RFID, una nuova generazione

Management

Il panorama delle applicazioni italiane. Privacy e standardizzazione tecnologica sono al centro dell’attenzione dei fornitori

Gli ambiti applicativi delle tecnologia RFID in Italia mostrano diversi gradi di maturità, tra aree consolidate e aree di stretta sperimentazione. L’Osservatorio RFID della School of Management del Politecnico di Milano (www.osservatori.net) ne ha esaminati oltre un centinaio fino a delinearne alcuni di tipo futuro, ma possibile, interessanti a livello di concept in cui i prototipi realizzati non sono stati ancora ingegnerizzati. Per sgombrare il campo da ogni curiosità, a quest’ultima tipologia spesso appartengono quelle applicazioni di supporto alla gestione dei punti di vendita e di tracciabilità di merci di largo consumo che più spesso sono state oggetto di articoli e presentazioni di prodotto da parte dei fornitori. Diventa dunque più interessante per gli estensori della ricerca – Luigi Battezzati, Gianni Miragliotta e Alessandro Perego ? andare ad analizzare le motivazioni che spiegano le diverse velocità di adozione della tecnologia. Si va dalla parziale conoscenza delle soluzioni tecnologiche adottabili allo scarso coinvolgimento del management aziendale fino alla frantumazione delle proposte e degli interventi degli organi di categoria coinvolti. Un discorso a parte merita la potenziale barriera alla diffusione dei dispositivi RFID posta dalle esigenze di protezione dei dati personali. A questo proposito va segnalato un provvedimento dello scorso marzo del Garante per la privacy che ha puntato la sua attenzione su due aree specifiche: la protezione dei dati dei consumatori e la protezione dei dati dei lavoratori. In entrambi i casi il principale elemento che differenzia l’RFID dalla altre tecniche tradizionali di identificazione viene identificato nella “non volontarietà dell’interfaccia di lettura”. Gli autori dello studio suggeriscono di impostare fin dall’inizio una corretta gestione di questa problematica coinvolgendo sia gli individui con una chiara informativa e la richiesta di un consenso esplicito sia le organizzazione collettive e di rappresentanza. Sulla linea di quanto è già avvenuto per i sistemi di identificazione tramite videosorveglianza, per i sistemi di comunicazione cellulare e di profilatura del cliente con le carte di fidelizzazione, si tratta di trovare un momento comune di trasparenza e consenso. A livello tecnologico gli oltre 100 casi aziendali esaminati dall’Osservatorio portano a riconoscere che quando si parla di RFID si parla non di una sola, ma di diverse tecnologie in cui l’ambito applicativo richiede per lo più uno sforzo progettuale ad hoc. Tre sono le direttrici principali di evoluzione delle tecniche RFID: riduzione del costo dei tag, standardizzazione e convergenza tra Mobile e Wireless (vedi Network News n. 163). Per la standardizzazione in particolare i temi in gioco sono le architetture e i protocolli, tipici di ogni applicazione settoriale di scambio dei dati, e le emissioni in radiofrequenza (RF) con le quali i tag RFID e i lettori trasmettono e ricevono questi dati. Ad esempio le quattro bande attualmente definite sono la LF (135kHz), la HF (13,5 MHz) e la UHF(>100 MHz) e le microonde (2,45GHz). Solo la HF si può considerare di fatto unificata in tutto il mondo, mentre per l’UHF le potenze in emissione permesse sono decisamente superiori negli USA rispetto all’Europa. Quanto alla convergenza tra più tecnologie wireless (RFID,WiFi e cellulare) in Italia si registrano poche applicazioni RFID integrate con altre tecnologie di mobilità. Logistica, trasporto, gestione del punto vendita, gestione dei pazienti in ambito ospedaliero sarebbero i campi applicativi che realizzano questa convergenza, ma sono appunto questi i settori che appartengono più al futuro che al presente.

Autore: ITespresso
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