Per 9 lavoratori italiani su 10 la digitalizzazione è una sfida

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Il rischio di sostituire le tradizionali relazioni personali con strumenti informatici esiste, ma non deve desta preoccupazione fra i dipendenti italiani. Randstad Workmonitor: gli italiani sono tecno-entusiasti della digitalizzazione in ufficio

Il 90% dei dipendenti italiani è tecno-entusiasta e ripone grande fiducia nella digitalizzazione, considerata un’opportunità per il lavoro. Tuttavia l’88% avverte la necessità di maggiore formazione per non perdere il passo con l’evoluzione tecnologica.

Per 9 lavoratori italiani su 10 la digitalizzazione è una sfida
Per 9 lavoratori italiani su 10 la digitalizzazione è una sfida

La tecnologia rappresenta un’opportunità utile per aumentare produttività e efficienza, per aggiornare gli strumenti di comunicazione e collaborazione, per superare ostacoli, lacci e lacciuoli che rendono più costose le attività di tutti i giorni. Ma l’introduzione del digitale ha un impatto nel mondo lavoro: richiede un aggiornamento costante, la formazione continua (fa sentire inadeguato chi non conosce gli strumenti informatici), rende superflue alcune interazioni faccia a faccia con i colleghi e clienti. Solo pochi dipendenti, in ogni caso, temono che tutto ciò renda la società “meno umana” e gli italiani appaiono tra i più tecno-entusiasti al mondo. È la fotografia scattata da Randstad Workmonitor, l’indagine realizzata in 34 Paesi dal secondo player al mondo nei servizi per le risorse umane.

L’Italia si colloca all’ottavo posto nel mondo, ben sopra la media globale (81%) e non troppo lontano da Messico (96%) e India (95) che guidano la classifica mondiale. Le relazioni sul lavoro evolvono con l’IT, ma soltanto il 52% intrattiene meno interazioni vis–à–vis con i clienti e solo il 42% con i colleghi.

In questa classifica l’Italia si piazza al 4° posto nel mondo, subito dopo India, Messico (primi al 96%) e Cile (95%), ben sopra la media globale pari al 79%, al primo posto in Europa. L’88% dei lavoratori del nostro Paese ritiene di avere bisogno di più formazione per tenere il passo con l’evoluzione della tecnologia: in graduatoria siamo al terzo posto al mondo, dopo Malesia e India (69%).
Ben il 94% dei dipendenti italiani crede che un incontro faccia a faccia rappresenti il modo migliore di interagire con le persone. Con questa percentuale, siamo il primo Paese al mondo tra i 34 oggetto della ricerca.
Il 47% dei lavoratori (in linea con la media globale) giudica che l’onnipresenza della tecnologia nel lavoro di fatto li faccia essere meno in contatto con i loro collaboratori, il 50% lo osserva anche con le altre persone nel mondo reale (meno della media). Il rischio di sostituire le tradizionali relazioni personali con strumenti informatici esiste, ma non deve destare preoccupazione.

Dal Workmonitor emerge l’impegno dei lavoratori nel voler conciliare pro e contro della tecnologia nel mondo del lavoro“ precisa Marco Ceresa, AD di Randstad Italia – a partire dalla consapevolezza che la convivenza sia imprescindibile, perché “l’impatto della digitalizzazione sul lavoro è notevole per quasi tutti. Questo non è sufficiente però a nascondere anche il senso di inadeguatezza che richiede una preparazione permanente: un segnale di vulnerabilità , ma anche un desiderio di apprendimento che l’impresa ed il mercato del lavoro devono raccogliere fornendo strumenti e adeguata formazione“.

Autore: ITespresso
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