Rfid, ora tocca alle aziende

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Ma le imprese sono intenzionate a investire? Uno studio prova a formulare cifre sulla diffusione della tecnologia Rfid

BearingPoint, Siia (Software and Information Association) e la rivista americana Cio hanno svolto un’indagine per capire se le aziende, anche in assenza di standard e direttive, siano o meno disposte a adottare Radio Frequency Identification nell’ambito della catena logistica. Su un campione di 350 professionisti IT oltreoceano le risposte pervenute mettono in luce i pro e contro dell’adozione da parte delle aziende. I pro sono facili da riassumere: in sintesi, incremento della produttività e contenimento dei costi. I rischi riguardano invece l’assenza di standard e di chiarezza sui vantaggi e sui costi. Il 69% degli intervistati è in fase di studio e analisi della tecnologia; la fase di test si preannuncia complessa e avrà tempi lunghi dai 12 mesi ai due anni. Il 34% delle imprese interrogate ha affermato di investire fino a 250.000 dollari nella Rfid; il 20% entro un milione di dollari e il 13% oltre. Lo studio infine mette i paletti sui costi ritenuti accettabili per le etichette e i lettori, da parte delle aziende: in quanto alle etichette passive, il 40%, considera accettabile un massimo di 5 centesimi di dollaro; per le etichette attive, il 28% giudica meno di un dollaro un costo sostenibile, mentre il 17% si sbilancia fino a 2,50 dollari.

Autore: ITespresso
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