Reporter sans Frontières: Censura online, allarme in Occidente

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La Cina è sempre capofila nella classifica dei paesi che mettono sotto stretta vigilanza le comunicazioni via Internet. Ma la censura cresce in Australia e Corea del Sud

Contr’ordine, non sono soltanto le dittature a censurare Internet. Il Web finisce sotto vigilanza e sotto controllo sempre più in Occidente.

L’ultima denuncia di Reporter sans Frontières (Rsf) punta il dito contro la Cina, che capofila nella classifica dei paesi che mettono sotto rigida (e ossessiva) vigilanza le comunicazioni via Internet; ma anche contro Australia e Corea del Sud.

Le democrazie australiana e sud-coreana finiscono sotto monitoraggio da parte di Rsf: in Sud Corea è stato arrestato un blogger, accusato di creare panico sui mercati finanziari. In Australia il Parlamente ha esaminato un progetto di legge che mina la confidenzialità dell’email privata, con la scusa dell’anti terrorismo.

Appartengono, però, a Cina, Vietnam e Iran la maggior parte dei 69 cyber-dissidenti in carcere. Di recente Rsf ha rilasciato la Guida pratica del blogger e del cyberdissidente , che insegna i t rucchi per aggiornare i blog senza finire nelle maglie della censura.

Nella giornata della cyber-censura, in Italia è bufera per alcuni Dd l (come quelli D’Alia e Carlucci), che non fanno ben sperare i fan dei cyber-rights nel nostro paese.

La censura è ormai un affare globale, ben due dozzine di paesi al mondo la applicano sistematicamente a un ampio spettro di informazioni.

Rsf ha chiesto ad Amnesty International affinché la Global Network Initiative , a cui aderiscono anche Google , Yahoo ! e Microsof (finora bersaglio delle associazioni per la difesa dei diritti umani), diano un loro sostegno forte alla libertà di espressione e contro la censura online.

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