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Privacy, la Ue stila 17 regole d’oro ai tempi di Facebook

Nel giorno di Safer Internet Day, la Commissione europea riparte da un'intesa con 20 aziende per tutelare la privacy A partire da  Bebo, Facebook, YouTube, Xbox e Windows Live, MySpace, Habbo Hotel, Yahoo!Answers e Flickr

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Oggi è il Safer Internet Day . Anche se al Wef di Davos i golden boys del social network hanno recitato il requiem della privacy, la Ue rimette il dito nella piaga: va bene socializzare online, ma bisogna tutelare la riservatezza. Nel giorno di Safer Internet Day , la Commissione europea riparte da un’intesa con 20 aziende per tutelare la privacy nell’era di Facebook e Twitter. L’accordo mette insieme i più noti: Bebo, Facebook (con 400 milioni di utenti al mondo), YouTube, Xbox e Windows Live, MySpace, Habbo Hotel, Yahoo!Answers e Flickr. Ma ci sono anche i meno noti: Arto, Dailymotion,Giovani.it, Hyves, Nasza-klaza.pl, Netlog, One.lt, Piczo, Ratee , Skyrock, SchülerVZ (VZnet), StudiVZ (noto come l’anti Facebook tedesco), meinVZ (VZnet), IRC Galleria (Sulake), Tuenti e Zap.lu.

La Ue ha rilasciato 17 regole d’oro ai tempi di Facebook: le regole spaziano dalle norme di sicurezza per i dipendenti su Facebook e Twittter (per non mettere a repentaglio dati sensibili aziendal i) a quelle sui dispositivi mobili (memorizzare su smartphone può mettere a rischio l’azienda in caso di furto o smarrimento del device); dalle falle nelle reti wireless all’invito ai giovani a condividere con consapevolezza. Meglio pensarci due volte prima di postare online qualcosa di personale: in Italia Sicurinrete.it dà i consigli ai giovani online.

Il Garante della Privacy italiano ha mandato in stampa 24 paginette per conoscere gli “effetti collaterali” del Web 2.0. Infatti l’ opuscolo del Garante Privacy (intitolato: Social network: attenti agli effetti collaterali). Dedicato alla prima generazione nativa digitale (born digital), per insegnare agli adolescenti, soprattutto ai minorenni, i rischi che si corrono a raccontare tutto di sè in Rete. Del resto, 4 ragazzini su 100 tra i 12 e 14 anni, e 8 su 100 tra i 15 e 17, hanno dichiarato di aver diffuso online proprie i mmagini di nudo o in pose sexy (fonte: Adiconsum).

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