Quale Buona Scuola? La trasformazione digitale in cerca di senso

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EducaTI è il nuovo progetto di Telecom Italia per la scuola digitale
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Non saranno le iniziative dei vendor IT che fioccano a ogni nuovo regolamento a riscattare la nostra scuola, ma la capacità di vedere nella pubblica istruzione non un business ma una voce necessaria di spesa. Mancano ancora uno spirito e un progetto unitario a lungo termine

Tiene banco in questi giorni il dibattito sulla scuola, da tutti i punti di vista, e gli ultimi avvenimenti in Parlamento riportano anche l’attenzione dei vendor IT sul tema. Per esempio fa parte del decreto Buona Scuola l’arrivo della programmazione informatica, attraverso la collaborazione tra Miur e Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica. Ci sono 350 milioni di euro di investimenti del Miur dedicati alle azioni in questo senso disponibili da subito fino a dicembre 2016. Comprenderanno il cablaggio delle scuole da raggiungere secondo il Piano per la banda ultra larga.
E proprio una settimana fa la Camera ha approvato in via definitiva il disegno di legge di ritorno dal Senato di conversione del decreto legge del 29 marzo 2016, n. 42 relativo alle disposizioni urgenti in materia di funzionalità del Sistema Scolastico. Non solo, la Buona Scuola (legge 13/07/2015 n.107, budget di oltre un miliardo) del ministro Giannini prevede ora anche lo SchoolBonus e quindi il Ministero contempla la possibilità per qualsiasi cittadino di effettuare una donazione che può essere detratta in sede di dichiarazione dei redditi con un credito di imposta pari al 65 percento di quanto si è erogato. Tali contributi possono essere utilizzati sia per la realizzazione di nuove strutture, sia per il mantenimento e il miglioramento delle esistenti e per migliorare i progetti di alternanza scuola/lavoro.

la Buona Suola
Il logo della Buona Scuola

Da un lato quindi il sistema scolastico sembra avvilupparsi ogni giorno di più su se stesso, come impossibilitato ad acquisire agilità ed efficienza, dall’altro è al centro dell’attività del governo, ma a volte con normative che sembrano in netta contraddizione con quello che si vorrebbe ottenere. E ancora, considerato che comunque studenti e famiglie sono prima di tutto ‘consumatori’ ecco che per ogni buon nuovo regolamento fioccano le iniziative dei vendor IT.

Riguarda la scuola primaria, ma è un buon esempio tout court, l’attenzione alla proposizione di Kodu da parte di Microsoft, in grado di avvicinare i bambini alla programmazione; si pensi ancora ai programmi di licensing dedicati dal vendor proprio a insegnanti e studenti, si pensi agli sforzi di altri attori come Lenovo con il software Lan School, o ancora alle proposte di HP.

Il problema tuttavia non è la mancanza di tecnologia, ma l’assenza di una visione d’insieme di tutto il sistema scuola che si dovrebbe mettere in cammino nello stesso momento e nella medesima direzione, con la certezza di una visione strategica continuativa e non legata semplicemente al colore del governo di turno. Invece la percezione degli insegnanti, e non certo di quelli di cattiva volontà (che probabilmente riescono a non soffrire del tutto),  è che manchi un disegno didattico completo, la cornice, e che le iniziative sembrino calate dall’alto, con l’unico obiettivo di arrivare a poter dire: fatto!! Sì, lo sappiamo, il ministero ha somministrato dei questionari per ascoltare la base… Troppo poco.

Si percepisce l’insoddisfazione per l’attuale Piano Nazionale per la Scuola Digitale: gruppi di lavoro, nomine di Animatori Digitali (secondo il governo sarebbero già stati nominati, ma le scuole non hanno capito nemmeno cosa devono fare), formazione per gli stessi formatori lacunosa, sono solo alcuni dei rilievi che offrono, dal di fuori, l’ennesima impressione di iniziative calate dall’alto su una realtà esausta che soffre e non poco per un’aura pregiudiziale del tutto negativa che fa anch’essa oramai parte del pacchetto scuola.

La buona scuola
Il sito https://labuonascuola.gov.it – Se il buongiorno si vede dal mattino, sarà una brutta giornata. Le ultime news pubblicate sono di novembre 2015

Non ci vuole un genio per capire che l’antica iniziativa relativa alla lavagna interattiva (LIM), vista come la chiave di volta per l’adeguamento della scuola all’era digitale, ha rappresentato, essa stessa, la maschera dietro cui celare problemi storici mai risolti. Non ce ne è: la scuola, ancora di più oggi, è considerata prima di tutto un’azienda in perdita, perché il modello ideale – formare semplicemente per regalare al Paese in futuro delle persone migliori, senza poterci guadagnare sopra un euro nel breve termine –  per nessuno degli attuali contabili sembra un buon investimento, anche se gli investimenti ci sono. Fa sorridere se si pensa come invece le crisi economiche vere, reali, per esempio quella del 2008, fossero fondate su ben altri azzardi, che di sicuro non avrebbero portato nulla di meglio né alle persone, né alle economie di mezzo mondo.

Così anche il governo Giannini oggi sembra procedere tra mille rivoli di sforzi che si disperdono e non fanno sistema. E’ partita la fase di formazione degli Animatori Digitali nominati (oltre 8300) e vedremo a cosa porterà, con 138 milioni di euro si dovrebbero realizzare gli ambienti digitali per la didattica (un quotidiano nazionale riporta che sono state finanziate al momento circa 6mila scuole), proseguono i laboratori di coding per la scuola primaria. Ci lascia perplessi, già così, l’idea che si parli ancora di ambienti digitali per la didattica quando oramai i ragazzi vivono nel mondo digitale senza percepirlo come un luogo a parte.

Il ricambio naturale degli insegnanti nel tempo sarà la vera garanzia di alcune competenze di base acquisite, e il problema continuerà a spostarsi a un livello superiore, con il Governo di turno che probabilmente non avrà più l’alibi di un corpo docente incompetente, ma semplicemente dovrà prendere coscienza di avere abbandonato la scuola a se stessa perché – per definizione – la ‘vera’ Buona Scuola è un costo e non porta soldi né un ritorno di immagine immediato a chi ci crede davvero, ma soprattutto – più ancora che disporre di tecnologie – conta poterle utilizzare per formare, motivare, trasmettere, in una parola insegnare.

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