Privacy, Google nel mirino della UE

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Google nel mirino delle Authority privacy nella UE

Le Authority privacy dell’Unione europea potrebbero mettere Google sulla graticola. Il francese Cnil chiede un’azione repressiva contro il motore di ricerca californiano

Le 27 Authority europee per la protezione della riservatezza puntano il dito contro le modifiche della Privacy di Google. Il motore di ricerca è anche accusato di essere stata “evasivo” in merito alle richieste dei Garanti Privacy UE. La Commissione Nazionale per l’Informatica e le libertà, il francese Cnil, denuncia la mancata risposta di Google alla richiesta di modificare le norme sulla privacy. L’authority di Parigi responsabile della privacy e Internet afferma, inoltre, che serve un’azione repressiva nei confronti del motore di ricerca di Mountain View. Sono queste in sintesi le denunce dei Garanti Privacy UE rivolte al colosso della ricerca online.

Già lo scorso marzo la Commissaria alla Giustizia UE Viviane Reding aveva affermato che sarebbe stata preferibile una pausa nell’entrata in vigore della semplificazione privacy che aveva suscitato perplessità, ma Google aveva declinato l’invito. Le ripetute rassicurazioni del motore di ricerca di Mountain View, avevano però sollevato dubbi. Da mesi i Garanti Privacy UE avevano tratto la conclusione che la semplificazione della privacy, pur non essendo una policy del tutto nuova (ma da 60 si passa un’unica policy), va però in conflitto con la direttiva UE e le normative nazionali per la tutela della privacy. L’agenzia francese CNIL dubita perfino della legalità della manovra: l’Authority parigina aveva informato Google del rischio di un’indagine europea. Ma, niente: Google rimane convinta di non violare normative UE.

La nostra normativa sulla privacy rispetta la legge europea e ci permette di creare servizi più semplici e più efficaci. Siamo stati sempre in contatto con il Cnil (l’authority francese n.d.r.) nel corso di questa vicenda e continueremo a esserlo in futuro” ha commentato Google. Ad ottobre, le 27 Authority europee avevano dato un ultimatum a Google, cocedendo quattro mesi di tempo al motore di ricerca guidato dal Ceo e co-fondatore Larry Page, per ”prendere delle misure effettive e pubbliche” per mettersi velocemente in regola con la Direttiva Ue in materia.

L’azienda californiana, quando ha concentrato le sue policy privacy in un’unica policy, non ha offre infatti un meccanismo esplicito e semplice di opt-out per sconnettersi dal nuovo sistema. Il gruppo europeo Article 29 Data Protection Working Party aveva inviato le raccomandazioni per lettera. Nella lettera si afferma che combinare dati in tale scala (da YouTube a Gmail fino al social network Google+, senza possibilità di opt out), crea elevati rischi per la privacy degli utenti. I Garanti chiedono a Google di modificare alcune pratiche. Le prime 5 delle 12 raccomandazioni spiegano a Google su come illustrare agli utenti il modo in cui le informazioni personali e sulla navigazione vengono utilizzate. Inoltre i Garanti vogliono che Google chieda esplicito consenso agli utenti. Google è anche sotto indagine antitrust in Europa.

Ma secondo Google non c’è alcuna violazione delle normative europee. Tuttavia la Privacy rimane un terreno minato per Google, come emerge anche da una campagna di Microsoft “per non farsi fregare“.

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Autore: ITespresso
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