Privacy, FTC vuole una Legge anti tracciamento

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Privacy online, Twitter adotta la tecnologia Do not track

Come esiste la tecnologia Do not track sui browser, così l’America deve dotarsi di una Legge Privacy. Intanto FTC preme sui colossi Internet per implementare il Do not track per tutelare la privacy degli utenti consumer

La tecnologia “Do Not Track” potrebbe essere l’asso nella manica dell’Authority statunitense, la Federal Trade Com mission (FTC) che ha stilato un rapporto di ben 120 pagine sulle raccomandazioni per non violare la privacy online. Il Presidente USA, Barack Obama, di recente ha chiesto una Carta dei Diritti degli utenti. FTC punta sulla tecnologia anti tracciamento sui browser, per ovviare ai problemi che hanno fatto gridare allo spionaggio degli utenti su Internet (e su Web mobile) nelle ultime settimane: dalle apps spione su iPhone all’aggiramento da parte di Google delle policy privacy sui browser (Safari e Internet Explorer). Come esiste la tecnologia Do not track sui browser, così l’America dovrebbe dotarsi di una Legge Privacy, dopo lo scandalo scoppiato con i casi Google, Facebook e Twitter. Ma non sarà affatto facile, intanto FTC chiede più trasparenza ed auto-regolamentazione.

I regolatori statunitensi stanno mettendo sotto pressione il colossi Internet per avere negli USA un sistema “Do Not Track” in grado di rassicurare gli utenti consumer sul controllo dei loro dati personali e sensibili.

FTC chiede al Congresso di ampliare la legislazione, oggi troppo soft, sulla tutela della privacy, per consentire ai consumatori di vedere come i loro dati online vengono effettivamente collezionati, usati e venduti, e per offrire agli utenti consumer la possibilità di bloccare tali pratiche.

Oggi l’Authority FTC ha poteri troppo limitati per operare, e gli “scandali privacy”, che di tanto in tanto scoppiano, quando si scopre il “tracciamento” all’insaputa degli utenti, sono causati da questi paletti che impediscono a FTC di operare preventivamente. Negli USA FTC non può regolamentare la privacy, come avviene con le potenti Authority europee. FTC può solo persuadere i colossi Internet ad adottare più severe policy privacy interne, e poi punire quelle aziende che eventualmente violano le loro stesse regole. FTC dunque preme perché i colossi implementino le tecnologie “Do Not Track”, il sistema con cui agli utenti consumer è sufficiente cliccare su un bottone sui loro browser Internet per assicurare che i loro dati non vengano collezionati.

Entro fine anno FTC si augura che l’opzione “Do Not Track” diventi effettiva. La ACLU applaude all’intervento dell’Authority. La Digital Advertising Alliance ha già affermato che rispetterà la tecnologia anti tracciamento. Invece Electronic Privacy Information Center (EPIC) teme che la “Do not Track” non basti: ha uno scopo limitato e non protegge più di tanto. In Rete bisogna evitare di pensare di essere “totalmente schermati”, a meno di non usare tecnologie come TOR o Anonymous remailer.

Le associazioni pro-privacy come il Center for Digital Democracy temono che l’autoregolamento non sia sufficiente. Ma la verità è che il Congresso ha finora fallito nell’estendere all’online le normative sulla privacy, come invece ha fatto l’Unione europea. Il “Do not track” è allora un compromesso, una scelta pragmatica. Anche perché l’industria di chi colleziona dati e li rivende, per consentire agli inserzionisti di puntare su pubblicità su misura, è un’industria multi-miliardaria.

Privacy online, FTC vuole lac tecnologia Do not track
Privacy online, FTC vuole lac tecnologia Do not track
Autore: ITespresso
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