Riaa: una causa per ogni file-swapper

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La notizia arriva proprio mentre in Italia, a causa dei recenti crack
Parmalat e Cirio, si sta valutando la possibilita’ di importare dagli
Usa le class action a tutela dei consumatori

Genova – Si chiama metodo John Doe, dove John Doe significa per illustre sconosciuto: questa e’ la strategia che ha portato avanti la Riaa nelle recenti denunce di massa contro i file swapper le cui identita’ sono sconosciute e l’unico elemento noto e’ l’indirizzo Internet. Va ricordata infatti la vittoria in appello di Verizon, risalente ormai allo scorso anno, secondo cui le major non potranno piu’ chiedere ai provider i nomi degli utenti che intendono denunciare. La Recording Industry Association of America si dichiara orgogliosa di aver intrapreso il piu’ grande gruppo di cause civili per violazione del copyright da quando ha inaugurato la linea dura con i file swapper, ma secondo la legge i presupposti di queste cause sono tutti da rivedere. Il giudice Clarence Newcomes infatti -riporta Wired- ha definito questa prassi illegittima, poiche’ non ci sono motivi per considerare gli imputati, peraltro anonimi, come una associazione ed e’ quindi necessario procedere singolarmente contro gli accusati. Il giudice federale ha infatti autorizzato il procedimento contro un solo John Doe, poiche’ esistevano solo per un caso indizi individuali dettagliati. Gli altri non saranno invece perseguibili collettivamente, ma sara’ necessario intentare azioni civili individuali. E a questo punto entra in discussione l’altra recente notizia riguardante la Riaa, ovvero l’obbligo a cui e’ stata chiamata di fornire imputazioni precise. Due armi in meno nelle mani della lobby dei discografici, cui sara’ negato d’ora in poi la facolta’ di procedere alla cieca. La notizia arriva proprio mentre in Italia, a causa dei recenti crack Parmalat e Cirio, si sta valutando la possibilita’ di importare dagli Usa le class action a tutela dei consumatori: probabilmente gia’ questo mese il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, potrebbe portare al Consiglio dei ministri un decreto legge per le cause collettive.

Autore: ITespresso
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