Rapporto Caio: La banda larga è una priorità in vista di Europa 2020

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NetIndex: Italia maglia nera fra i Paesi Ocse nella banda larga
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Il Rapporto Caio prevede investimenti privati e mano pubblica. Il settore pubblico scenderà in campo per verificare che vengano rispettati gli impegni europei. Obiettivo: coprire il 50% della popolazione a 30 Mbps

Il Rapporto Caio prende corpo. Il documento, a cui hanno collaborato gli esperti Gèrard Pogorel e Scott Marcus, è il secondo rapporto sulla banda larga richiesto da un governo in pochi anni, in un Paese come l’Italia che rimane fanalino di coda in Europa, per il tasso di adozione della banda larga e per il picco di velocità di connessione. “I privati devono fare gli investimenti“, afferma il presidente del Consiglio Enrico Letta (qui, in video) “più di quanto fatto fino adesso“, ma il pubblico scenderà in campo per verificare che vengano rispettati gli impegni europei. Ma c’è anche un duplice compito del pubblico, afferma il presidente del Consiglio: matrice di impegni vincolanti e di obiettivi, basata su scadenze certe e periodiche, per verificare gli impegni presi dai privati. La logica è quella della competitività e delle politiche industriali nel campo della diffusione della banda larga. La banda larga è una priorità dell’Italia in vista di Europa 2020, ma, poiché siamo indietro, serve una forte accelerazione da parte di privato e pubblico: i privati devono fare gli investimenti, ma il pubblico deve monitorare, grazie a impegni vincolanti ed obiettivi.

Il secondo compito della mano pubblica consiste nel fornire connettività alla Pubblica Amministrazione, in un Paese dove il perimetro dello Stato è fin troppo ampio: dalla sanità all’istruzione eccetera. Verranno utilizzati anche i fondi comunitari, i fondi strutturali europei, previsti fra il 2014 e il 2020.

In Italia esistono due milioni di linee problematiche fisse che non erogano i 2 Mega minimi, ma l’Italia ha una copertura estesa al 98,4%, e si può partire da qui, anche se non è affatto sufficiente: il forte ritardo è sulla nuova generazione. Infatti l’Italia soffre un forte ritardo rispetto all’Europa nella copertura con le reti di nuova generazione, e questo rappresenta un grosso limite visto che Europa 2020 vuole coprire il 50% della popolazione a 30 Mbps. In 3 anni il 50% della popolazione italiana può essere coperta a 30 Megabit: con FTTCab e con gli sviluppi di VDSL2+Vectoring+G.Fast. Fiber to the Cabinet potrebbe erogare i 50-60 Mega, più dei 30, grazie agli sviluppi futuri. Ma andrà poi verificata la richiesta di banda ultra larga, per soddisfare anche i 100 Mega laddove servono effettivamente: qui, va detto che invece la tecnologia FTTH (Fiber To The Home) godrebbe dell’indubbio vantaggio di portare la fibra direttamente nell’abitazione o negli uffici. Oggi continua fortissima la crescita del traffico, ma si osserva un rallentamento della crescita della penetrazione (per crisi o saturazione, non si sa).

Gli obiettivi di redditività dei privati che investono dovranno incontrarsi con gli interessi del sistema pubblico: “Non accadrà come in passato”, grazie a impegni vincolanti e stringenti con obiettivi, per raggiungere l’obiettivio del 2020 – una priorità per il Paese – e stare al passo con l’Europa.

Gli operatori devono continuare ad investire“, afferma Francesco Caio, Mister Agenda Digitale, ma “l’architettura richiede condivisione degli armadi” e un “atteggiamento costruttivo” da parte di tutti.

Il ruolo delle Autorità – come Agcom – consisterà anche nell’evitare che si riformino monopoli. E’ l’ora di agire precisano da Palazzo Chigi: la matrice “deve essere basata su scadenze certe e periodiche con le quali verificare gli impegni che i privati prendono in modo tale che siano verificabili dalla pubblica opinione e dai poteri pubblici. Questa matrice deve vedere un impegno del governo al suo massimo livello, quindi la presidenza del Consiglio, in una logica della competitività e della diffusione della larga banda. Oggi fissiamo degli obiettivi stringenti e vincolanti per tutti gli attori che operano nel nostro Paese“.

A parole, sembra che sia la volta buona, dopo anni di promesse andate a vuoto. Certo, rimane molto da fare. E non sarà una passeggiata. Lo scorporo della rete è da evitare, ma rimane solo come “extrema ratio”, “una bomba atomica“, a cui ricorrere solo “se si verifica che gli impegni non vengono raggiunti“. Ora dopo tante parole ed auspici a vuoto, non ci resta che aspettare i fatti.La sola certezza consiste nella necessità di investire 15 miliardi di euro grazie a un Piano nazionale coordinato sui Fondi strutturali europei, attraverso le Regioni.

Cesare Avenia presidente di Asstel-Assotelecomunicazioni, l’associazione delle imprese di Tlc, apprezza l’iniziativa, ma aggiunge che bisogna rimuovere gli ostacoli normativi allo sviluppo della broad band: “Accogliamo con grande soddisfazione l’iniziativa intrapresa dal Governo  per accelerare sullo sviluppo della banda larga in Italia, la quale rappresenta un’importante conferma della centralità delle infrastrutture di telecomunicazione e dei servizi digitali per la modernizzazione del Paese e un forte impulso verso gli operatori Tlc a proseguire con i piani di investimento già avviati”. Pur tenendo conto che finalmente “il contesto politico-istituzionale” è “concretamente favorevole” agli sforzi degli operatori Tlc, “destinati a generare un rilevante ciclo d’investimenti, con ricadute decisive per la  crescita e la competitività del Paese”, ora servono “le linee guida per l’attuazione dei nuovi metodi di rilevazione delle emissioni elettromagnetiche”,  attese da oltre un anno, “necessarie per superare la frammentazione e la farraginosità delle procedure di autorizzazione per l’istallazione di stazioni radio base per reti di comunicazione mobili Gsm/Umts e  Lte”. Inoltre Asstel chiede che “vengano apportate le modifiche al ‘Regolamento scavi’ per consentire il corretto utilizzo delle minitrincee” e che “venga approvato un emendamento proposto nell’ambito del provvedimento di conversione del decreto legge ‘Destinazione Italia’”.

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Autore: ITespresso
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