Rapporto Assinform 2009: L’impatto duro della crisi sull’IT

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Mentre le Tlc potrebbero crescere dello 0,7 per cento nel 2009, se non ci saranno fattori correttivi l’IT rischia di perdere il 5,9 per cento. Assinform scommette sul Piano E-Gov 2012 e sul programma Industria 2015

Le previsioni del Rapporto Assinform 2009 indicano un calo dell’1,3% per l’intero mercato Ict nel 2009. Ma la vera recessione è per l’It: -5,9%, mentre le Tlc per il 2009 dovrebbero tornare a crescere dello 0,7%.

Il settore informatico ha archiviato il 2008 con una crescita dello 0,8%: a trainare sono stati la componente software e servizi (+1,3%) e i personal computer (+1,8% in valore). Il mercato It italiano vale 20.343 milioni di euro.

Nell’ultimo trimestre del 2008, i tempi della crisi hanno accelerato anche la discesa del settore informatico verso il basso: dall’1,1% del preconsuntivo, il rallentamento della crescita dell’It è sceso allo 0,8%, contro il 2% del 2007. Qualora non intervengano fattori correttivi, il settore It avrà un crollo molto pesante, intorno a -5,9% annu o.

Nel dettaglio, nell’It si registra i l forte rallentamento subito dalla crescita della domanda delle imprese– circa l’80% del mercato – che passa dall’1,9% nel 2007 allo 0,7% del 2008.

Non aiuta il mercato il calo dell’informatica pubblica, che da tre anni taglia la spesa It, che si attesta a un volume ormai stabile sotto la soglia dei 3.000 milioni di euro.

La domanda consumer si è dimezzata: il crollo di 6 punti percentuali dimostra la difficoltà delle famiglie italiane a far quadrare i conti dei propri bilanci familiari.

Ecco i dati comparto per comparto. La sofferenza maggiore si prevede nel comparto hardware (-6,4%) e servizi (-6,7%), mentre il calo del software è stimato intorno a – 3,6%.

Nel mercato dei PC (6,9 milioni di pezzi) si nota il primato oramai incontrastato dei portatili (4,48 milioni di unità, +44,5%) sulla scia dei nuovi netbook. In declino è il comparto desktop (2,21 milioni di unità), che retrocede del 4,7%. Il mercato server (215.000 unità vendute, +0,9%) frena, contro il 15,8% di crescita di un anno fa.

Segna il passo il comparto hardware (-0,2%), per la prima volta dopo anni: forete calo per workstation (-25,0%), mainframe (-22,9%) e stampanti (-15,0%), e storage (-13,5%).

Buona parte del merito della crescita del comparto software e servizi, va al mercato del software (+3,4%), al cui interno crescono sia la componente applicativa (+2,5%) che quelle del middleware (+5,7%) e del software di sistema (+3,2%). Sostanzialmente stabile è invece il settore dei servizi (+0,4%).

Anche i tagli occupazionali sono pesanti nel mercato IT. Dopo il primo trimestre 2008 – nel quale, secondo i dati ISTAT, gli addetti in informatica hanno raggiunto le 412.000 unità – nel terzo trimestre dell’anno scorso gli occupati erano scesi a 377.000 unità, con un a flessione del 7%, e nel quarto trimestre si teme un ‘ulteriore perdita di altre 18.000 posizioni di lavoro (-11% rispetto al primo trimestre 2008).

Le Tlc hanno registrato un ritardo: si sono sempre tenute al di sotto della media di 3 – 4 punti percentuali negli scorsi anni. Nel 2008, al decremento di -0,2%, ha contribuito, per la prima volta, anche il calo dei servizi a valore aggiunto sia su rete fissa che mobile. Al contrario dell’It, le Tlc dovrebbero riprendere a crescere nell’ordine di + 0,7% nel 2009.

La continua crescita della componente consumer (25.840 milioni, +1,6%) fa da contraltare al persistente calo di quella business (14.100 milioni, pari ad un -1,8% , rispetto al -2,3% del 2007).

Il mobile compensa il declino del fisso: continua a crescere infatti, anche se di poco, il numero di linee mobili (92,2 milioni, +1,3%) e il numero di utenti effettivi (46,1 milioni, +0,4%), nonostante la saturazione raggiunta dal mercato, esprimibile dal dato relativo al numero di linee attive. Evolve comunque anche l’uso delle comunicazioni mobili, visto che la stessa spesa unitaria per utente attivo vede calare a 293,5 euro (-1,4%) i servizi voce e crescere a 113,4 euro (+7,4%) i servizi non-voce SMS, MMS, di collegamento Interne t e a valore aggiunto, in grado di generare un valore per 5.230 milioni di euro, arrivando a pesare per il 27,9% dell’intera “torta” dei servizi mobili.

Sul fronte delle telecomunicazioni fisse la componente di servizio si è contratta a 15.770 milioni (-1,9%). Le connessioni Internet (3.100 milioni, +11,5%) registrano un incremento del numero di accessi a banda larga, risultati a fine 2007 pari a 11,36 milioni (+12,3%), più di 11 dei quali in modalità xDSL (+12,6%) e i restanti 351mila su fibra ottica (+2,6%).

A partire dal 2004, l’Information Technology italiana ha ripreso a crescere, seguendo il trend che ha caratterizzato il mercato It mondiale. La crescita è avvenuta con un’accelerazione superiore alla media mondiale, ma il gap che ci separa dai principali paesi concorrenti ha continuato ad essere molto accentuato: il ritmo degli investimenti italiani in It si è, infatti, mantenuto sempre più basso di circa 5 punti percentuali rispetto alla media mondiale.

I paesi che in questi anni hanno più investito in It, sono anche quelli che, nel quinquennio considerato, hanno ottenuto gli a umenti più significativi di produttività, come Gran Bretagna, Germania, Usa, Francia, tutti ben sopra al punto percentuale.

Nei giorni scorsi sia l’Ocse che l’Ue, attraverso l’annuale rapporto Eis (European Innovation Score Board), hanno messo in evidenza, ancora una volta, come il nostro paese continui a essere il fanalino di coda nell’innovazione a livello internazionale.

Da tempo gli analisti hanno puntato l’indice sull’Ict come un dei fattori fondamentali per la crescita di produttività. Proprio l’Ocse ha sottolineato come il divario tra l’Italia e gli paesi industrializzati continui ad

approfondirsi ed estendersi, in particolare a causa della bassa produttività.

Da anni Assinform ha battagliato soprattutto su tre punti: sul ruolo strategico di acceleratore della crescita e della produttività che l’IT ha assunto nelle principali economie a livello mondiale; sulla necessità di dotare il nostro paese di una politica sistemica per l’innovazione It come progetto di modernizzazione del Paese (sviluppo nuove tecnologie IT,

alfabetizzazione digitale, qualità della formazione, infrastrutture e nuovi modelli digitali per il recupero della produttività e per l’approccio ai nuovi canali di mercato); sulla necessità di creare vere condizioni di concorrenza p er risparmiare, qualificare la domanda It e sviluppare l’offerta attuando una politica di liberalizzazioni e privatizzazione del mercato pubblico dei servizi IT.

I riscontri nella politica dei governi che si sono succeduti in questi anni, sono stati finora troppo timidi: pur registrando interventi normativi importanti, troppo spesso non sono riusciti a finanziare i piani promeancora troppo timidissi.

L’Ocse, tra le riforme prioritarie per aumentare la produttività italiana, ha indicato la necessità di ridurre la proprietà pubblica nei servizi innovativi e le barriere normative alla concorrenza. Anche la Magistratura amministrativa italiana e le Authority della concorrenza e dei contratti pubblici, oltre ad alcuni provvedimenti di legge della scorsa legislatura, hanno assunto un orientamento che tende a limitare sempre di più il ricorso allo “in house providing” da parte della pubblica amministrazione. Ma i progressi che il Paese riesce a seguire sono comunque troppo lenti, di fronte all’urgenza di recuperare competitività anche attraverso una più aperta concorrenza.

Il 73% delle Regioni che costituiscono il maggiore centro di spesa informatica della Pal, si avvale d i proprie società, destinando loro ben il 62% circa delle risorse. Forse la crescita delle risorse dedicate all’in house sta subendo un lieve rallentamento, ma ancora non se ne scorgono segnali chiari.

La recessione dell’IT provoca un danno molto più grave al Paese. Con la crisi dell’IT peggiorano, in sostanza, le possibilità per l’Italia di rimodellare il futuro prossimo verso assetti e modelli di servizio più moderni ed efficienti.

Conclude Assinform: “Un danno di portata strategica perché vuol dire depauperamento del sistema-Italia. Delle sue capacità di rinnovare e rilanciare il Made in Italy, di aprire nuove prospettive di sviluppo, di creare nuove opportunità di crescita dell’economia, della produttività, della competitività, di migliorare la qualità della vita con servizi avanzati. Di rinnovare i processi economici, amministrativi, culturali, per accogliere nel mondo professionale i propri giovani, con le loro capacità progettuali e creative nuove“.

Assinform, in rappresentanza dell’Information Technology italiana, chiede una politica sistemica incentrata su quattro assi principali: “che tutte le misure destinate a sostenere i settori economici tradizionali contengano un nocciolo di futuro; che nel piano degli investimenti infrastrutturali ( tramite il fondo istituito presso la Presidenza del Consiglio) siano incluse fra le priorità le infrastrutture e i nuovi progetti digitali; che si liberalizzi realmente il mercato dei servizi IT, limitando il ricorso all’in house ai casi di acclarato risparmio per la Pa; che si dia concretezza e accelerazione al Piano E-Gov 2012 e al programma d’innovazione Industria 2015, reperendo le risorse necessarie“.

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Autore: ITespresso
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