Quinto round – Web 2.0 e università

Aziende

Web 2.0 e aziende è una accoppiata popolare. Il connubio Web 2.0 e università
lo è meno. Ultimo giro di opinioni alla Tavola Rotonda di Vnunet

Invitati alla Tavola rotonda virtuale organizzata da Vnunet : Fiorello Cortiana, senatore e ideatore dell’iniziativa; Marco Comastri, amministratore delegato di Microsoft; Pierfilippo Roggero, amministratore delegato di Fujitsu Siemens Computers; Arturo Di Corinto, giornalista e docente universitatio della Sapienza di Roma; Giovanna Sissa, Responsabile osservatorio tecnologico Ministero della Pubblica Istruzione e presidente di Isdr

VNUnet: Web 2.0 e aziende è una accoppiata popolare. Il connubio Web 2.0 e università lo è meno: come coniugare in concreto due mondi così diversi?

Fiorello Cortiana: Il Dipartimento di Scienze dell’Informazione dell’Università Statale di Milano, grazie ad un primo contributo della Fondazione CARIPLO, ha messo a punto un programma per la condivisione delle ricerche prodotte nelle università. Consentirgli, con i fondi necessari, di completare il lavoro e di implementarlo in rete costituirebbe una pratica esemplare ed efficace di condivisione della conoscenza tra le università, i docenti, i ricercatori e gli studenti.

Marco Comastri: In realtà studenti e ricercatori sono per loro stessa natura ampiamente collaborativi. Quindi alcuni degli strumenti del web 2.0 sono molto usati in questi ambienti. È anche vero che il web 2.0 non è disegnato per risolvere ?tutti? i problemi della condivisione della conoscenza. La conoscenza più strutturata, ad esempio, ha bisogno di tecnologie sofisticate di condivisione dei documenti e di gestione di gruppi di lavoro che oggi non sono catalogate necessariamente come ?web 2.0? o che perlomeno pre-esistevano almeno in parte al nuovo fenomeno. Altro esempio che ricade in questa categoria sono gli strumenti di e-learningo di condivisione dei contenuti dei corsi. Insomma le soluzioni utili sono molteplici e il nuovo non deve necessariamente spazzar via quello che c’è di buono nell’esistente. In sintesi, tecnologie e modalità di condivisione della conoscenza sono molteplici, e il web 2.0 è una meravigliosa innovazione in questo senso. Ma la magia del software ci farà andare oltre, e le persone saranno sempre più al centro di una rivoluzione che tenderà a far convergere il mondo della conoscenza con quello della comunicazione e della collaborazione.

Pi erfilippo Roggero: Il connubio tra web 2.0 è Università è in realtà più popolare di quanto si pensi. Il Web 2.0 sta infatti cambiando il modo con il quale le università interagiscono con i propri studenti, che sempre più contribuiscono alla creazione di una conoscenza ?collaborativa? e che quindi più di altri contribuiscono alla creazione dell’economia della conoscenza. Occorre però guardare con circospezione a un fenomeno nato da poco ed esploso come una moda e i cui effetti si vedranno nel lungo periodo. Occorre però dare atto al Web 2.0 di semplificare la capacità comunicativa degli individui e di aumentare l’interazione fra corpo docente e studenti. Anche i docenti iniziano a sfruttare le applicazioni Web 2.0, utilizzando gli strumenti di ricerca collaborativa, o le piattaforme di social writing che permettono a più persone contemporaneamente di lavorare allo stesso documento su Internet. I blogpossono invece essere utilizzati per interagire con un pubblico più ampio di quello della propria classe. Negli Stati Uniti sono già numerosi gli esempi di utilizzo del Web 2.0 all’interno di College e Università. Non abbiamo ancora elementi per misurare l’efficacia di questo connubio e di stimarne gli effetti positivi nel lungo periodo ma, nella misura in cui esso contribuisce a condividere le informazioni e ad aumentare il livello di interazione, rappresenta un elemento a favore della creazione di una società della conoscenza. Tale società non può però prescindere da una Governance interna che si prenda cura della crescita e dello sviluppo di questo strumento in modo da poter massimizzare gli effetti positivi e minimizzare i possibili effetti negativi. Sarà necessaria la nascita dall’interno di valori etico comportamentali condivisi.

Arturo Di Corinto: Favorendo la libera iniziativa degli studenti e mettendo loro a disposizione infrastrutture di rete, software libero, CMS già confezionati e da customizzare per avviare iniziative editoriali autogestite. Ma anche insegnandogli i concetti sovraordinati all’uso del software, non di un software specifico, offrendo loro strumenti interpretativi e di analisi per capire che la privacyin rete è importante; che esistonocomunità di paridedite allo scambio di beni comuni immaterialisenza rischio di violare il mostro sacro della proprietà; che la solidarietà, la cooperazione, la condivisione, il divertimento, la sperimentazionedevono venire prima del profitto. Giovanna Sissa: Le università dovrebbero seguire un approccio diverso, un approccio bottom up. Faccio l’esempio del caso di Facebook.com, un’applicazione della galassia Web 2.0, nata dal basso in East coast dove gli studenti universitari si incontrano e inseriscono le loro fotografie (mettendo in gioco se stessi): Facebook viene oggi usato dalle stesse istituzioni universitarie per comunicare con i propri studenti. Le università per sfruttare le potenzialità del Web 2.0 dovrebbero anche cambiareil loro modello di relazione.

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