Raccolta firme contro l’anti pirateria di AgCom

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La petizione contro la proposta di AgCom è stata lanciata da Adiconsum, Agorà Digitale, Altroconsumo, Assonet-Confesercenti, Assoprovider e lo studio legale Sarzana

Adiconsum, Agorà Digitale, Altroconsumo, Assonet-Confesercenti, Assoprovider e lo studio legale Sarzana hanno lanciato una Petizione online su Sitononraggiungibile.it per chiedere una moratoria alle nuove regole per la Rete proposte dall’AgCom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni via Delibera 668/2010).

Di recente l’AgCom ha varato un giro di vite anti pirati per la stretta sul download illegale. Il testo procede in cinque punti. La procedura, ispirata alla normativa Usa (dove vige il Digital millennium copyright act o Dmca), parte dal detentore del copyright che potrà chiedere a un sito o a un servizio online la rimozione di un contenuto digitale che potrebbe promuovere la pirateria: sia che si tratti dell’opera (musica, film, partite, trasmissioni Tv o altro), in download o in streaming, sia che si tratti di un semplice link oppure dell’indicizzazione di un file pirata che risieda su altri siti. Dunque vale anche per motori di ricerca.

Una volta trascorse 48 ore dalla richiesta il detentore di diritti può rivolgersi all’AgCom (al terzo punto). Se l’illegalità sarà accertata, l’AgCom chiederà la rimozione del file e, solo se non verrà rimosso, applicherà sanzioni (probabilmente, secndo Repubblica.it, le sanzioni della Legge 249).

Per i siti stranieri, la procedura diventa più farraginosa e ambigua: non è ancora chiaro se verrà applicato un filtro dns o Ip; oppure se la scelta sarà nelle mani degli operatori. Più che altro è da capire “se Agcom potrà chiedere direttamente agli operatori di oscurare il sito o servizio oppure se deve passare dall’Autorità giudiziaria”.

La raccolta firme chiede “moratoria alle nuove regole per la Rete, finché il Parlamento non deciderà in maniera esplicita sull’equilibrio tra diritto d’autore, accesso alla conoscenza e pericolo di nuove censure”, in quanto “se il diritto d’autore non sarà regolamentato in modo da garantire che anche nella sfera digitale ci sia il giusto equilibrio tra i diversi interessi presenti nella società, da strumento di emancipazione dei produttori di contenuti, esso diverrà inevitabilmente un sistema di controllo e censura pervasivo.

Aggiunge The Inquirer: “Invitandovi a partecipare alla consultazione, citiamo il passo dell’Agcom che sa di legiferazione medievale: “l’Agcom si riserva il diritto di sequestrare siti prevalentemente adibiti alla violazione del copyright o i cui server sono posti all’estero“. Bum! In un attimo cancellate la certezza del diritto, l’extraterritorialità, il diritto all’accesso, l’inesistenza delle barriere nazionali in Internet, il diritto internazionale… Ma non erano i cinesi gli unici a raggiungere questi picchi di cattiveria e di antidemocraticità?”

Altro grande interrogativo è se l’AgCom si trasformerà in un cyber-sceriffo: all’Agcom spetta infatti il controllo del rispetto delle norme, ma essendo un’autorità amministrativa, e non giudiziaria, non offre le garanzie agli accusati. Rimane in piedi il dubbio amletico: “Chi controllerà il controllore?” posto da Nicola D’Angelo, consigliere di Agcom.

Leggi The Inquirer: Ma non era “da cinesi” censurare i siti esteri?

Autore: ITespresso
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