Rangone: Decreto Crescita 2.0, pro e contro

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Rangone, Politecnico

Videointervista – Con Andrea Rangone, responsabile degli osservatori della School of management del Politecnico di Milano, i pro e i contro del Decreto Crescita 2.0. Focus sulle start up

Punti di forza e di debolezza del Decreto Crescita 2.0. Se da una parte il fatto che i temi del digitale e delle start up siano entrati in un decreto dimostri l’impegno convinto  del governo, dall’altra molta strada c’è ancora da fare nel superare le barriere culturali. “Noi siamo un paese in cui il vero digital device è culturale non infrastrutturale –  dichiara Andrea Rangone, responsabile degli osservatori della School of Management del Politecnico di Milano -.  E il fatto che il governo ponga ormai da mesi come priorità questo tema contribuisce a ridurre il gap esistente”.

Un decreto che giudica nella sostanza  molto sbilanciato sulla innovazione digitale nella Pubblica amministrazione (“Li c’è effettivamente molto da fare, perché agendo sulla PA si punta a ridurre deficit e spesa pubblica, parametro critico per l’Italia all’interno dell’Europa”) e ha come punto di forza l’attenzione sulle start-up (“Per la prima volta si cerca a livello politico di agevolare la nascita, la vita, ma anche la chiusura delle start up attraverso insieme di misure semplici ma concrete”). Ma’ c’è abbastanza poco per quanto riguarda gli incentivi all’innovazione all’interno delle imprese e in particolare delle piccole e medie imprese, che compongo il tessuto produttivo italiano. O rispetto a tematiche importanti  come l’e-commerce o le nuove aree tecnologie innovative (biotecnologie o energia).

Rangone parla anche di quanto serva una profonda ristrutturazione delle imprese che cambi anche la direzione dei flussi finanziari, in un momento importante di trasformazione del sistema economico e del sistema competitivo. Una trasformazione che non è solo evolutiva ma anche discontinua.
Nella videointevista i pro e i ma, al momento attuale.

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