Quale è il rimedio migliore contro lo spamming?

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Anche in America lo spamming è visto in termini molto negativi, ma non è facile trovare un rimedio davvero efficace.

NEW YORK. Secondo un’indagine statistica tenutasi negli Stati Uniti e denominata “2003 Consumer Spam Study”, il 74% degli americani e’ favorevole a stilare una “no-spam list”, per impedire che la propria casella di posta venga inondata di messaggi spazzatura. L’indagine e’ stata realizzata intervistando oltre 1000 utenti ed e’ stata diffusa mentre il Senato Usa sta dibattendo sulla controversa questione. L’iniziativa, infatti, non ha finora incontrato il consenso delle autorità, secondo cui la creazione di una lista di indirizzi elettronici non e’ “un metodo utile di spendere soldi per rafforzare la lotta allo spam”. La proposta della lista anti spam, nasce sulla falsariga della lista “do-not-call”, nata per arginare il crescente fenomeno del telemarket, i messaggi pubblicitari ingannevoli sui cellulari. In effetti la maggior parte degli intervistati, ritiene che le attuali misure anti-spam, filtri o blocco del mittente, non siano sufficienti. Il 37% dice di aver paura che il blocco del mittente non faccia altro che confermare agli spammer il proprio indirizzo e-mail. Come appare evidente dall’indagine statistica sopra descritta anche il popolo americano e’ ormai stanco dei continui messaggi di posta elettronica indesiderati che in molti casi nascondono pubblicità ingannevoli. Anche in Europa la questione e’ molto sentita e la Direttiva sul commercio elettronico 200/31/CEE di recente recepita dal nostro ordinamento ha affrontato anch’essa il tema della comunicazione commerciale non sollecitata: infatti l’art. 7 fornisce una soluzione regolamentare del c.d. spamming, l’invio cioè di posta elettronica non richiesta agli utenti titolari di caselle di posta elettronica. La tutela del consumatore viene resa effettiva mediante prescrizioni analoghe a quelle presenti nell’articolo 10, paragrafo 2, della Direttiva 97/7/CE ed all’art. 12, paragrafo 2, della Direttiva 97/66/CE del Parlamento europeo e del Consiglio sul trattamento dei dati personali e sulla tutela della vita privata nel settore delle telecomunicazioni. La norma si e’ resa necessaria a seguito del proliferare di iniziative spontanee di difesa da parte degli utenti della rete che hanno finito spesso per generare danni di rilievo a soggetti del tutto estranei alla attività di spamming .In realtà, la tutela dell’utente telematico, in assenza di esplicite definizioni normative e’ stata realizzata indirettamente dalle misure di autotutela adottate dagli Internet Service Providers, che provvedono a sospendere l’invio alla casella di posta elettronica dei propri abbonati di tutti i messaggi provenienti da un operatore mediante il quale si esercita lo spamming. La misura cautelare genera spesso un danno alla attività dell’incolpevole fornitore di caselle di posta elettronica e dei suoi abbonati, i quali se intendono inviare un messaggio ad un soggetto che ha la propria casella di posta presso il provider che ha adottato la misura di ritorsione, si vedono opporre un netto rifiuto all’invio dell’e-mail. Gli stessi utenti telematici hanno creato sistemi di autotutela basati sul principio della ritorsione come l’esercizio della c.d. reazione flaming. Essa consiste nell’invio di numerosi annunci di protesta nelle caselle degli operatori colpevoli dell’invio di unsolicited-mail con il conseguente blocco del sistema del sollecitatore telematico. Naturalmente queste soluzioni non sono state ritenute sufficienti dal legislatore comunitario che ha optato per una tutela diretta degli utenti telematici. STUDIOCELENTANO.IT

Autore: ITespresso
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