Proteggere i cd dalla pirateria gioie e dolori delle case discografiche

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Negli Stati Uniti dAmerica le associazioni dei consumatori si sono ribellate alle nuove modalità di protezione dei cd musicali

di Gerardo Antonio Cavaliere NEW YORK – I politici americani, inoltre, chiedono formali spiegazioni alle potenti industrie discografiche circa una possibile violazione delle norme che regolano la registrazione domestica (AHRA – Audio Home Recording Act). Sembrava troppo facile per le case discografiche cercare nuovi mezzi di tutela per i propri cd. Adesso il discorso sulla liceità della protezione digitale viene allo scoperto e fuoriesce dai dibattiti dottrinali, per imboccare una direzione – per così dire – più pratica. Un gruppo di politici americani, guidati dal repubblicano Rick Boucher ha chiesto formalmente ai discografici americani di redigere un rapporto sulle modalità di protezione dei cd. Il sospetto è quello di attentare al diritto degli utenti di fare una copia personale dei cd acquistati, diritto previsto nel AHRA del 1992. Il problema sollevato dalle associazioni dei consumatori e dai politici americani è uno dei problemi più evidenti che seguono alla diffusione e allutilizzo di tali strumenti cioè la progressiva eliminazione delle c.d. riproduzioni per uso personale. Queste, disciplinate in Italia dalla legge 633/41 allarticolo 68, sono possibili se fatte, però, con mezzi di riproduzione non idonei allo spaccio o diffusione dellopera nel pubblico. La masterizzazione è un mezzo idoneo alla diffusione nel pubblico e, pertanto, se non autorizzato dal titolare dei diritti del brano che si vuole copiare, è vietata. E lecita, invece, la creazione di una copia per uso personale dellopera legittimamente acquistata. [STUDIOCELENTANO.IT]

Autore: ITespresso
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