Quake 4

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C’era una volta il "miglior sparatutto per PC"…

L’ultima “fatica” dei Raven, se così la si può chiamare, è, prima che “un seguito eccellente”, un vero e proprio monumento alla pigrizia. Quake 4 è infatti Quake 2 sottoposto a un lifting imponente. In quanto a creatività, intelligenza, interazione, trama o quant’altro si pensi di poter ritrovare in “uno sparatutto di ultima generazione”, Quake 4 non ha nulla da dire. Il gioco consiste soltanto nel percorrere una serie di corridoi e cunicoli sparando a tutto ciò che si muove: niente di più e niente di meno. Impossibile interagire con le ambientazioni e, d’altronde, non ci sarebbe alcuna ragione per farlo: il motore fisico è lì solo per bellezza e, serrature a parte, non v’è traccia di qualcosa che somigli a un enigma. Per una buona metà del gioco il combattimento è del tutto decerebrato: i nemici non mostrano segni di intelligenza artificiale, mentre il livello medio di difficoltà pare essere stato artificiosamente abbassato. Solo nella seconda parte del gioco diventa necessaria l’adozione di qualche tattica per liberarsi degli avversari, mentre in talune missioni viene richiesto di scortare altri personaggi, quali medici o tecnici, pena l’impossibilità di usufruire dei loro servigi nel momento del bisogno. Il percorso ludico continua in modo del tutto lineare e guidato: spazi angusti, delimitati da porte chiuse e da barriere invalicabili che “suggeriscono” l’unico sentiero possibile. La monotonia è rotta soltanto da qualche sezione incentrata sull’uso di veicoli “alla Halo”; sezioni di modesto spessore che dimostrano la propria natura di puro e semplice diversivo. I Raven non sono riusciti a sfruttare neppure il colpo di scena (da tempo annunciato) con il quale lo stesso protagonista viene trasformato in uno Strogg, per infondere un po’ di varietà nello schema di gioco. L’unica novità apprezzabile nel “comparto armamenti” (rimasto invariato) consiste invece nella possibilità di potenziare il proprio arsenale con degli appositi upgrade, ma va segnalato anche il debutto della “Dark Matter Gun”, la nuova “smart bomb” che va a sostituire il vecchio BMG. Nonostante questi tratti alquanto deludenti, Quake 4 rimane uno sparatutto che i puristi dell’azione più assoluta gradiranno comunque. Anche perché la veste grafica, fuori da ogni parametro, costituisce un valido incentivo a continuare a giocare sino alla fine, che arriva in appena 10-12 ore. Lontani dalle assurde oscurità di Doom 3, qui è possibile ammirare tutte le evoluzioni dell’ultimo motore grafico di iD Software, e c’è davvero di che rimanere a bocca aperta. L’aspetto dei nemici (alcuni di dimensioni enormi) è fantastico: i corpi sono dettagliati fino all’inverosimile, complici tutte le tecnologie di illuminazione e renderizzazione che una scheda grafica dotata degli Shader 3.0 è in grado di applicare. Non v’è dubbio che Quake 4 costituisca lo stato dell’arte della grafica nel settore dei videogiochi, a patto di possedere un hardware di ultima generazione. Il multiplayer lascia invece ancora l’amaro in bocca. Non solo vengono riproposte le stesse mappe del vecchio Quake 3 Arena, ma non viene neppure offerta la possibilità di giocare contro i consueti “bot” di allenamento. Nel complesso Quake 4 si gioca bene, appaga gli occhi e la voglia di puro “frag”, ma è un’esperienza che si dimentica rapidamente. Raven ha fatto solo il minimo necessario e niente di più: un po’ troppo poco.

Autore: ITespresso
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