Ritorno sui banchi in vista della Scuola digitale

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EducaTI è il nuovo progetto di Telecom Italia per la scuola digitale
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Lo slittamento di un anno nell’adozione degli e-book è emblematico. Secondo la School of Management-Politecnico di Milano, ogni ritardo dell’Agenda digitale manda in fumo risparmi per 20 miliardi e maggiori entrate per lo Stato pari a 5 miliardi di euro in un triennio. Se mancano risorse nella scuola, è anche a causa dell’eccessiva timidezza nel realizzare le classi 2.0

Gian Antonio Stella ha scritto lo scorso 2 settembre, in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera: “Non è accettabile che l’Italia abbia in totale solo 14 scuole statali «2.0», cioè digitalizzate, su oltre 9.000. Né che ci siano soltanto, citiamo il Rapporto «Review of the Italian Strategy for Digital Schools» voluto da Francesco Profumo, 6 Pc ogni 100 studenti contro i 16 europei e il 6% delle scuole altamente digitalizzate contro il 37% del resto d’Europa“. Ma i dati OCSE parlano chiaro e stigmatizzano l’enorme ritardo italiano: “Secondo il Rapporto sulla strategia italiana per l’innovazione digitale nella Scuola  (Review of the Italian Strategy for Digital Schools), solo la Grecia ha meno computer per studente nelle classi. In Italia c’è un computer per ogni 10 studenti di terza media (13-14 anni), contro una media europea di uno per ogni cinque. In Svezia, Norvegia, Danimarca e Spagna, c’è un computer per ogni tre studenti“.

Oggi riaprono scuole, e vedremo se saranno mantenute dal nuovo ministro Carrozza le promesse dell’ex ministro sull’introduzione di altre 4.200 Lavagne Multimediali e 3mila Cl@ssi 2.0. La LIM è diventato il “cavallo di Troia” per convincere i docenti dell’utilità dell’ICT fra i banchi di scuola. L’OCSE apprezza anche l’approccio dal basso: la richiesta di LIM da parte degli insegnanti fa sì che, una volta adottate, le lavagne interattive non finiscano a mangiar polvere, ma vengano effettivamente utilizzate. Ma la lentezza dell’adozione è snervante: andando con questo ritmo, si impiegherebbero altri 15 anni, tre lustri!, per raggiungere i livelli di scuola digitale della Gran Bretagna, dove l’80% delle classi è digitale. Secondo l’OCSE, sarebbe necessario raddoppiare la spesa, “attingendo ad investimenti sia pubblici che privati”, accelerando “l’attuazione del piano”.

La vittoria (di Pirro?) dell’AIE contro gli e-book è stata poi emblematica: il nuovo ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza, in sintonia con gli editori, ha fatto slittare di un altro anno l’introduzione dei libri digitali nelle scuole. Gli editori avevano già presentato ricorso al Tar contro l’adozione dei libri di testo digitali nelle scuole, accusando il precedente ministro di aver deciso senza valutare l’impatto sugli aspetti didattici né sulla salute di bambini e adolescenti. I ritardi della scuola digitale si riflettono negli stop-and-go dell’Agenda digitale: è complesso il compito ricevuto da Francesco Caio, Mister Agenda digitale, l’architetto e regista che deve aiutare l’Italia a utilizzare al meglio l’innovazione delineando una governance dell’Agenda stessa. Invece oggi negli uffici della Pubblica amministrazione è spento un Pc su due; e dei 51 provvedimenti dell’Agenda, l’Italia ne ha adottati soltanto cinque, “mentre ben 22 non sono stati emanati nonostante sia scaduto il termine per la loro adozione (per alcuni, addirittura, da dicembre 2012)” (Ernesto Belisario, avvocato esperto di PA digitale).

L’Agenda digitale significa, anche, accorciare la distanza fra PA e cittadini. Inoltre, secondo “La nuova geografia del lavoro” di Enrico Moretti, docente all’università di Berkley, ogni posto di lavoro digitale promuove altri 5 posti di lavoro tradizionali. Dal Workshop Ambrosetti tenuto l’altro ieri da David Gann, il consulente per l’innovazione del Sindaco di Londra, sappiamo che l’e-government regala ad ogni cittadino mezz’ora di tempo (grazie a meno spostamenti, code agli sportelli, maggiore efficienza), da dedicare ad altro. Trenta minuti che, fra lavoro e tempo libero, genererebbero un utile di 40 miliardi di euro al bilancio collettivo. Risorse che potrebbero liberarsi per aiutare anche la Scuola a diventare Digitale, creando i cittadini (digitali) di domani in uno Stato efficiente e che risparmia grazie alla spending review digitale.

Gli e-book a scuola sono invece rimandati nel 2015. Lo slittamento di un anno rispetto alle norme già scritte, cronico rinvio della Scuola digitale, sarà presentato oggi, 9 settembre, al Consiglio dei ministri  il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza. Un nuovo treno perso che si somma ai 20 milioni di euro tolti alla banda larga dal Decreto del Fare e al ritardo nell’approvazione dello Statuto dell’Agenzia dell’Italia digitale? Speriamo di no, ma la strada dell’Agenda e della Scuola digitale è ancora in salita. Secondo uno studio di School of Management-Politecnico di Milano, ogni ritardo dell’Agenda digitale manda in fumo risparmi per 20 miliardi e maggiori entrate per lo Stato pari a 5 miliardi in un triennio. Il tutto, mentre i genitori sono costretti a portare scottex e carta igienica  in una scuola depauperata di risorse.

I ritardi della scuola e dell'Agenda digitale
I ritardi della scuola e dell’Agenda digitale
Autore: ITespresso
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