italiana.

Altro fronte bollente in Rete è quello della privacy.

Siae
Siae contro i trailer nei siti

L’americana Ftc, l’agenzia USA per il controllo delle comunicazioni, ha chiesto a Facebook di mettere la privacy nelle mani degli utenti con meccanismi di Opt in (e non più Opt Out). La a Federal Trade Commission ha messo sotto la lente Mark Zuckerberg, a tutela degli utenti, quando cambiò le impostazioni sulla privacy rendendo pubblico tutto quello che riguardava gli utenti del social network con oltre 800 milioni di utenti.

Qui, qualcosa si muove in positivo. Dal Wall Street Journal scopriamo un accordo tra l’FTC e Facebook, in attesa della firma del governo, che obbligherebbe gli utenti a scegliere se condividere le cose perché di default tutto sarebbe privato e invisibile a chiunque. Una rivoluzione copernicana rispetto ai meccanismo Opt-Out di oggi

Gli utenti di Facebook potranno scegliere cosa ognuno di noi vuole che si veda invece che scoprire chi sta ochieggiando nelle singole funzioni.

Infine il governo ha chiesto di sottoporre Facebook a controlli obbligatori sul rispetto della privacy per i prossimi venti anni. Per minimizzare i rischi per gli utenti e mettere paletti all’arbitrarietà di Facebook sulle funzioni che riguardano i vostri dati personali.

Privacy e copyright
Privacy e copyright, che fare?
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