Rio de Janeiro ospiterà Igf

Aziende

Fiorello Cortiana parla dell’appuntamento di Internet Governance Forum delle Nazioni Unite, dal 12 al 16 novembre. La delegazione italiana si fa promotrice della Carta dei Diritti per Internet

A Ginevra nel 2004 si è svolto il Summit Mondiale sulla Società dell’Informazione-WSIS promosso dale Nazioni Unite, conclusosi a Tunisi nel 2005 .

Ad Atene l’anno scorso si è tenuto Internet Governance Forum: Igf .

Ora la nuova tappa tocca a Rio de Janeiro dal 12 al 16 novembre. I lavori dell’IGF di Rio potranno essere seguiti attraverso la Rete, anche in video e audio, sarà possibile intervenire a tutti i lavori via mail con domande e commenti, è prevista anche una modalità chat per il confronto online. L’indirizzo è www.intgovforum.org .

Fiorello Cortiana parla dell’appuntamento di Igf: ” L’IGF ha una natura multistakeholder e multilaterale, quindi partecipano con pari opportunità di intervento nei workshop e nelle sessioni plenarie, negli eventi ( nel centro di Rio negli spazi del Circo Voador) tanto i rappresentanti dei Governi che delle ONG e delle imprese. Il Forum non vota documenti conclusivi ma, attraverso il confronto ed il lavoro delle Coalizioni Dinamiche, costituitesi sulle diverse questioni della società digitale della conoscenza (sicurezza, accessibilità, multiculturalità, condivisione), può fare raccomandazioni alla comunità internazionale ed ai suoi organismi. L’IGF è un appuntamento annuale della durata di cinque anni, quello di Rio è il secondo e succede all’appuntamento di Atene.

L’appuntamento all’IGF è una straordinaria occasione di confronto e di condivisione di una rete internazionale che prende corpo come un blocco

sociale per l’innovazione. La Coalizione Dinamica cui ha dato vita l’Italia, insieme al Brasile, alla città di Parigi, alle ONG italiane, IP Justice e tante altre esperienze, è finalizzata alla definizione e all’adozione internazionale di una Carta dei Diritti di Internet, l'”Internet Bill of Rights”. In particolare, ci stiamo concentrando sulle procedure e le modalità di formalizzazione di un processo che, così come è avvenuto per il clima con il Protocollo di Kyoto, possa sfociare in un trattato internazionale”.

E aggiunge: “A partire dall’appello lanciato al WSIS di Tunisi, insieme a Rodotà, Gil, Lessig, Stallman, Veltroni, Pagani e migliaia in

Italia e nel mondo, abbiamo svolto un lavoro paziente e tenace che ha avuto lo scorso settembre a Roma una importante conferma internazionale”.

70 paesi e 53 delegazioni governative hanno contribuito a rafforzare la proposta di una “Carta dei Diritti” per Internet

affinché nel prossimo Internet Governance Forum ONU a Rio de Janeiro si facciano ulteriori passi avanti dopo il Workshop “Internet Bill of Rights” tenuto all’Internet Governance Forum ad Atene.

“La questione che l’Italia ha posto è una questione democratica di partecipazione Bottom-Up al processo di definizione di una Carta dei Diritti

per Internet

per questo occorre una ridefinizione dei diritti già affermati in relazione con la rete e le sue prerogative, inedite ed originali ad un

tempo. Per questo occorrono sia l’ uso e l’adeguamento di strumenti quali i Protocolli tra Stati sotto l’egida dell’ONU, sia strumenti impegnativi

“Bind” concordati tra imprese, sia Risoluzioni e Carte dei Diritti approvati da organismi sovranazionali cui fanno riferimento aree regionali del

pianeta, come l’Europa ed il suo Parlamento e il Mercosur in America Latina”.

Occorre partire dall’affermazione che i diritti individuali (dalla liberta’ di espressione, di salvaguardia dei dati personali, di parita’ di genere, di associazione) hanno valore universale e quindi non sono relativizzabili a contesti e regimi a carattere ideologico, religioso o etnico. In molti paesi del mondo vigono censura, cyber-repressione, terrore: l’uccisione ad Oaxaca, ad opera delle squadre della morte del Messico, del reporter di Indymedia Brad Will e le attuali vicissitudini repressive degli internauti in Birmania ce lo ricordano.

Ma anche altri eventi ce lo rammentano:la chisura dei cyber coffee in Iran nel nome della lotta alla pornografia, di 12.500 blog in Cina in quanto “non conformi alla morale socialista”, gli arresti ed i sequestri, qua e là in occidente per l’equiparazione del “peer to peer” alla pirateria mafiosa, il sequestro del server di Indymedia in Inghilterra a seguito di un uso estensivo del “Patriot Act” statunitense.

“Reporters senza frontières, l’associazione per la difesa della libertà della stampa, ha pubblicato l’elenco dei tredici Paesi «nemici d’Internet»: Arabia Saudita, Bielorussia, Birmania, Cina, Corea del Nord, Cuba, Iran, Uzbekistan, Siria, Tunisia, Turkmenistan e Vietnam. Rispetto al 2005, tre Paesi sono stati

ritirati dalla lista dei nemici del web: la Libia, dove Rsf ha potuto constatare in seguito a una missione che «internet non è più censurato» e

dove nessun navigatore dissidente è stato messo in carcere; poi le Maldive e il Nepal. L’Egitto è invece l’unica novità rispetto al precedente elenco.”

E’quindi una sfida complessa e difficile quella che attende la definizione e l’approvazione dell'”Internet Bill of Rights”, sarà costituita da azioni, documenti e pratiche messe in atto dai diversi attori in gioco, governi, imprese e società civile.

Autore: ITespresso
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore