Ritardi e progressi dell’Italia nel digitale

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Secondo il rapporto Telecom, Italia Connessa 2014 giunto alla terza edizione, procedono gli investimenti per l’attuazione dell’Agenda Digitale europea. Ma Eurostat illustra un’Italia ancora arretrata

Italia Connessa, una ricerca che fa il punto sulla digitalizzazione delle comunicazioni nelle diverse zone d’Italia, confronta l’evoluzione dell’Agenda Digitale italiana rispetto al resto dei paesi dell’Unione Europea. Se Eurostat fotografa un’Italia ancora arretrata, il rapporto Telecom, Italia Connessa 2014 giunto alla terza edizione, esprime un cauto ottimismo: gli investimenti per l’attuazione dell’Agenda Digitale europea, procedono.

Il rapporto sulle Agende Digitali Regionali, lanciato per illustrare lo sto delle infrastrutture di comunicazione delle varie regioni italiane, per accendere un faro sulle “eccellenze” (le best practice) e sulle cose che rimangono da fare, afferma che gli investimenti per l’attuazione dell’Agenda Digitale europea procedono perfino più rapidamente rispetto a quanto previsto: Telecom Italia ha già coperto 100 città con cablaggio in fibra ottica, mentre il servizio mobile 4G copre oltre 2.500 comuni, mentre in più di 120 città gli utenti Lte possono già avvalersi del più veloce 4G Plus.

La ricerca di Italia Connessa esamina diversi fattori: connessioni in banda larga (fisse e mobile) per famiglie e aziende; diffusione dei servizi digitali presso cittadini e PA, e-government, istruzione eccetera.

I ritardi e i progressi dell'Italia nel digitale
I ritardi e i progressi dell’Italia nel digitale

Il cauto ottimismo del rapporto Telecom va però messo a confronto con l’ultimo rapporto Eurostat sull’uso di Internet in Europa: dal 2006 ad oggi il numero di cybernauti è raddoppiato in Europa (65% della popolazione europea), ma l’Italia si piazza fra i Paesi fanalino di coda, con Grecia e Portogallo, a causa di quel 32% circa della popolazione che non ha mai navigato in Rete. Lontano dall’attuale 18% di media europea (era il 43% in precedenza in Europa e il 59% in Italia).

I servizi servizi cloud sono adoperati dal 21% della popolazione online, per archiviare o condividere file. Appena l’11% del campione non si accontenta del cloud gratuito, ma paga per usufruire di servizi in cloud. Ma l’Italia è sotto la media europea anche nell’utilizzo del cloud: nel nostro Paese si ferma al 17%.

Nell’Europa a 28 il 65% della popolazione europea accede al Web ogni giorno, contro il 58% degli italiani. Anche se il nostro Paese ha raddoppiato la popolazione online rispetto al 2006, quando la percentuale languiva al 29%, è tuttora in ritardo.

Riassumendo: i progressi vanno sottolineati, ma senza perdere di vista uno scenario di accentuata arretratezza. L’Italia può e deve fare di più, lavorando di gran lena per mettersi in linea con il resto d’Europa. Il ritardo italiano non stupisce Confindustria digitale: l’Italia soffre di un gap di 25 miliardi di euro in investimenti in IT.

Il Rapporto Eurostat ha analizzato il livello d’uso di Internet da parte dei cittadini dell’Europa dei 28.

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