Reuter (Frost&Sullivan): Rivedere la tassazione italiana prima di localizzare le banche

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Philipp Reuter, Frost & Sullivan
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Philipp Reuter, head of Mediterranean region di Frost & Sullivan, interpellato sull’Italia a causa della Brexit è ottimista sullo sbarco a Milano delle istituzioni finanziarie europee, ora con sede centrale a Londra, ma auspica revisioni fiscali e burocratiche prima di tutto

“Mi aspetterei che il governo italiano cambi legislazione sulla tassazione di imprese e startup prima che le istituzioni finanziarie si spostino da Londra, una volta definita perfettamente la questione Brexit, a Milano ”. A parlare è Philipp Reuter, head of Mediterranean region di Frost & Sullivan, interpellato circa le conseguenze e gli scenari, ancora troppo incerti, che potrebbero coinvolgere l’Italia a causa della Brexit.

Reuter sostiene che sia davvero ancora troppo presto per fare un’analisi, fintanto che Brexit non sarà ufficialmente definita in tutti i suoi contorni e si possa davvero pensare a quali sviluppi possano esserci per le nazioni che sono rimaste dentro l’Europa. L’Italia, con Milano, si è spinta avanti sostenendo l’interesse a diventare terreno d’approdo per le grandi istituzioni finanziarie europee localizzate a Londra. Un’opportunità, certo, ma anche un ostacolo se guardiamo all’Italia come al paese dai mille e più cavilli burocratici e al peso fiscale sulle persone e sulle imprese ancora decisamente troppo elevato.

Philipp Reuter, Frost & Sullivan
Philipp Reuter

Reuter, infatti, si aspetta che il nostro paese intervenga, e in fretta, su questi due punti e che possa avvenire prima delle decisioni relative alle localizzazioni delle istituzioni finanziarie. Reuter parla di startup e di aspettative che potrebbero avere gli investitori nel caso di una delocalizzazione di una startup, attualmente a Londra, magari nel nostro paese. “Gli investitori decidono di puntare sulle startup a condizione che le crescite siano da 1000%; se la startup, in due o tre anni di crescita, che non va oltre il 10% allora poco importa la localizzazione (Inghilterra o Europa) ai fini di un investitore; ma in Italia c’è anche una fenomeno di tassazione troppo elevato per i giovani che decidano di investire in una startup. Per esempio, ai fini della costituzione di una startup sotto forma di Srl semplificata, approdo per uno ‘startupparo’ ordinario, dovrebbe essere a spese zero, per esempio, così come le tassazioni sul personale, almeno nei primi anni di vita”.

Reuter fa anche un discorso legato al settore farmaceutico e della salute come uno dei più promettenti nel nostro paese e che si integra sempre di più con quello straniero. Sarebbe interessante, quindi, che questo tipo di settori lasci Londra e si insedi in Italia portando quindi vantaggi strategici per il bel paese. “La cosa importante è che il governo velocizzi alcune riforme. Consiglierei all’Italia di velocizzare il processo, che comunque è a buon punto e sta puntando alla creazione di posti di lavoro, ma in Italia c’è sempre qualche problema”, afferma Reuter. “Si pensi solo a quanti soldi sono sbarcati nel Nord Italia dalla Svizzera italiana: che effetto hanno prodotto questi soldi sulle startup italiane? Quasi nulli perchè serve un alleggerimento fiscale”, conclude Reuter.

Alcune delle principali opportunità che la Brexit potrebbe generare per le imprese italiane ricadono, per esempio, sulle piattaforme digitali operanti nell’e-commerce e nella e-economy, che difficilmente potranno rimanere fuori dall’Unione Europea e continuare ad avere accesso alle preziose garanzie della BCE. La presenza dei distretti tecnologici in Italia, ricchi di aziende particolarmente innovative nella propria nicchia, possibili accordi governativi di detassazione per le aziende internazionali che si volessero trasferire in Italia, nonchè la qualità della vita nel nostro Paese, potrebbero essere carte vincenti in questo processo.

Cosa devono dunque fare le aziende italiane per cogliere queste opportunità? Pur non tralasciando i rischi e costi nel medio termine, l’essenziale di queste sfide è la velocità con cui le nostre aziende ed il nostro governo sapranno rispondere. Molte aziende dovranno rivedere i propri piani strategici e valutare attentamente gli impatti diretti ed indiretti. Dovranno inoltre tener conto di cosa cambierà al di fuori dell’UE, per esempio con paesi con cui la Gran Bretagna ha stretto patti attraverso l’UE e che in futuro non avranno più valore.

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