Roma: «città troppo aperta» al software illegale

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Il grave fenomeno dell’offerta di programmi Microsoft copiati illegalmente o contraffatti è diffuso a livelli preoccupanti anche in altre città del Lazio.

Nel corso delle rilevazioni sul canale condotte dai Mistery Shopper Microsoft, il 51% dei rivenditori visitati nella Capitale ha attuato pratiche commerciali in violazione alla legge sul diritto d’autore. Ancor più elevata la percentuale a Rieti (ben il 69%) e Latina (67%), ma il fenomeno dilaga in tutto il Lazio: Frosinone è al 53% e Viterbo al 46%, tutti dati superiori alla già elevata media nazionale. «Riscontri molto gravi, che pesano negativamente sulle prospettive di sviluppo del settore informatico», commenta Norberto Didier, Direttore Antipirateria di Microsoft Italia, analizzando i dati raccolti nel Lazio dai Mistery Shopper. «Preoccupa il fatto che in tutte le province il malcostume di offrire copie illegalmente riprodotte dei programmi Microsoft sia così diffuso fra i commercianti mentre a livello nazionale ed internazionale s’intensificano le azioni di governi e forze dell’ordine a tutela del diritto d’autore». Vediamo in breve i dati: a Roma, su 90 punti vendita visitati, ben 46 (il 51%) hanno offerto ai propri clienti software Microsoft illegale, cioè privo della regolare licenza d’uso. Esteso il fenomeno anche in altre città del Lazio: a Latina, 10 punti vendita su 15 (67%) e a Rieti 9 su 13 (69%) praticavano questa forma di pirateria detta hard disk loading (HDL), ossia preinstallavano software illecitamente duplicato sui PC destinati alla vendita, offrendolo ai clienti sotto forma di «sconto» sul prezzo dell’hardware. Dati che si completano con gli 8 punti vendita su 15 registrati a Frosinone (53%) e i 6 su 13 di Viterbo (46%). Complessivamente, la media regionale rilevata in questa campagna di verifica è pari al 54,1%, significativamente superiore alla media nazionale, il cui valore si attesta al 31%. I Mystery Shopper Microsoft si attivano a seguito delle segnalazioni pervenute dagli acquirenti, verificando la correttezza delle pratiche commerciali dei rivenditori di prodotti informatici. «Riceviamo numerose richieste di spiegazioni da parte di consumatori» -spiega Massimo Mazza, Responsabile Marketing Antipirateria di Microsoft Italia – «stupiti dalle differenze di prezzo registrate in diversi punti vendita sugli stessi prodotti. La pratica dell’HDL purtroppo ha ancora una vasta diffusione nel nostro Paese e danneggia sia l’acquirente, che si trova ad utilizzare software illegale, spesso inconsapevolmente, sia il rivenditore onesto, che deve lavorare in uno scenario di concorrenza sleale». Per tutelare consumatori e rivenditori onesti, i Mystery Shopper si recano presso i diversi punti vendita delle città, simulando l’acquisto di un prodotto Microsoft e osservano le proposte commerciali del rivenditore: qualora ricevano offerte di software non originale, il fatto viene segnalato alle autorità competenti, richiedendone l’intervento ai sensi della vigente legge in tema di diritto d’autore. La Business Software Alliance (BSA), associazione dei produttori di software che si occupa di contrastare la pirateria informatica, stima che il tasso d’illegalità riguardante i software installati nei computer italiani sia pari al 45%. Il dato deriva dall’IPR Study, realizzato nel 2002 da International Planning Research a livello mondiale. Un secondo studio, realizzato per BSA da IDC nel 2003 e relativo agli impatti di natura socio-economica della pirateria del software, evidenzia come una riduzione di questo fenomeno pari a 10 punti percentuali entro il 2006 comporterebbe, solo in Italia, la creazione di oltre 17.000 nuovi posti di lavoro nel settore high-tech, un incremento del gettito fiscale di 1,8 miliardi di euro e numerosi altri benefici, diretti ed indiretti, per il sistema Paese. «Ecco perché, parlando di pirateria informatica, sosteniamo sempre che essa è un grave problema, oltre che per le aziende, anche per l’utente, il fisco e per l’economia in generale», afferma Didier. «Si tratta di un fenomeno vasto e variegato, che oltre all’HDL comprende diverse altre tipologie di illecito quali, ad esempio, la contraffazione e il commercio illegale via Internet; le sue estreme ramificazioni, talvolta assai ben organizzate tecnicamente, sono in certe circostanze contigue a forme di crimine organizzato». «Microsoft è da sempre impegnata a contrastare questo fenomeno attraverso la sensibilizzazione dei consumatori e dei rivenditori», conclude Didier. «Attraverso campagne a mezzo stampa e con servizi appositamente creati, come il PID (Product IDentification, per riconoscere prodotti contraffatti) e il SAM (Software Asset Management), volto a fornire alle imprese una metodologia per valutare la correttezza e la legalità del software installato sui PC aziendali».

Autore: ITespresso
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