Quel diavolo di Microsoft SkyDrive

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SkyDrive non è un semplice repository nella cloud per i file e le foto, ma si propone agli utenti come uno strumento per cambiare il proprio modo di lavorare, senza la preoccupazione di dover salvare i file su più device. SkyDrive è un vero ‘sharepoint’ consumer, disponibile per tutte le piattaforme

I servizi Live di Microsoft non hanno più bisogno di questa denominazione semplicemente perché parlare di Windows 8 significa parlare anche di servizi cloud. E Windows 8 sarà un sistema operativo di servizio abbracciato alla cloud, perché mette a disposizione dell’utente le risorse che servono per lavorare e divertirsi, quasi senza il velo della distinzione tra ciò che è cloud e ciò che è infrastruttura locale.

SkyDrive in questo senso è già un ottimo scenario di esempio. E’ in grado cioè di offrire un’idea precisa di come potrebbe cambiare il modo di lavorare. SkyDrive è stato lanciato come servizio di storage online quasi quattro anni fa, all’interno dei servizi Windows Live, con account utente che nel tempo sono arrivati a offrire gratuitamente fino a 25 Gbyte di spazio gratuito. Ora, affiancato alle Web app di Office, ha maturato la propria identità con strumenti di collaboration evoluti e strumenti di integrazione con Office,  che per alcuni aspetti lo avvicinano naturalmente a una sorta di SharePoint consumer. Non ci imbarazza definirlo così proprio per le sue potenzialità. Allo stato attuale SkyDrive si propone sui computer Windows, come sui Mac, sui tablet e sugli smartphone (sia iOs che Android). Con Office, e non solo con Office per Windows, chiaramente offre qualcosa in più. SkyDrive tra l’altro propone già servizi di condivisione ed editing file anche con Office per il Mac.

La sfida che i servizi come i dischi virtuali in the cloud devono raccogliere è legata ai limiti della banda, specialmente in upload. Una ricerca interna di Microsoft svela, per esempio, che solo il 20% degli scatti fotografici vengono salvati sulla cloud; è una porzione che si riduce all’un percento quando si parla di documenti. Questo ha frenato in parte l’utilizzo dello storage in cloud e Microsoft proprio per questo ha pensato a un paradigma diverso rispetto a quelli tradizionali. Ecco perché.

Le peculiarità di SkyDrive

Chi offre servizi in cloud ha seguito in pratica tre modelli: quello di Apple con un account su tutti i device, rinunciando alla flessibilità dell’elaborazione delle informazioni, ma per il massimo della semplicità; quello tipico di DropBox di un sistema File/Cloud e quello di SkyDrive che si propone come disco in cloud con servizi di condivisione, backup e sincronizzazione, ma ha però (e manca agli altri) il supporto delle applicazioni di gestione Office e dell’interoperabilità spinta con i sistemi operativi Microsoft. Memopal, nella sua forma completa, per esempio, sarebbe tranquillamente equiparabile a questo servizio, ma bisogna riconoscerne le diversità su due fronti: la prima è quella dell’integrazione con Office mancante, la seconda è quella dell’utilizzo che offre SkyDrive in modalità Fetch.

Scaricando una piccola applicazione sul computer è infatti possibile condividere non solo i contenuti di SkyDrive, ma addirittura accedere a tutti i file residenti su un computer remoto che ha installata, come sul computer principale, la piccola applicazione SkyDrive. In questo caso SkyDrive è proprio una diavoleria utilissima. Se cioè non sono stati caricati per tempo i file su SkyDrive, potrete recuperarli in questo modo e procedere quindi con il vostro lavoro. Garante del processo è il vostro Microsoft Account e un codice di conferma che vi viene inviato sulla casella di posta. SkyDrive inoltre si può utilizzare come se fosse un disco perfettamente assimilabile alle altre vostre directory.

Alcuni limiti ci sono ancora. Fetch Files non si può utilizzare con i dispositivi mobile, ma arriverà anche questa caratteristica e indipendentemente, per quanto riguarda Windows Phone, da Apollo. Un altro limite in via di risoluzione è dato dal fatto che da Pc non si possono vedere i file del computer Mac, ma invece è possibile fare viceversa. Questo preclude ovviamente la possibilità di usare la caratteristica FetchFile anche tra due Mac.

SkyDrive è in grado di svolgere update differenziali (sull’analisi del codice binario) di singoli file, ma non offre caratteristiche di deduplica delle ridondanze. E’ dotato altresì di un sistema di versioning in grado di considerare i formati office e Open Document. Nel tempo infine si è arricchito di funzionalità tra cui la pubblicazione diretta delle foto su Facebook e Twitter, come anche, attraverso alcuni gadget, è possibile accedere ai propri file SkyDrive da Outlook (con Xobni).

L’utente che vuole utilizzare SkyDrive gratuitamente ha a disposizione 7 Gbyte di spazio, ma se era già utente può sfruttare ancora i 25 Gbyte del licensing precedente, in seguito a una semplice procedura proposta online. Per 37 euro all’anno si possono poi acquistare altri 100 Gbyte di spazio (per un massimo, al momento, di 125 Gbyte). Memopal, tanto per fare un confronto, offre 200 Gbyte di spazio per 49 euro all’anno (ma anche le caratteristiche del servizio sono diverse).

Per saperne di più leggi anche: A ciascuno il proprio storage nella cloud

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