RAI di tutto e di più: ma niente canone sui PC

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Canone Rai in bolletta, sotto il milione le richieste di esenzione
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La RAI rinuncia al balzello, dopo la protesta corsa su Twitter con l’hashtag #canoneRai. Le aziende non vogliono e non possono permettersi di pagare il canone speciale RAI su PC, tablet e smarpthone. Anche Confindustria Digitale scende in campo a difesa dell’innovazione e parla di una forzatura giuridica che va in contrasto con quell’Agenda Digitale, su cui il governo Monti ha speso l’impegno di alcuni dei suoi ministri nella cabina di regia. Mettere oggi un nuovo balzello alle imprese sui prodotti hi-tech che aiutano le aziende ad essere competitive e a lottare contro la recessione, è inammissibile. Non solo perché – come ricorda Sirmi – la crisi del mercato IT è pesante, ma anche perché: “Va chiarito – spiega Stefano Parisi di Confindustria Digitale – che i Pc non sono stati concepiti per la ricezione di trasmissioni radiotelevisive, ma per innovare l’organizzazione del lavoro e la comunicazione“. Il fatto che la missiva si richiami a un Regio Decreto del ’38 da applicare su tecnologie del XXI secolo, dimostra quanto la richiesta sia anacronistica

Se ogni azienda dovesse pagare il canone speciale RAI su smatphone, tablet, iPad, notebook e Pc, sarebbe un salasso, da 200 a 6mila euro per azienda. Per la RAI un tesoretto da quasi un miliardo di euro, “guadagnato” però sulla pelle di 5 milioni di imprese e Partite IVA , che già coraggiosamente affrontano la crisi economica. Oltretutto, in un anno duro per il mercato IT (vedi dati SIRMI).
Alla fine la RAI, travolta dalle polemiche rinuncia: dopo un confronto con il ministero dello Sviluppo Economico, la RAI ha detto che il canone Speciale RAI non s’ha da fare.
Il giallo del canone speciale RAI per le aziende non è nuova. Già la polemica era scoppiata nel 2008, quando se ne occupò l’Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori (ADUC), che non riuscì mai a capire esattamente quali apparecchi debbano pagare il canone/tassa oltre alla Tv (a causa di contraddizioni e dubbi interpretativi nel testo della missiva RAI inviata ad aziende e professinisti: un giallo nel giallo, insomma).
Oggi un sito informativo del mercato ITC, ZeusNews, riportava già la parziale “marcia indietro” della RAI, finita già nella graticola per le critiche sul Festival di Sanremo, per la “clausola gravidanza” dei contratti delle donne precarie in RAI, e su Twitter subissata dal montare delle polemicheper il canone Speciale RAI (l’hashtag #canonerai è bollente…). La richiesta di versamento del canone RAI non riguarderebbe gli uffici dei professionisti, ma quei luoghi pubblici – come farmacie eccetera- dove il Pc è connesso a un serverda cui arrivano immagini televisive, fotografie, spot pubblicitari“.
Rete Imprese Italia denuncia: “Quella del canone speciale Rai è una richiesta assurda perché vengono “tassati” strumenti come i computer che gli imprenditori utilizzano per lavorare e non certo per guardare i programmi Rai. Tanto più se si considera che il Governo spinge proprio sull’informatizzazione per semplificare il rapporto tra imprese e Pubblica Amministrazione. In questo momento di gravi difficoltà per i nostri imprenditori, di tutto abbiamo bisogno tranne che di un altro onere così pesante e ingiustificato“.
Il senatore Alessio Butti, capogruppo del Pdl nella Commissione di Vigilanza sulla Rai, ha invitato il ministro dello Sviluppo, Passera, a intervenire: “La richiesta del pagamento del canone Rai per aziende e lavoratori autonomi che posseggono pc e tablet costituisce una forzatura normativa riguardo alla quale mi auguro che il governo faccia al più presto chiarezza“.
Ora interviene anche Confindustria Digitale: “Un’assurda forzatura giuridica, ma soprattutto un‘iniziativa fuori dal tempo e in totale contrasto con gli obiettivi dell’agenda digitale e gli sforzi che si stanno mettendo in atto per rilanciare la crescita del Paese”  sottolinea Confindustria Digitale da parte del presidente Stefano Parisi. “Innanzitutto va chiarito – continua Parisi – che i Pc non sono stati concepiti per la ricezione di trasmissioni radiotelevisive, ma per innovare l’organizzazione del lavoro e la comunicazione. Il fatto che possano ricevere segnali televisivi lo si deve al processo evolutivo del mondo digitale, di cui lo stesso settore radio tv ha fortemente beneficiato per il suo sviluppo. Quindi l’estensione del canone Rai agli apparati dell’Ict, la pretesa di associarlo alla titolarità di un abbonamento a banda larga, il richiamarsi a una legge del ‘38 per tassare tecnologie del duemila, sono frutto di un’interpretazione del tutto arbitraria non supportata  da alcun  riferimento legislativo”.
Conclude Confindustria Digitale: “Come settore dell’Ict ci preoccupa di essere oggetto di continui tentativi di aumentare il carico fiscale, gia’ molto pensante, sui prodotti dell’innovazione tecnologica, invece di essere valorizzato come chiave per lo sviluppo e la crescita del Paese. Consideriamo la visione miope e arretrata che affiora da parte di un importante ente pubblico tecnologico come la Rai,  un segnale molto negativo  e chiediamo che quest’iniziativa, in netta contraddizione con la politica del Governo avviata con il dl semplificazioni che punta all‘attuazione dell’agenda digitale in Italia, venga bloccata”.

Canone RAI alle aziende?
Canone RAI alle aziende? No grazie!
Autore: ITespresso
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