Redditi e privacy, cosa si rischia a fare il download delle dichiarazioni

Autorità e normativeSorveglianza

Il reato ipotizzato non ha basi giuridiche. Il Garante Privacy invece risponde alle accuse di eccessiva burocrazia e scarsa efficacia dell’Authority, presa in contropiede da Internet

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato online i redditi degli italiani, poi lo stop del Garante della Privacy li ha portati offline (ma sono apparsi sul P2p). Ma la situazione è in divenire: la vicenda dei redditi online, dopo la sospensione del Garante e dopo la richiesta del maxi risarcimento del Codacons (20 miliardi di euro), avrà solo domani (martedì) le delucidazioni dell’authority. Tuttavia sta già sollevando alcuni interrogativi: l’effettiva punibilità penale del download da Internet dei file; il ruolo del Garante Privacy nell’era del P2p (lo stop sui siti Web è stato beffato dal Peer to peer, Emule con ricerca è l’alternativa più seguita); quale posizione prenderà il Governo Berlusconi.

Iniziamo dal presunto reato di download. Lo ha minacciato la Procura di Roma, riportato da La Repubblica ieri, ma i l reato sarebbe di competenza del Tribunale dei Ministri. Tuttavia non in automatico: sarebbe necessario un giudizio positivo per avviare il processo e solo in caso di sentenza di condanna, si saprebbe se pubblicare i redditi è illecito.

Scaricare i file c oi redditi online da Internet sarebbe al momento non vietato, ma suggerito. La differenza c’è, eccome.

Veniamo al ruolo del Garante: in effetti ha dato l o stop poche ore dopo la messa online dei redditi da parte dell’Agenzia delle Entrate; ma su Internet un minuto equivale ad anni luce rispetto ai tempi della burocrazia (basta un Rss feed o un link per generare traffico esponenziale);la “lentezza” della burocrazia rispetto all’instantaneità della Rete dimostra che i mezzi del Garante privacy non sono sufficienti rispetto alla Rete. Il garante della Privacy ha scritto una lunga e articolata replica sempre su La Repubblica per difendere la propria prontezza d’intervento. Tuttavia la sospensione mette in risalto tutte le crepe dell’Authority in simili circostanze di emergenza.

Martedì c’è il collegio straordinario, ma il Garante ammette che il meccanismo virale ha reso impossibile arginare la diffusione dei dati. L’appuntamento dato per martedì, a oltre 72 ore dal pasticciaccio, sembra un tempo giurassico rispetto ai tempi della Rete. Il Garante della Privacy rispetta le regole, ma la sua tempestività cozza coi tempi del Web. Qualcosa vorrà pur dire questa situazione.

Nella prima seduta del Consiglio dei Ministri dopo il giuramento e la fiducia del Parlamento, il nuovo governo potrebbe proibire il peer to peer delle dichiarazioni dei redditi 2005 e degli anni a seguire. Ma la frittata, almeno per il 2005, è fatta. E i problemi restano sul tavolo.

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