Rapporto Caio: più banda larga per tutti

NetworkReti e infrastrutture

Il Rapporto Caio è sul tavolo del governo Berlusconi, per risolvere il cronico problema de l digital divide italiano (più 6 milioni di italiani esclusi dal broad band), il gap con l’Europa e finalmente portare banda larga e reti Ngn (Next Generation Networking) in tutta Italia. Il Rapporto di Francesco Caio, intitolato Opzioni di politica industriale per la banda larga, formula tre ipotesi: una di queste prevede lo scorporo della rete Telecom. ll rapporto analizza, in un centinaio di pagine, la politica industriale e si interroga sulle strategia italiane per capire dove l’Italia vuole collocarsi tra 5-6 anni nel mercato della broad band, in termini di copertura e penetrazione della fibra per le comunicazioni. La palla ora passa ora al Governo

Nell’ultimo Rapporto Assinform, si legge che le connessioni Internet (3.100 milioni, +11,5%) registrano un incremento del numero di accessi a banda larga, risultati a fine 2007 pari a 11,36 milioni (+12,3%), più di 11 dei quali in modalità xDSL (+12,6%) e i restanti 351mila su fibra ottica (+2,6%). Ma il gap che ci separa dai principali paesi concorrenti ha continuato ad essere molto accentuato: più di 6 milioni di italiani sono ancora oggi esclusi dalla banda larga.

Il Digital Divide italiano spacca in due il paese ed è arcinoto il cronico ritardo italiano in tema di banda larga e reti Ngn

Nel Rapporto Caio sono riportate tre ipotesi, per portare l’Italia nell’Europa a banda larga: la creazione di una società per la rete fissa, che con un misto integrato di fibra ottica e rame (Ftth o fibre-to-the-home, point to point), permetterebbe la copertura di 100 città, arrivando nel 50% delle case; puntare solo sulla fibra ottica, coprendo il 25% delle case; investimento pubblico limitato e la copertura di 10-15 città attraverso reti locali in fibra grazie a partnership con privati.

L’Ad di Vodafone apre alla prima ipotesi: “Per quanto abbiamo letto sui giornali, delle tre opzioni del Rapporto Caio sulla banda larga l’unica che sembra rispondere alle esigenze del Paese e’ la prima, che prevede la creazione di una societa’ per la rete in rame e fibra ottica e la copertura di 100 citta’.

L’imposizione a Telecom Italia dello scorporo forzato della rete, è la più difficile, anche se Forza Italia di recente, tramite Pierluigi Borghin, ha cercato di mettere l’Ad di Telecom Italia nell’angolo, ma Franco Bernabè ha subito risposto per le rime: lo scorporo non è in agenda.

Già a giugno l’ AgCom aveva detto che il confronto “si e’ allargato al sistema Italia. Bisogna guardare tutti al sistema Paese“. Bernabe’ aveva poi chiarito che sarebbe in corso “un dialogo ampio con l’Autorita’, e si e’ discusso anche di Ngn“. Ma “non sta scritto da nessuna parte sia responsabilita’ di Telecom” realizzare le nuove reti: l’ accordo siglato con Fastweb sulla collaborazione in ottica Next Generation Network (Ngn) è prova dell’apertura della rete da parte di Telecom”. AgCom e Antitrust auspicano la necessità di una nuova rete, ma sono coscienti dell e difficoltà per gli attuali operatori a supportarne i costi di realizzazione.

Ora, a risolvere il bandolo della matassa, arriva il Rapporto Caio. Speriamo che sia la volta buona per portare le reti Ngn in Italia, dare l’addio al Digital Divide e far decollare l’e-governoment (in attesa di E-gov 2012).

Autore: ITespresso
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