Privacy, Facebook respinge le accuse di uno studio accademico

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Facebook tradurrà post e chat con un click
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Uno studio accademico, commissionato da Authority belga, mette Facebook al microscopio, accusando il social network di violazione della normativa europea per la tutela della privacy. L’azienda di Menlo Park respinge le accuse: “Report impreciso”

Lo studio, condotto da un gruppo di centri di ricerca accademici belgi, su commissione della Commission for the Protection of Privacy (Authority privacy belga), accusa Facebook di violazione della normativa europea sulla protezione dei dati personali. Non tarda ad arrivare la risposta del social network di Menlo Park, che contrattacca il report, definendolo inaccurato ed impreciso.

Facebook al contrattacco: Il report sulla violazione privacy, non avrebbe consultato il social network
Facebook al contrattacco: Il report sulla violazione privacy, non avrebbe consultato il social network

Ma la ricerca dei ricercatori belgi delle Università di Leuven e Libera Università di Brussels  punta il dito contro policy privacy complesse e tracciamento persistente degli utenti, senza il loro consenso (anche qualora abbiano scelto l’opt out dal sistema). Facebook però risponde, affermando di aver individuato nel report “errori reali” e di non essere stata consultata, nemmeno per fare chiarezza sulle tesi presentate nella ricerca: “Neanche ci hanno invitato a commentare prima di rendere pubblico il report. Comunque speriamo di essere coinvolti e che loro siano pronti ad aggiornare lo studio in corso“.

Le critiche al social network guidato dal Ceo Mark Zuckerberg riguardano il Follow, usato come tracker, l’assenza di opt-out sui dati della localizzazione, e soprattutto quei 13 milioni di siti con i tasti “Mi piace” e “Condividi”, accusati di inoculare cookies (pezzo di codice tracciante) anche se i bottoni non vengono digitati.

Facebook, però, difende il suo approccio: “I cookies rappresentano uno standard del mercato da 15 anni“. Chi vuole effettuare l’opt out per non vedere pubblicità basata sui siti che visita ed apps che utilizza, può effettuare l’opt out attraverso EDAA (European Interactive Digital Advertising Alliance), database sviluppato dall’European Industry Coalition, costituita da oltre cento aziende di marketing e pubblicità europee per gestire il tracciamento dei dati comportamentali degli utenti, in maniera trasparente.

Altro punto spinosa riguarda il modo in cui Facebook combina i dati da altri suoi servizi, quali Instagram e WhatsApp (quest’ultimo vanta 700 milioni di utenti e i messaggi inviati attraverso l’app hanno superato il numero degli Sms), per costruire un quadro completo, l’identikit da profilare, di un utente: ciò rappresenta una modalità in cui Facebook non aderirebbe alle leggi UE sulla privacy e protezione dati.

Gli studiosi sono consapevoli del fatto che Facebook abbia una differente opinione e visione sulle richieste della normativa europea, ma dicono di non aver ricevuto alcuna richiesta d’incontro.

Facebook ricorda di essere regolamentata dall’Irish Data Commissioner e dichiara di aver passato due audit in merito alle policy sulla protezione dati.

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Autore: ITespresso
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