Privacy, FTC potrebbe accendere i fari sull’esperimento di Facebook

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Epic chiede l'intervento di FTC sul caso Facebook e l'esperimento del contagio delle emozioni
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Electronic Privacy Information Center (EPIC) chiede l’intervento della Federal Trade Commission (FTC). Non convince l’esperimento sul contagio delle emozioni condotto su Facebook, manipolando le bacheche e i news feed degli utenti per una settimana

Le scuse di Sheryl Sandberg potrebbero non essere sufficienti: il mea culpa non ha placato l’ira di Electronic Privacy Information Center (EPIC), che ha chiesto l’intervento della Federal Trade Commission (FTC) affinché l’authority americana accnda i fari sull’esperimento sul contagio delle emozioni condotto su Facebook, manipolando le bacheche e i news feed degli utenti per una settimana.

La rivista Proceedings of the National Academy of Sciences ha ammesso al Guardian che Facebook è azienda privata e non deve aderire a principi scientifici. Ma c’è di più: è un’azienda privata a cui si è iscritto gratuitamente 1,2 miliardi di persone, affidando informazioni private: “La collezione di dati di Facebook è stata coinvolta in pratiche che non hanno richiesto un esplicito consenso informato e soprattutto la possibilità di opt out” ha dichiarato Inder Verma, editor in chief della rivista di psicologia su cui è stato pubblicato lo studio sul contagio delle emozioni manipolando le bacheche e i news feed di 700 mila utenti. Per la precisione: 689.003 news feed, in qualche misura “violate”. Forbes ritiene che le piattaforme di social networking debbano rispettare i termini di servizio e policy privacy, perché in gioco è il destino dei nostri dati e contenuti digitali. Si prospetta una violazione della privacy, tutta da verificare, come riporta il Financial Times, e l’Authority inglese è già al lavoro con Irish Data Protection Commissioner, visto che in Europa è l’authority irlandese ad occuparsi delle questioni privacy di Facebook.

Epic chiede l'intervento di FTC sul caso Facebook e l'esperimento del contagio delle emozioni
Epic chiede l’intervento di FTC sul caso Facebook e l’esperimento del contagio delle emozioni

E adesso Electronic Privacy Information Center (EPIC) ha chiesto l’intervento della Federal Trade Commission (FTC) per analizzare il comportamento di Facebook.

Secndo Epic, l’errore più grosso commesso dal social network di Menlo Park è uno: il Data Use Policy all’epoca non conteneva nessuna indicazione sul fatto che i dati sarebbero stati condivisi con gruppi di ricercatori. La gistificazione di Facebook si basa sul fatto che a dare il consenso sarebbero gli utenti stessi, impostando i setting per la privacy. Ma secondo EPIC la clausola che permette agli amministratori di Facebook operazioni interne, dalla ricerca e soluzione di problemi all’esame di dati, dai test alle ricerche e miglioramenti del servizio, sia stata implimentata dopo l’esperimento e non prima.

L’Authority inglese, Information Commissioner’s Office (ICO), ha acceso i fari, anche perché la modifica ai termini di servizio che ha aperto alla possibilità di effettuare “operazioni iterne”, fra cui “ricerche”, rendendo ineccepibile il test dal punto di vista formale, sarebbe stata apportata con quattro mesi di ritardo. Nel maggio 2012, mentre il test sulla reazione degli utenti all’esposizione di news feed positivi o negativi su Facebook, e sul contagio delle emozioni, era avvenuto a gennaio. Dall’11 al 18 gennaio 2012.

FTC ha sempre chiesto a Facebook di chiedere il consenso informato quando condivide dati con terze parti. EPIC vorrebbe che FTC obbligasse Facebook a rivelare l’algoritmo usato nell’area del sito: “La Commissione dovrebbe imporre sanzioni, inclusa la richiesta che Facebook renda pubblico l’algoritm con cui genera i News Feed“.

Il social network, nel porgere le scuse, non si è reso conto che il metodo di ricerca è spia del modo di pensare di Facebook sui suoi utenti. Ma ormai il social non è più un mero servizio commerciale, bensì una public utility. Ed è miope non vedere che tenere segreti certi esperimenti, erode la fiducia degli utenti. E 689,003 persone non sanno che sono state “cavie a loro insaputa”. I regolatori dovrebbero trarne le conseguenze.

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