Quanto è difficile usare la posta elettronica!

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Non è così facile scambiarsi tranquillamente lettere di posta elettronica. Infatti, il fenomeno dello spamming e il conseguente uso "schizofrenico" delle c.d. blacklists rende la vita difficile a tutti i navigatori.

Sembra paradossale, ma oggi non è così facile scambiarsi tranquillamente lettere di posta elettronica. Infatti, il fenomeno dello spamming e il conseguente uso “schizofrenico” delle c.d. blacklists rende la vita difficile a tutti i navigatori. Il paradosso sta nella circostanza che, alle soglie dell’uso generalizzato di strumenti di connettività senza fili come il Wi-Fi e, più in generale, di un utilizzo quotidiano di Internet, non sia possibile scambiarsi qualche semplice e-mail. Il motivo fondamentale di tutto ciò risiede nel fenomeno di malcostume chiamato spamming. È proprio per combattere questo “invisibile” nemico che si fa ricorso alle c.d. blacklists ovvero le liste di quegli indirizzi di posta da cui si genera lo spam. Queste liste sono aggiornate da diversi utenti della rete e sono utilizzate da molti mail server, che così filtrano “a monte” le e-mail spazzatura. Pur essendo (in teoria) molto valido come strumento antispam, l’uso delle blacklists ha un temibilissimo risvolto negativo: le liste sono create da soggetti a ciò non autorizzati né per qualità istituzionali né per altri requisiti. Può dunque capitare (ed è successo) che vengano inserite in quelle blacklists indirizzi di posta appartenenti a grandi ISP e che si generi di conseguenza il blocco delle comunicazioni fra svariati utenti della rete. È pertanto un fenomeno di natura prettamente commerciale, mediante il quale alcuni soggetti muovono nascostamente le fila dell’economia internettiana, ovviamente senza alcun tipo di controllo istituzionale. Ma il fatto che indispettisce ancor di più i navigatori è che molto spesso sono inclusi in queste liste anche soggetti del tutto estranei agli spammers. Dunque, anche solo per qualche casualità, si rischia di rendere impossibile la lecita fruizione della propria posta elettronica, pur non essendo spammers! Insomma tutti gli utenti legittimi utilizzatori di Internet non solo devono fronteggiare irritanti problemi con lo spam, ma devono anche subire forti limitazioni al proprio “diritto alla e-mail” a causa di onnivore blacklists (ingestibili neppure dai grandi esperti della rete). Purtroppo sia gli appassionati sostenitori delle liste nere sia gli invisibili spammers non trovano ancora a livello internazionale una adeguata disciplina. Mentre (una volta tanto!) in Italia ci siamo dotati molto tempo fa di norme applicabili anche al fenomeno virtuale dello spamming (si veda la l. 675/96), nelle altre parti del mondo questa disciplina non è stata seguita. La resistenza più forte è quella americana. Lì vige il principio (sancito dal primo emendamento) del free speech, ovvero libertà di parola. Anche se questo principio è codificato in molte Costituzioni mondiali (come d’altronde in Italia), la forza di questo diritto è talmente penetrante negli USA da far considerare ai commentatori lo spam come una sua esemplificazione (e più avanti si analizzerà in concreto un episodio a tema). [ STUDIOCELENTANO.IT ]

Autore: ITespresso
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