Riformulata la web tax, dopo la pioggia di critiche

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Ritorna lo spettro della WebTax
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La legge di Stabilità, approvata dalla commissione Bilancio della Camera, ha cancellato l’obbligo di partita Iva per le società che effettuano commercio elettronico. Resta per l’advertising e il copyright

Nella Notte la web tax, criticata da tutti perché non convinceva così com’era stata formulata, è stata cambiata. La legge di Stabilità, approvata dalla commissione Bilancio della Camera, ha cancellato l’obbligo di partita Iva per le società che effettuano commercio elettronico. Invece resta per gli spazi pubblicitari e il diritto d’autore.

Il tema dell’elusione fiscale dei Big IT – da Apple a Google, da Facebook ad Amazon- è un tema europeo, perché riguarda le direttive suò commercio elettronico e perché dipende dalla scelta della sede fiscale in Irlanda: anche se a nessuno piace l’elusione fiscale, il tema merita “una riflessione sistematica nel semestre europeo”, visto che in Europa è consentito ai colossi stranieri di ottenere la domiciliazione in Paesi con regimi fiscali agevolati come l’Irlanda. La Web Tax non poteva essere affrontata da un solo Paese, in maniera così approssimativa e superficiale. Anzi: l’Italia avrebbe rischiato una procedura d’infrazione da parte della Commissione Europea secondo Forbes.

Se l’Italia, contravvenendo ai trattati e alle normative Ue sui princìpi del mercato unico e della libera circolazione dei servizi, avesse continuato a voler legare i contenuti digitali e pubblicitari che girano sul web soltanto alle aziende che hanno partita IVA in Italia, avrebbe rischiato la propria marginalizzazione nell’economia digitale. L’American Chamber of Commerce in Italia, che rappresenta 200 Camere di commercio statunitensi, avrebbe chiesto di aprire una procedura d’infrazione da parte della Commissione Europea a carico dell’Italia.

Secondo un’interrogazione parlamentare, nel quinquennio successivo a quello analizzato dalla GdF, Google non avrebbe dichiarato un fatturato da 1,7 miliardi, ma Google ha spiegato: “Google rispetta le normative fiscali in Italia e in tutti i paesi in cui opera. La realtà dei fatti è che la maggior parte dei governi usa gli incentivi fiscali per attrarre investimenti stranieri e questo crea posti di lavoro e crescita economica e, naturalmente, le aziende rispondono a questi incentivi. E’ una delle ragioni per cui Google ha stabilito la propria sede europea in Irlanda, unitamente alla possibilità di assumere personale qualificato. Se ai politici non piacciono queste leggi, loro hanno il potere di cambiarle. La nostra corporate tax rate complessiva nel 2012 è stata del 20% circa“. Secondo l’Ansa, Amazon ha pagato in tasse circa 950 mila euro, mentre Facebook ha versato poco meno di 132 mila euro. Anche Facebook, come Google, dispone di una struttura societaria che non fattura i ricavi nella filiale italiana, ma che registra come ricavi i servizi prestati a un’altra società del gruppo, la Facebook Ltd – Ireland, collocata in Irlanda. Amazon invece ha scelto il Lussemburgo, dove sono registrati: 18,4 milioni di ricavi di Amazon Italia Logistica; e i 7,4 milioni di Amazon Italia Services. Entrambe sono controllate della lussemburghese Amazon Eu Sarl.

La cosiddetta “web-tax” rischia di essere un clamoroso autogol per il nostro Paese – commenta Riccardo Donadon, Presidente di Italia Startupcome associazione che rappresenta l’ecosistema delle piccole e giovani imprese innovative, non possiamo che osteggiare una manovra che di fatto rischia di tagliare fuori l’Italia dal resto del mondo digitale. Sul delicato tema della tassazione relativa ai soggetti che operano su internet è infatti attivo da tempo un tavolo europeo chiamato a esprimere un provvedimento armonico e valido per tutti i paesi membri. Muoversi come singolo stato membro in modo anticipato e distonico rispetto alle future decisioni europee, ci può penalizzare molto. Rischiando di allontanare dal nostro Paese molte aziende che forniscono agli startupper, e più genericamente a tutte le aziende che hanno capito quanto importante sia innovare, strumenti e metodi per implementare le loro idee. E quindi di distogliere investimenti internazionali importanti, proprio ora che il Governo ha appena promosso il programma Destinazione Italia, mirato ad attrarre sia risorse umane che risorse economiche dall’estero“.

Autore: ITespresso
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