Ritorna lo spettro della WebTax

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Ritorna lo spettro della WebTax
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Chi acquista spazi pubblicitari può rivolgersi solo a soggetti con partita IVA italiana e deve pagare tramite bonifico bancario. Ma la WebTax, saltata con il ritiro del Salva Roma, provocherà all’Italia attriti con le Big IT e rischi di sanzioni comunitarie

Chi vende pubblicità online deve avere partita IVA italiana. La WebTax, uscita temporaneamente dalla porta, è risputanta dalla finestra: infatti la norma non era stata cancellata, ma solo sospesa fino al primo luglio. Ma la proroga a luglio è saltata quando il governo ha ritirato il cosidetto Salva Roma. Dunque, dal primo marzo chi vende pubblicità online deve possedere una partita IVA italiana. Chi acquista spazi pubblicitari può rivolgersi solo a soggetti con partita IVA italiana e deve pagare tramite bonifico bancario. Anacronistiche misure protezionistiche di un’Italia che non vuole aprirsi alla globalizzazione dei mercati.

Poiché la norma non è stata comunicata alla Comunità europea, l’Italia rischia di essere sanzionata per violazione del diritto comunitario come previsto da direttiva 98/34/CE. Secondo Forbes, l’Italia rischia perfino una procedura d’infrazione.
L’American Chamber of Commerce in Italia, che rappresenta 200 Camere di commercio statunitensi, avrebbe chiesto di aprire una procedura d’infrazione da parte della Commissione Europea a carico dell’Italia.

Solo poche settimane fa commentava così Riccardo Donadon, Presidente di Italia Startup: “La cosiddetta “web-tax” rischia di essere un clamoroso autogol per il nostro Paese come associazione che rappresenta l’ecosistema delle piccole e giovani imprese innovative, non possiamo che osteggiare una manovra che di fatto rischia di tagliare fuori l’Italia dal resto del mondo digitale. Sul delicato tema della tassazione relativa ai soggetti che operano su internet è infatti attivo da tempo un tavolo europeo chiamato a esprimere un provvedimento armonico e valido per tutti i paesi membri. Muoversi come singolo stato membro in modo anticipato e distonico rispetto alle future decisioni europee, ci può penalizzare molto. Rischiando di allontanare dal nostro Paese molte aziende che forniscono agli startupper, e più genericamente a tutte le aziende che hanno capito quanto importante sia innovare, strumenti e metodi per implementare le loro idee. E quindi di distogliere investimenti internazionali importanti, proprio ora che il Governo ha appena promosso il programma Destinazione Italia, mirato ad attrarre sia risorse umane che risorse economiche dall’estero“.

Iab Forum stima il mercato dell’advertising online in crescita del 7,7% nel corso 2013 con un fatturato da 1,53 miliardi di euro. Ma l’Italia sconta un forte ritardo nell’economia digitale, in un Paese dove, secondo Eurostat, il 34% degli italiani non ha mai navigato su Internet.

L’Avvocato Guido Scorza ha scritto: “L’ormai imminente entrata in vigore della webtax creerà una serie di effetti a catena, trasformandoci in un Paese fuori legge, popolato da fuori legge.” Secondo l’Agcom, il 15% delle spese in pubblicità – pari a 3 miliardi di euro – proviene dall’advertising online. Colpire le aziende del settore, potrebbe azzoppare l’economia digitale italiana, su cui gravano già tanti ostacoli, culturali, infrastrutturali e normativi.

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Autore: ITespresso
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