Pro e contro della Delibera AgCom: istruzioni per l’uso

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Enforcement della normativa sul copyright: pro e contro. Istruzioni per l'uso della Dewlibera AgCom
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Dopo il regolamento sul diritto d’autore, l’AgCom nomina il comitato etico. Tutto quello che devono sapere gli utenti online italiani dopo il varo della Delibera AgCom. UPDATE: Google, gli ISP, associazioni dei consumatori impugneranno la Delibera

L’AgCom vara la Delibera sul copyright. Il provvedimento sul diritto d’autore entrerà in vigore dal 31 marzo 2014. L’AgCom,  dopo il varo della Delibera AgCom, nominerà il comitato etico: qui si apre un primo interrogativo, dopo che Antonio Nicita è stato nominato dalla Camera dei deputati senza un’audizione in una Commissione parlamentare competente. Ma, al di là delle pesantissime polemiche sull’attuale authority presieduta da Angelo Marcello Cardani, vediamo la Delibera nel merito.

 

Istruzioni per l’uso: che cosa devono sapere gli utenti online

Chi è titolare del diritto d’autore potrà aprire una procedura per ottenere il sequestro di un sito accusato di violazione di copyright. Secondo l’AgCom, l’enforcement mette nel mirino le violazioni di massa e non vuole penalizzare gli utenti finali.

Secondo l’authority presieduta dal presidente Angelo Marcello Cardani, il regolamento per la tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica “tiene conto delle osservazioni emerse nel corso di un’ampia consultazione dei soggetti interessati e nell’ambito di una proficua interlocuzione con la Commissione europea“. In effetti le modifiche richieste provenienti da Bruxelles sono scarse ma vanno al cuore del provvedimento: da cambiare è il taglio del “notice and take down”; inoltre è troppo fumosa la distinzione fra siti italiani e stranieri.

Inoltre l’AgCom “ha ritenuto proprio dovere contribuire all’azione di contrasto svolta dai pubblici poteri nei confronti della pirateria digitale. Il provvedimento assegna pertanto carattere prioritario alla lotta contro le violazioni massive e non riguarda gli utenti finali, per cui non incide in alcun modo sulla libertà della rete”, continua la nota.

Il regolamento promette “pieno rispetto del principio del contraddittorio. Per avviarlo, è richiesta la presentazione di un’istanza da parte del titolare del diritto. Pertanto, l’Autorità non agirà d’ufficio, il che esclude che i provider siano chiamati a svolgere un’attività di monitoraggio della rete“. Ma qui i provider dissentono: gli ISP temono che la Delibera non sia affatto chiara su questo punto controverso.

Infine l’Agcom dichiara di essere intervenuta con un provvedimento di enforcement del copyright perché afferma che “la lotta alla pirateria non possa limitarsi all’opera di contrasto, ma debba essere accompagnata da una serie di azioni positive volte a creare una cultura della legalità nella fruizione dei contenuti. In questo senso potrà operare l’apposito Comitato tecnico, formato da rappresentanti di tutti gli stakeholder e delle istituzioni interessate, che avrà il compito di favorire forme di autoregolamentazione finalizzate all’educazione degli utenti e alla promozione dell’offerta legale“.

Sia chiaro: il problema della pirateria e della contraffazione, denunciato da Confindustria Cultura da anni, insieme a FIMI, esiste. Tuttavia, la pirateria digitale è cresciuta a livelli abnormi a causa dell’assenza di business model adeguati nell’era digitale e della mancanza di un’offerta all’altezza di altri Paesi evoluti come gli Stati Uniti. L’arretratezza italiana, dal punto di vista dell’offerta, aveva cioè spinto la domanda a finire nelle fauci della pirateria.

 

Le critiche alla Delibera AgCom

Partiamo dal metodo: l’AgCom è un authority indipendente che pretende di regolamentare in via amministrativa reati ed illeciti previsti dai codici civili e penali, bypassando il Parlamento italiano, a cui spetta il compito di legiferare.

Entriamo nel merito. Si parla di contenuti pubblicati o meno a scopo di lucro: ma l’intenzione di guadagnarci, con un contenuto piratato, non è affatto obbligatoria ma si limita ad essere aggravante, per l’avvio della procedura.

E, secondo l’avvocato Fulvio Scorza un utente deve “spendere 4000 euro per difendersi al Tarse inibiscono l’accesso al suo sito. Una spesa non certo alla portata di tutti, visto che l’utilizzo del termine “opera digitale” è quanto mai vago e potrebbe comprendere l’intera Rete.

L’AgCom chiede la segnalazione all’autorità giudiziaria e il sanzionamento dei provider che non applicheranno la rimozione dei contenuti protetti dal copyright senza autorizzazione, con multe fino a 250mila euro.

Dopo la notifica dell’ordine di rimozione del contenuto, il presunto responsabile della violazione ha i tempi contati: appena 72 ore di tempo per rimuoverlo o approntare una difesa. A mediare è la direzione servizi media dell’Autorità, l’organismo collegiale che funzionerà da tribunale del copyright nazionale. Tre giorni sono un tempo sufficiente per un’azienda che si occupa professionalmente di Internet, ma sono un tempo scarso per chi tiene un sito a livello amatoriale. La delibera stabilisce che solo in certe condizioni i termini potranno essere prolungati, mettendo però a rischio siti che operano nell’economia digitale, già sottoposti allo stress della velocità della Rete.

Il procedimento si accorcia, passando da 45 a 10 giorni: in caso di scopo di lucro, messaggio ingannevole, od altri meno espliciti motivi (il fumosissimo “incoraggiamento”), la procedura può limitarsi a sole 24 ore.

Il provvedimento è stato accusato – non solo dalle associazioni che difendono i diritti civili, ma anche dal ministro degli Esteri Emma Bonino, dal presidente della Camera Boldrini, da Assoprovider, dalle aziende che lavorano in Rete e perfino da Frank La Rue, Relatore Speciale dell’Onu sulla promozione e la protezione del diritto alla libertà di opinione e di espressione  – di violare le direttive europee sulla libertà di espressione. L’AgCom vara la contestata Delibera, ma le pesanti accuse rimangono. E dopo il famigerato “Decreto Romani”, definito – secondo i cablo di WikiLeaks – un attacco alla libertà d’espressione e ai principi democratici, l’Italia si meritava qualcosa di meglio.

In un Paese al terz’ultimo posto per lo sviluppo della banda larga e dove il mercato IT è in declino da trimestri e trimestri, mentre la digitalizzazione della PA procede a rilento, la Delibera AgCom potrebbe ostacolare ulteriormente la crescita dell’economia digitale italiana, accelerando invece il Cultural Divide che già accompagna il divario digitale italiano.

L’Italia ha un il suo patrimonio culturale composto da 3617 musei, 1018 munementi, 129 siti archeologici (senza contare quelli subacquei) e 46.025 beni architettonici, 5668 beni archeologici e 47 siti Patrimonio del’Unesco. Ma tutti i musei pubblici italiani incassano meno del solo Louvre a Parigi, perché il Paese non sa sfruttare l’economia digitale in maniera efficace, ma al contrario rende l’ecosistema italiano sfavorevole al digitale, disseminandolo di normative antidiluviane che non recepiscono come l’IT sia la leve per crescere e la strada obbligata per conservare, tutelare e valorizzare il patrimonio artistico nell’era dei Bit.

Il ministro Bray ha affermato che nell’era dei bit è essenziale rendere i contenuti digitali (e-content) accessibili a tutti nel rispetto del diritto d’autore e della tutela della perivacy: “Bisognerà riuscire a conciliare due esigenze: da una parte quella di allargare il pubblico di chi può usufruire di contenuti sul web, dall’altra quella di garantire un quadro di riferimento chiaro di regole che stabilisca quali sono i limiti di questa utilizzazione“. Il 40% della popolazione italiana maggiore di 14 anni è disposta a pagare per consumare contenuti digitali. Ma siamo sicuri che la Delibera AgCom offre davvero un quadro di riferimento chiaro, limpido e trasparente di regole?

Secondo l’avvocato Guido Scorza urge il “ripristino della legalità” che “passa per le risposte che un giudice nazionale, organo costituzionale, democraticamente irrinunciabile dovrà dare circa la legittimità dell’operato dell’Agcom che è un’Amministrazione dello Stato per quanto vestita della nobile paratia di Autorità amministrativa indipendente e poi per quelle che, con ogni probabilità, dovranno dare i giudici europei e quelli internazionali circa la compatibilità della nuova disciplina italiana sul diritto d’autore online rispetto alle regole europee e, soprattutto, al sistema dei diritti fondamentali dell’uomo“.

UPDATE: Google, gli ISP, associazioni dei consumatori impugneranno la Delibera “probabilmente al Tar del Lazio”.

Enforcement della normativa sul copyright: pro e contro. Istruzioni per l'uso della Dewlibera AgCom
Enforcement della normativa sul copyright: pro e contro. Istruzioni per l’uso della Dewlibera AgCom
Autore: ITespresso
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